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TIM, i lavoratori e i media

Stamattina qui a Milano c’è stato un presidio con corteo (presumo non autorizzato…) dei lavoratori TIM. Ne danno notizia, anche se in maniera un po’ strana, sia Repubblica che Corriere, quest’ultimo mettendo nel titolo una maliziosa parentesi “(senza i sindacati)”.
Io in effetti non ne sapevo nulla e ho avuto la notizia solo oggi pomeriggio via Whatsapp da una collega che – ma non diteglielo a quelli del Corsera – è una sindacalista UIL; poi ho incontrato per caso un altro giovane collega (cosa rarissima ormai in TIM che ci sia un collega giovane) che mi ha detto che era stato al presidio perché era stato avvisato al volo, ma che la sua impressione era stata che il passaparola non aveva funzionato poi così bene. Diciamo insomma che la manifestazione non è stata organizzata dai sindacati, il che mostra forse per la prima volta nei miei trent’anni di lavoro nel gruppo Telecom che la gente è incazzata davvero.

E perché è incazzata? Beh, basterebbe già il contratto scaduto da mo’ con le aziende del settore telecomunicazioni che non hanno nessuna voglia di rinnovarlo… e dire che ci sono riusciti persino i metalmeccanici. Ma noi abbiamo anche la disdetta del contratto di secondo livello, con il diktat – o se preferite il trollaggio – dell’azienda, come spiego sotto.

Naturalmente – pensate a tutta la pubblicità acquistata da TIM sui media – entrambi i quotidiani riportano sussieguosamente la nota aziendale di risposta. Non preoccupatevi: nessun dirigente ha dovuto scriverla di sabato mattina. Quello è il solito testo che è già propinato da due mesi. Nel merito, ditemi voi se «gestire le eccedenze produttive attraverso processi di formazione e riqualificazione professionale che porteranno a un più efficace impiego delle competenze dei singoli» significa prendere gente che lavorava in staff, fargli un corso di una settimana massimo due, e mandarli a vendere… ma non come venditori standard: sarebbe stato troppo facile e probabilmente un demansionamento persino peggiore di quello previsto nel nuovo ipotetico contratto. Con il reboante nome di “Tim Personal Consultant”, il loro compito sarà quello di fare gli stalker nei negozi aziendali, circuire i clienti in coda e convincerli a sottoscrivere le offerte aziendali. Che «nella nota la trattativa sindacale è improntata ad ampia disponibilità a discutere» significa in pratica che che è arrivata con il “suo” nuovo contratto nel quale l’unica cosa lasciata in bianco era la data iniziale di validità; che la trattativa sia «ispirata a una filosofia di recupero di produttività interna» in effetti può essere visto dal togliere due giorni di ferie (e quindi avere due giorni di lavoro in più a parità di stipendio), ma non riesco proprio a vederla nell’obbligare per esempio a terminare le ferie a settembre, lasciando – bontà loro – la possibilità di prendere fino a quattro giorni di permesso non retribuito; né ancora per esempio allo spostare di un quarto d’ora l’orario minimo iniziale di lavoro e bloccare a 60 minuti la pausa pranzo (che adesso è tra i 30 e i 90, con ovvio recupero serale) per spostare di un quarto d’ora l’uscita pomeridiana, il tutto senza nemmeno modificare le fasce di compresenza. Ah sì: produttività interna vorrà dire che l’orario non è più giornaliero ma settimanale, con la presenza giornaliera tra le 5 e le 10 ore, il tutto deciso dal capo giorno per giorno. Infine, la «redistribuzione degli auspicabili risultati ottenuti» ci sarà sicuramente… per il board i cui bonus dipendono appunto dai risparmi che faranno. Ovvio, no?

Ultimo aggiornamento: 2016-11-26 23:06

due buone notizie per me

Oggi ho fatto il check-up e sono risultato messo meno peggio (lo so, non si dice, ma fa lo stesso) di quanto temessi. Certo, sono anzyano, ma a quello non posso porre rimedio.

Inoltre non sono stato eletto nel consiglio di Istituto della scuola dei gemelli. Mi sono candidato per spirito di servizio – non mi piace dire “armiamoci e partite” ma non è certo il tipo di lavoro che mi piace fare: lascio volentieri il passo agli altri genitori :-)

Ultimo aggiornamento: 2016-11-21 16:11

illuminatemi

Ho comprato da gearbest.com due chiavette USB da 32 giga (occhei, formattate in FAT32 sono 29 GB, ma non stiamo a sottilizzare). Erano in offerta quasi al 50% di sconto e così le ho pagate dieci euro: per la precisione, 9,98. Mi sono arrivate dopo un mese, assieme a due alimentatori switch da 2A e tre uscite USB, sempre al 50%, che ho pagato 4 euro e 75.

Ora ho due domande. La prima è sugli alimentatori: perché su una delle uscite c’è scritto “Samsung”, su una “iPhone/iPad” e sull’ultima “other”? (la domanda non è “funzioneranno?”. Ho deciso di correre il rischio). La seconda, più seria: dov’è la fregatura nelle due chiavette, e come posso verificarla? Per esempio potrebbero essere molto lente in scrittura, ma la cosa è abbastanza irrilevante per me; peggio sarebbe se fossero lente in lettura, visto che hanno doppia uscita USB/miniUSB. Oppure potrebbero avere relativamente pochi cicli di scrittura/cancellazione, ma di nuovo non sono roba da tutti i giorni…

Ultimo aggiornamento: 2016-11-08 19:15

Trent’anni (e un giorno)

Il 3 novembre 1986 entrai ufficialmente in Cselt in qualità di dipendente Sip distaccato: a quei tempi il centro di ricerca e sviluppo era una scatola vuota, con i dirigenti che tecnicamente erano Stet e operai e impiegati che erano Sip. Sì, c’erano ancora gli operai in Cselt, dato l’approccio “fatto in casa” di tante cose. Sì, c’era un centro di ricerca, a differenza di adesso dove anche la funzione Innovation che comunque ricerca non era è stata falcidiata e falciata. In realtà era da gennaio che mi trovavo lì a fare il lavoro che avrebbe portato alla mia tesi, quindi l’ingresso non è stato poi così drammatico. Di questi trent’anni (e un giorno) ormai più della metà è stata passata a Milano, quindi mi sa che sono bauscia a tutti gli effetti e non più bogianen.

Quello che è drammatico non è che ai tempi pensavo di dover lavorare 40 anni (sì, allora ne bastavano 35 per andare in pensione, ma era chiaro che la cosa non sarebbe stata sostenibile), mentre adesso come minimo mi servono ancora quindici anni. Quello che è drammatico è che non è affatto detto che io riesca ad avere lavoro per altri quindici anni…

Ultimo aggiornamento: 2016-11-04 09:10

Politica in sedicesimo

Vista la situazione del plesso scolastico dove vanno a scuola i gemelli, mi sono inguaiato con le mie stesse mani e mi sono candidato per il consiglio di istituto. L’idea di base era di avere un’unica lista con candidati delle quattro scuole del plesso (due elementari e due medie); ci siamo incontrati martedì mattina per le ultime decisioni e dalla metà di mille che eravamo ci siamo alla fine trovati in dieci (si eleggono otto persone e le liste sono fino a 16 candidati). Mancava la rappresentante di una delle due medie: contattata con Whatsapp, risponde che per motivi personali non intende candidarsi. Amen. Stamattina veniamo poi a scoprire che sembra che si sia fatta una lista per conto proprio: il mio secondo pensiero è stato “poteva tranquillamente dircelo, no?”.

Il primo pensiero è stato però scrivere agli altri “Com’è che mi avete preso in giro quando alla riunione ho chiesto se eravate davvero certi non ci sarebbero state altre liste?”. Gli è che più di trent’anni fa mi era capitata una cosa del genere. Consiglio di facoltà di Matematica: ci sarebbero tre posti per la componente studentesca. Una mia compagna mi dice “sembra che nessuno voglia presentare liste. Sto preparandone una di centro, avresti voglia di candidarti?” In realtà sarei rimasto eventualmente in carica un solo anno (ero già al quarto anno), ma il mio pensiero è stato “beh, meglio avere una persona in più per un anno che nulla”, al che mi sono candidato. Poi improvvisamente sono spuntate la Lista unitaria di sinistra e quella dei Cattolici Popolari (a.k.a. CL)… (Questi ultimi per la cronaca hanno portato le firme autenticate da un notaio e non facendo presentare i proponenti in segreteria, e hanno preso meno voti del numero dei proponenti, ma questa è un’altra storia).

Quella storia non ci aveva particolarmente turbato: tanto per dire, dopo l’assemblea di presentazione delle liste noi e i candidati della lista di sinistra ce ne siamo andati a farci una birra tutti insieme (i Cattolici Popolari no, se ne sono andati subito via dall’aula :-) ). Però ho imparato che per quanto inutile possa essere una carica politica c’è gente che farebbe di tutto pur di infilarcisi. Sono cose importanti da conoscere.

Ultimo aggiornamento: 2016-11-03 11:20

Sto perdendo colpi

Prima che nascessero i gemelli, con Anna ci divertivamo a cercare di indovinare i personaggi raffigurati nelle chiese antiche controllando i simboli disegnati accanto ad essi. Per fare qualche esempio facile, se il santo ha delle chiavi è Pietro, se una spada è Paolo (a meno che non sia sopra un drago, nel qual caso è Giorgio), e così via.
Domenica, non avendo con noi i settenni, siamo andati a vedere san Maurizio al Monastero Maggiore, dove ho scoperto che oltre a Bernardino c’è stata una pletora di Luini pittori, un po’ come i Bernoulli matematici. Già ho fatto una confusione tra Visitazione e Annunciazione, di cui mi vergogno immensamente. Ma a un certo punto ci siamo trovati una lunetta con san Maurizio e san Sigismondo, e io ho detto “beh, Maurizio è quello che ha in mano la chiesa, mi pare ovvio” al che un volontario del Touring mi ha corretto, dicendo che Maurizio era quello di destra. Riguardandolo la cosa era assolutamente ovvia, perché era vestito da militare quale lui era (occhei, non era negher, ma si sa che il politically correct era già di moda nel 1500). Per la cronaca, ho poi scoperto su Wikipedia che Sigismondo avrebbe fatto costruire il monastero dedicato a San Maurizio dove secondo la tradizione la legione Tebea era stata massacrata; ergo aveva più senso fosse lui ad avere la chiesa in mano e non il santo eponimo.
Già che c’eravamo, abbiamo chiesto come distinguere sant’Ambrogio da san Gregorio Magno nella lunetta precedente, e anche qui la risposta col senno di poi era ovvia: Gregorio in qualità di papa era vestito di bianco. Insomma, bocciato in iconografia cattolica :-(

Addio Vodafone

Martedì mi sono improvvisamente ricordato che non avevo ricaricato la mia sim Vodafone. Dovevano essere passati almeno 12 mesi, perché il numero è indicato come non attivo. Peccato, perché la sim aveva sicuramente più di trenta euro. Certo, potrei spendere 8 euro (o sono 10?) per farmi riattivare la scheda, e probabilmente altri cinque di ricarica. Ma mi sono fermato a pensare – avere letto qualche libro di Matteo Motterlini mi ha aiutato – e ho fatto due conti. Quel numero non lo uso da anni. L’ultima volta che mi è capitato di farci qualcosa è stato in effetti poco più di un anno fa, quando mi sono ritrovato tra i piedi Vodafone Exclusive senza ovviamente che l’avessi chiesto. Quindi, con la scusa di non perdere i trenta e fischia euro, continuavo a mettercene cinque l’anno. Non sono tanti soldi, vero, però il principio è totalmente irrazionale. Ergo, chi per puro caso avesse ancora quel numero (un 348-xxx-xxxx) può tranquillamente buttarlo via.

P.S. Presumo che lo stesso succeda con Tim, Wind e Tre. Non sto insomma facendone un problema di singolo operatore telefonico. Diciamo che è proprio il sistema ad essere bacato.

Un mio articolo sulla Stampa

Probabilmente lo sapete già da un pezzo, ma mercoledì La Stampa – più precisamente l’inserto Tuttoscienze – aveva un articolo scritto da me sulle stranezze della matematica. Ne parlo sul blog dedicato.

Ultimo aggiornamento: 2016-10-21 17:51