Silvio Berlusconi, da La Stampa odierna: «Domani mi toglieranno le stampelle: peccato, perché mi sarebbe piaciuto gettarne una contro alcuni della sinistra, come Enrico Toti». Credo che molti avrebbero apprezzato un perfetto parallelo.
e i reduci RSI?
MG55 scrive nei commenti al post precedente: se era apprezzabile dare un onorificenza a chi ha combattuto per l’Austria contro l’Italia, cosa ci sarebbe di diverso nel dare la pensione di guerra anche ai reduci della RSI? Penso che in entrambi i casi non fossero volontari, o comunque non tutti.
La mia risposta è duplice. Innanzitutto la Grande Guerra non è stata una guerra civile, come invece è stato il periodo 1943-1945: questo cambia completamente la prospettiva delle cose, da parte mia. La seconda cosa, che poi magari è semplicemente una conseguenza della prima, è che proprio perché si continua a parlare – soprattutto da destra, ovvio – dei repubblichini in maniera non dico elogiativa ma quasi la ferita in questione è ancora più difficile da rimarginare. Magari in Austria (in Alto Adige sicuramente sì…) c’era ancora qualcuno che cinquant’anni fa si lamentava per l’ingiustizia subita, ma l’opinione pubblica italiana nel complesso credo avesse assorbito la pacificazione.
cavalieri di Vittorio Veneto
Ieri a Radiopop hanno commentato la morte del più anziano reduce francese della prima guerra mondiale. Aveva 111 anni. Ora ne rimangono in vita solo quattro, e il più giovane (si fa per dire) ha 105 anni.
Sentendo la notizia mi sono venuti in mente i Cavalieri di Vittorio Veneto: i “ragazzi del ’99” – ma ce n’erano anche della classe 1900 – che sono stati oggetto di tanta retorica negli anni ’60, con il loro conferimento (oltre che dell’appartenenza a questo ordine ad hoc) di un vitalizio di 60000 lire annue che poi il governo si scordò per decenni di aggiornare. Chissà se e quanti sono ancora in vita: gli ultimi dati che ho trovato sono qua, ma si sa che in questi casi anche le settimane contano.
PS: ho scoperto che anche i cittadini che hanno combattuto nell’esercito austro-ungarico e poi sono stati annessi all’Italia potevano avere diritto all’onorificenza. In una cosa brutta come una guerra, almeno qualcosa di apprezzabile.
Powerillusi
Ho un solo appunto da fare ai Powerillusi, ormai ex band torinese. Nei loro dischi avrebbero dovuto evitare tutti gli intermezzi tra un brano e l’altro. Detto questo, consiglio di passare dal loro sito a sentire qualcuno dei loro brani. Tra ieri e oggi mi sono riascoltato i due cd in mio possesso, e sono riuscito a rimettermi di buon umore… Il gruppo di “Lato B”, preclaro esempio di come si può far finta di cantare a cappella un brano beatlesiano, ha infatti scritto brani tendenti a volte sul demenziale ma comunque sempre interessanti.
un’idea meravigliosa
Stamattina, mentre cercavo di sbrogliare la matassa dei fili dell’auricolare del mio Zen (tempo impiegato: due fermate sulla gialla e una sulla verde, ma qua avevo il vantaggio di essermi seduto) mi sono chiesto come mai non sia mai riuscito a trovare degli auricolari “che si arrotolano”, come oramai è di moda per i cavi. Persino il mouse che mi sono comprato l’altro giorno ha il cavo arrotolabile… D’accordo che avere due fili e non uno complica la meccanica, ma lo fa così tanto?
Aggiornamento: (11 novembre) Per sinchronicity, le ho viste stamattina all’Esselunga di viale Zara. Però 11 euro e 90 mi paiono troppi, visto che tanto le uso come strumento low-fi.
17 ore al giorno
la certezza del nome
Un trafiletto di Metro di oggi racconta di un barelliere espulso perché era entrato in campo con la sigaretta accesa, rifiutandosi di spegnerla. Il tutto in Brasile. Nulla di così particolare, se non il fatto che il barelliere è diventato nel titolo “barrelliere” e nel testo “barellierie. Urge correttore di bozze, anche automatico.
_The Penguin Dictionary of Curious and Interesting Numbers_ (libro)
Un paradosso matematico afferma che non esiste il “più piccolo numero NON interessante”. Infatti se n fosse tale numero, avrebbe immediatamente la proprietà di essere “il minore tra i numeri non interessanti”, e pertanto diventare ipso facto interessante. In questo libro (David Wells, The Penguin Dictionary of Curious and Interesting Numbers, Penguin 19972, pag. 231, Lst 8.99, ISBN 0-14-026149-4) David Wells sceglie un approccio molto terra terra: il primo numero di cui non sa cosa dire, per la cronaca il 51, diventa contemporaneamente interessante e non interessante. A parte questo sfoggio di paradossalità, il libro raccoglie tante notizie più o meno interessanti: sapere che 50625 è la più piccola quarta potenza esprimibile come somma di cinque quarte potenze distinte non mi scalda molto il cuore, e non oso pensare cosa può dire a uno che non sia appassionato di numeri. Però il libro è utile come manuale di riferimento, grazie al suo comodo indice ragionato al fondo del testo che permette di trovare facilmente la spiegazione di che cosa è ad esempio un numero di Kaprekar. Insomma, prendetelo più come un’enciclopedia che come una lettura.