Non chiedetemi esattamente cosa significhi. Posso solo dire che è arabo traslitterato, ed è il nome della banca marocchina che sta aprendo uno sportello in piazza Appio Claudio, dietro casa mia. Il posto non è così strano, visto che a due anni e mezzo fa (febbraio 2005) ci fu la cosiddetta operazione “hawala” che aveva chiuso lo sportello della Wafabank che stava per aprire in quel palazzo, perché la banca operava senza le autorizzazioni necessarie. Chissà come sono cambiate le cose.
Ah, già che ci siamo un paio di spiegazioni. La Attijariwafa è la banca nata dalla fusione della Wafabank e della Banque Commerciale du Maroc; la hawala è un sistema di scambio di denaro via intermediari basato sull’onore, nel senso che non vengono fisicamente spostati soldi tra la filiale ricevente e quella destinataria ma viene dato semplicemente un credito al destinatario.
Carriera
Oggi pomeriggio alle 16 in Duomo il prete che ha sposato Anna e me, don Franco Giulio Brambilla, viene ordinato vescovo ausiliare di Milano.
Aggiungo giusto un aneddoto. I vescovi hanno sempre una sede associata, che può essere reale oppure per così dire “onoraria”, come nel caso di un vescovo ausiliare. In questi casi viene indicata una città generalmente del Nord Africa o del vicino Oriente dove ai tempi c’era una comunità cristiana. Don Brambilla diventa vescovo titolare di Tullia: quando gli ho chiesto dove fosse, mi ha risposto “È in Numidia, nei pressi di Cartagine e Ippona; bisognerà fare un campo di lavoro per dissotterrarla…”…
san Maurizio
È il santo di oggi, come mi ha fatto notare Sonny (no, le notiziole sono aggiornate solo quando ne ho voglia, che può essere sei volte in un giorno o nulla per tre giorni di fila). Ma il primo a farmelo sapere è stato il mio ex-collega (nome in codice, “il bagnino”) che mi ha mandato un SMS mentre ero a Bra a (non) vedere Cheese. Nemmeno io me ne ero ricordato.
Intelligenza artificiale (libro)
(se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va’ su Galileo!)
Il sottotitolo di questo libro (Barbara Giolito, Intelligenza artificiale, Carocci – Quality Paperbacks maggio 2007, pag. 137, € 13, ISBN 978-88-430-4194-7) è “Una guida filosofica”, e l’autrice si dilunga a spiegare come il libro sia stato scritto principalmente per chi avesse una formazione filosofica e volesse sapere qualcosa sull’Intelligenza Artificiale (mi raccomando le maiuscole!) dal suo punto di vista. È vero che io di formazione filosofica non ne ho per nulla, ma così ad occhio non mi pare che il risultato sia stato raggiunto. Quello che si trova nel libro è una panoramica dei risultati “storici” dei progetti di IA, espressi in maniera schematica, e con l’aggiunta di alcune sezioni su quanto fatto ultimamente, soprattutto da parte di autori italiani. Il taglio delle descrizioni è qualitativo, senza entrare nei dettagli; scelta peraltro corretta, visto lo scopo del libro. Però mi sembra che molti temi di ricerca vengano saltati: è vero che qua gioco in casa, ma ad esempio la creatività nell’IA è appena accennata, e non si fa nemmeno il nome di Hofstadter e del suo gruppo di lavoro FARG, né per la parte di robotica si parla degli autoveicoli che fanno le gare nel deserto americano, o se vogliamo rimanere da noi ai progetti studiati in IRST. Anche le considerazioni filosofiche mi paiono molto terra-terra: bene descrivere gli esperimenti mentali di Searle, ma senza una seria discussione sui significati la cosa rimane lettera morta per la maggior parte dei lettori. In definitiva, un’occasione sprecata: si sarebbe potuto fare di più.
Anche questa sarebbe politica
Il 23 luglio è stata firamta l’ipotesi d’accordo per il secondo biennio del contratto delle telecomunicazioni. L’ipotesi è ancora un’ipotesi, perché come ormai è d’uso bisogna che i lavoratori diano l’accordo in assemblea.
Bene. L’assemblea per la mia sede di lavoro sarà lunedì mattina alle 9. Nulla di male. Peccato che io sia venuto a saperlo solamente oggi alle 12:15, e giusto perché ho pensato di provare a telefonare al sindacato a chiedere notizie: tecnologia pull invece che tecnologia push, direbbero quelli che di queste cose ne sanno. Quello che invece dice un ignorante come me è “ma perché poi ci si stupisce della gente incazzata che se ne va a seguire il primo che urla contro le varie caste?”
numeri a caso
Mercoledì è apparso un nuovo articolo sulle scelte dei lavoratori dipendenti riguardo alla destinazione del TFR. Nulla di particolarmente strano: bisogna fare dimenticare alla gente che in questi mesi i soldi messi nei fondi hanno perso valore (rendimento negativo: se non ci credete, ecco il grafico del mio fondo) e piuttosto convincerli a seguire la folla. Quello che però non mi tornano sono i numeri dati, ben diversi rispetto a un mese e mezzo fa. Posso capire che abbiano trovato tra le pieghe delle adesioni qualcuno in più, anche se passare da dire che al 30 giugno 2007 i lavoratori iscritti a forme pensionistiche complementari erano 2.017.611 a dire che sono 2.700.000 non può essere liquidato con una attenta verifica contabile. Ma dire che quelli iscritti al 31/12/2006 non sono 1.645.546 ma 1.800.000 mi pare un po’ toppo incredibile per dare retta a uno qualunque dei numeri che l’ineffabile Rosaria Amato ci ha anche questa volta propinato…
Aggiornamento: Secondo lavoce.info, forse per una volta la colpa è del presidente della Covip, Scimia. Sempre numeri farlocchi sono.
spigolature tecnologiche
In una delle rare volte in cui ho letto la newsletter di ZDnet, ho scoperto un paio di cose interessanti.
Sembra che nel Regno Unito i due principali operatori di telefonia mobile abbiano chiesto alla locale Authority di potere riciclare le frequenze a 900 MHz per l’UMTS. A dire il vero, i miei colleghi che stanno più attenti a queste cose dicono che lo stesso sta capitando da noi… d’altra parte le antenne a 900 MHz sono belle potenti, e quindi ti friggono di più… ehm, volevo dire che permettono un’ottima ricezione anche all’interno. Solo che naturalmente gli operatori che non hanno frequenze a 900 MHz non sono d’accordo, e chiedono che vengano riassegnate anche a loro. Nulla di strano.
L’altra notizia, che però mi pare non sia così nuova, è che sembra che finalmente i grandi produttori di telefonini si siano accordati per un carichino standard. Come ci si poteva aspettare, è completamente diverso da quelli attuali, essendo un micro-USB; micro-, e non mini- come quello del mio Creative Zen, ma posso comunque accettare l’idea. Sarebbe comunque un’interessante semplificazione, no?
frattinizziamoci!
La scorsa settimana, Franco Frattini, commissario europeo per la Giustizia, la Libertà e la Sicurezza (insomma, la nostra seconda scelta dopo che hanno trombato Buttiglione…) ha fatto una proposta (l’intervista è in inglese, mi spiace) per costringere gli internet provider a bloccare le pagine web con parole pericolose, tipo “bomba”, “uccidere”, “genocidio” e “terrorismo”. Non ne ho parlato perché, pur vedendo degli interessanti corollari – se allargassimo alla televisione la censura, finalmente potremmo liberarci di Porta a Porta – ritengo che è meglio non dare pubblicità alla cosa. (Ben diverso sarà se e quando la proposta arriverà all’europarlamento, claro)
Però non posso esimermi dal segnalare questo script: se cliccate sul link, vedrete che le parole “cattive” sono automaticamente pecettate. Il tutto per mezzo di un simpatico codice Javascript che potete installare sul vostro sito e personalizzare a piacere. Ah, la teNNologia.
(via Mantellini)