Ieri a Radiopop hanno commentato la morte del più anziano reduce francese della prima guerra mondiale. Aveva 111 anni. Ora ne rimangono in vita solo quattro, e il più giovane (si fa per dire) ha 105 anni.
Sentendo la notizia mi sono venuti in mente i Cavalieri di Vittorio Veneto: i “ragazzi del ’99” – ma ce n’erano anche della classe 1900 – che sono stati oggetto di tanta retorica negli anni ’60, con il loro conferimento (oltre che dell’appartenenza a questo ordine ad hoc) di un vitalizio di 60000 lire annue che poi il governo si scordò per decenni di aggiornare. Chissà se e quanti sono ancora in vita: gli ultimi dati che ho trovato sono qua, ma si sa che in questi casi anche le settimane contano.
PS: ho scoperto che anche i cittadini che hanno combattuto nell’esercito austro-ungarico e poi sono stati annessi all’Italia potevano avere diritto all’onorificenza. In una cosa brutta come una guerra, almeno qualcosa di apprezzabile.
Ultimo aggiornamento: 2006-11-11 11:50
Sono probabilmente fuori tema ma la domanda mi solletica troppo: se era apprezzabile dare un onorificenza a chi ha combattuto per l’Austria contro l’Italia, cosa ci sarebbe di diverso nel dare la pensione di guerra anche ai reduci della RSI? Penso che in entrambi i casi non fossero volontari, o comunque non tutti.
domanda intelligente, che merita un mio pippone a parte.