Archivi categoria: pipponi

Peppiniello Conte

Mentre nella storia del concorso a cattedra il nostro PresCosMin ha fatto una figura da cioccolataio – fossi stato io, avrei detto “la domanda l’ho fatta quando ero un semplice professore, è ovvio che ora non posso fare quel concorso” e morta lì – io sono meno tranchant sul suo discorso per l’otto settembre. Peppino si trovava nel sud, dove in effetti una parvenza di governo nazionale si è avuto già dopo l’armistizio; ed è uomo del sud. Tenendo conto dei salti mortali che deve fare ogni volta per non scontentare nessuno da un lato e per far sapere che esiste dall’altro, non è che avrebbe potuto fare tanto di più; forse, visto che si trovava a Bari, un accenno al governo che dopo la guerra si trasferì armi e bagagli in Puglia avrebbe fatto tacere chi l’ha accusato di scambiare l’otto settembre con il venticinque aprile: ma confesso che non conosco il campanilismo locale e un’eventuale rivalità con Brindisi. Insomma, non esageriamo.

Ultimo aggiornamento: 2019-05-01 19:23

Spocchia

Oliviero Toscani fa sapere urbi et orbi che quando Di Maio venne da lui per farsi fotografare nel suo ufficio “c’era un quadro di Depero” e Di Maio “non sapeva neanche chi fosse”.

Sono certo che i miei ventun lettori sanno chi fosse Depero. Io posso fare coming out e dire che probabilmente non distinguerei un suo quadro da uno di Diulgheroff, ma saprei collocarlo storicamente. Ma il punto è un altro. Per quanto Giggino mi stia sulle palle, non mi metterei mai ad attaccarlo sulla conoscenza della storia dell’arte italiana della prima metà del Novecento. Son cose importanti ma non fondamentali per chi si occupa di immagine. Ma soprattutto mi piacerebbe vedere cosa direbbe Toscani di fronte a nomi di opere matematiche chessò di Volterra o Veronese…

Ultimo aggiornamento: 2018-08-29 15:39

Torna la direttiva sul copyright

Come forse ricordate, il voto di luglio all’Europarlamento non aveva cancellato la direttiva sul copyright, ma semplicemente spostato l’esame dalla commissione JURI alla plenaria. Il 5 settembre scadrà il tempo per proporre emendamenti e il 12 si voterà. All’avvicinarsi della data, i vari gruppi di lobbisti affilano le armi per quanto riguarda gli articoli più importanti. Gli editori, per esempio, puntano moltissimo sulla Google Tax, o se preferite sul diritto di ricevere un compenso da parte di chi raccoglie i link ai vari articoli di giornali su un certo argomento: in pratica, l’articolo 11 della direttiva. Domenica scorsa Le Monde ha pubblicato un articolo di Sammy Katz, corrispondente da Baghdad di France Press, che fa notare alcuni punti indubitabili: il buon giornalismo costa, Google e Facebook non hanno giornalisti, e i due OTT (Over The Top, le aziende che si basano su raccolta e condivisione di risorse create da altri) fanno miliardi di utili “a sbafo”.

Tutto vero. Ma, come Guido Scorza fa notare, da queste premesse non segue necessariamente un testo dell’articolo 11 come quello presentato a luglio. Premesso doverosamente che non stiamo parlando di articoli copiati verbatim o quasi – questa è pirateria bella e buona, ma non sono certo gli OTT che la fanno – e premesso che ci mancherebbe solo che le URL fossero toccate, a meno che non si voglia chiudere Internet (anche se in effetti è raro trovare articoli dei nostri quotidiani online con link esterni, forse si vogliono preparare alla possibilità) resta tutta la via di mezzo.

Un articolo ha un’URL, un titolo, un eventuale catenaccio, un testo. Dove si può porre il limite per definire il materiale preso dall’autore originale un “furto di attenzione”? Il mio pensiero naïf è “quando non mi viene voglia di aprire il link e andare a leggere la notizia completa”. Peccato che non funzioni: i titoli acchiappaclic passerebbero il discrimine (occhei, io non li apro mai nemmeno dalle pagine web dei giornali, ma so di essere un’eccezione) mentre spesso un titolo e tre righe di testo sono sufficienti per farsi un’idea. Ma in questo caso possiamo davvero dire che l’articolo in questione è costato tempo e fatica? Non lo so. Diciamo che sarebbe bello parlarne senza preconcetti e trovare una soluzione sensata. (E ricordo sempre che nella formulazione attuale dell’articolo 11 Wikipedia potrebbe citare l’URL della sua fonte, ma non il titolo dell’articolo. È quello che si vuole?)

Ultimo aggiornamento: 2018-08-28 20:07

Genitore 1, genitore 2, genitore X

È ironico che Salvini, non esattamente in regola con i sacramenti, abbia annunciato ai cattolici ultrareazionari della Nuova Bussola Quotidiana la sua Grande Controrivoluzione: nei moduli per la richiesta della carta d’identità per i minori non ci dovranno più essere le scritte “Genitore 1 / Genitore 2” ma si tornerà a “Padre / Madre”.

D’altra parte, se quanto riportato da Repubblica è vero – e come del resto ho trovato anch’io – nel modulo c’è scritto “Firme dei genitori o del tutore”.

Ora, c’è bisogno che qualcuno lo dica: inventarsi “genitore 1 / genitore 2” è stata un’idiozia di prima categoria, una di quelle cose in cui il PD ha sempre eccelso. Non c’era nessuna ragione per non scrivere direttamente “i genitori”, evitando un burocraticismo ridicolo e ottenendo lo stesso risultato voluto, anzi qualcosa in più perché si elimina la gerarchia implicita di quell’1-2. Il risultato pratico di quell’alzata d’ingegno è stato uno spot a favore del Ministro di Tutto-o-quasi, che essendo poi un furbo di tre cotte riesce anche a far credere quello che non c’è. Complimenti davvero.

Ultimo aggiornamento: 2018-08-10 17:35

Flat tax

Lasciamo perdere le promesse elettorali salviniane, e guardiamo con attenzione le promesse di flat tax (che poi tanto flat non può essere, perché la Costituzione parla di progressività delle imposte: ma quello significa relativamente poco, perché si può dire che fino a una soglia S l’imposta è zero e da lì in poi è X e il precetto costituzionale è formalmente assolto).

Quello che mi pare non sia chiaro a molti è che il passaggio alla flat tax implica una rivisitazione completa della struttura delle imposte: per abbassare l’aliquota finale e non perdere soldi si toglieranno le detrazioni attuali. Io, che guadagno piuttosto bene, ho preso il mio 730 e fatto un po’ di conti. L’anno scorso ho pagato il 30,5% del mio reddito in imposte statali (più il 2,6% in imposte locali che non verrebbero immagino toccate dalla legge), e non avevo nemmeno troppe detrazioni. Una flat tax al 25% insomma mi darebbe sì un po’ di soldini in più, ma nemmeno troppi. Detto in altro modo, si farà come Superciuk che ruba ai poveri per dare ai ricchi: fate pure i conti sulla vostra dichiarazione dei redditi e non state a guardare l’aliquota marginale, che serve solo a farvi capire quanto valga la pena di lavorare (e guadagnare, e pagare in tasse) di più.

Consigli dai farmacisti

pillole

Pillole (foto di LadyofProcrastination, da Wikimedia Commons, CC-BY-SA)

Stamattina, dopo essere andato dal medico, sono passato in farmacia a comprare delle medicine per Anna. La mia farmacia abituale è chiusa per ferie, quindi sono andato in un’altra vicino a casa mia. Sapendo che per una delle medicine prescritte ad Anna lei aveva già usato il generico, gliel’ho chiesto. Risposte, nell’ordine: (a) ma sono solo novanta centesimi di differenza; (b) comunque il generico in questo momento non ce l’abbiamo; (c) e poi i generici sono pericolosi, non ha letto sui giornali che ne hanno ritirati tantissimi prodotti in Cina.

Come potete immaginare, ho risposto “certo, certo”, ho pagato, sono uscito e penso di non rientrare più in quella farmacia. Per la cronaca, la notizia è probabilmente questa, dove si vede che tra i vari lotti ritirati ce ne sono anche della Sandoz, tanto per dire, il che mi fa pensare che il problema non sia tanto “farmaco generico / farmaco di marca” quanto “dove ci facciamo produrre il principio attivo”. Il punto ovviamente è un altro. Se io chiedo un farmaco generico (e tra l’altro specifico che è quello che mia moglie ha già preso, quindi non ci sono nemmeno problemi di intolleranza agli eccipienti o cose del genere) perché tu farmacista fai resistenza? Quanto ti paga il produttore del farmaco originale perché tu glielo venda? E la prossima volta magari mi “consiglierai caldamente” un bel prodotto omeopatico?

Ultimo aggiornamento: 2018-08-06 18:22

Ah, la burocrazia

Due simpatiche chicche.
– L’ospedale mi aveva fatto un certificato medico fino a venerdì prossimo, perché dal punto di vista tecnico poi lunedì sono a posto. Dal punto di vista pratico, però, lunedì continuerò a non vederci da un occhio, e stare otto ora al computer non è il massimo. A questo punto ho contattato il mio medico di base – anzi il sostituto, perché è periodo di ferie – per chiedere qualche giorno in più di malattia, in modo da rientrare giovedì 9, fare le ultime cose in ufficio e poi andare tranquillamente in ferie (più giornate di solidarietà) fino a inizio settembre. Bene. Ho scoperto che essendo stato fatto il certificato medico in ospedale, il medico di base non può prolungare la malattia prima che sia finito il periodo. Però visto che tra venerdì e lunedì ci sono due giorni in mezzo, non posso avere continuazione della malattia; quindi sabato mattina sarei dovuto andare alla guardia medica, chiedere un certificato per sabato e domenica, e arrivare poi lunedì per il terzo certificato. (Alla fine sono riuscito a far prolungare quello ospedaliero fino a domenica, per la cronaca)

– Ieri sera mi sono dimenticato di attivare il tagliando cartaceo di Area C. Quando l’ho fatto mezzanotte era passata da qualche minuto, e il messaggio di risposta diceva che l’attivazione era valida per il giorno 2 e non 1. Ho passato una mattina e metà pomeriggio a cercare di contattare il call center. Alla fine ho detto “paghiamo dal sito, che almeno quello vale sicuramente anche per il giorno prima”: naturalmente dal sito non c’è nessun modo per capire qual è la data di attivazione. Però dieci minuti dopo aver pagato ha magicamente risposto un operatore che mi ha detto che il ticket pagato oggi non si era ancora visto, ma quello di dopo mezzanotte era valido per ieri. Ma è possibile che non ci sia un modo civile per capire direttamente cosa si è fatto?

Ultimo aggiornamento: 2018-08-02 16:32

Come pagare due volte il bollo ACI

Tre anni fa abbiamo acquistato la nostra automobile di seconda mano: era un’auto aziendale immatricolata in Spagna per cui ci hanno fatto un prezzaccio. Sono andato a una sede ACI distaccata, ed essendo giugno ho pagato il mio bel bollo con scadenza maggio. Tutto bene per due anni: a fine maggio-inizio giugno Regione Lombardia scriveva ad Anna per ricordarle di pagare, io andavo al bancomat e pagavo.

Quest’anno non è arrivata la lettera. Io non mi ero ricordato di far partire la richiesta di pagamento via addebito su conto, e quindi non mi sono preoccupato più di tanto della cosa. Solo che quando sono andato a fine mese al bancomat per pagare, mi è arrivata una pernacchia e mi è stato detto di andare direttamente a pagare. Oramai giugno era terminato; quindi con un po’ di calma venerdì scorso sono andato alla sede distaccata ACI per pagare. Mi si dice che a inizio anno la regione ha riordinato tutte le scadenze del bollo, e quindi la scadenza per la nostra auto non è più maggio (immatricolazione in Italia) ma marzo (prima immatricolazione in Spagna). Vabbè, pago il bollo auto: ci sono sei euro di mora, il che mi pare corretto visto che la “mia” scadenza l’ho saltata. Il problema pratico è però che io ho pagato fino a marzo, e quindi due mesi sono pagati doppi. Forse (forse) se vado alla sede centrale ACI di via Durando potrò fare qualcosa, ma quella è una bolgia dantesca: non so se valga la pena di perderci almeno una mattinata per una sessantina di euro. Il tutto non è una bella cosa, non trovate?