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Fortuna che ci sono i vigili

villa ToeplitzLunedì sera Anna e io abbiamo provato ad andare a Varese, all’evento organizzato dalla locale Società Astronomica Schiaparelli per vedere le stelle cadenti. L’evento era nel parco di Villa Toeplitz, che ho scoperto essere la sede della Riemann International School of Mathematics (ok, Riemann è morto nel Verbano, ma non sottilizziamo). Il problema è che il cielo era nuvoloso, il microfono dei relatore aveva una portata di dieci metri e noi eravamo ben più lontani, e Anna è ancora a mobilità ridotta: così alle 21.30, prima che diventasse troppo buio, abbiamo deciso che potevamo accontentarci del fresco che avevamo preso e siamo ritornati alla macchina che avevamo parcheggiato un duecento metri più in giù nella via.

Il guaio è che quella via (a doppio senso…) è molto stretta, e non è pensata per un grande traffico, tanto che i parcheggi sono messi un po’ a sinistra e un po’ a destra per costringere le auto ad andare piano. Peccato che la gente continuasse a salire, rigorosamente in macchina, e bloccare tutto: ho dovuto aspettare dieci minuti prima che qualcuno si decidesse a togliersi di mezzo e farmi uscire. Riuscito finalmente a fare manovra e scendere, abbiamo incrociato un’auto dei vigili urbani che stava salendo, e io, ingenuo come sono, ho pensato che fossero saliti a gestire la situazione. A quanto pare non è stato così, e le solerte forze dell’ordine si sono limitate a multare le tante auto mollate in divieto di sosta. (Per la cronaca, la nostra non lo sarebbe comunque stata, con una strada così mi sarei rifiutato di bloccare tutto). Utile, vero?

(ps: ho anche scoperto che villa Toeplitz non ha nulla a che fare col matematico Otto Toeplitz. Peccato.)

(immagine di villa Toeplitz di Niklas Schwartz, da Wikimedia Commons)

Il mistero del portachiavi

chiavi Come ho scritto, la scorsa settimana sono stato a fare il badante a mia mamma. Quando sono arrivato in montagna, ho messo le chiavi di casa qui a Milano e quelle della macchina sul camino. Un paio di giorni dopo prendo le chiavi della macchina e vedo che non ci sono quelle di casa. Le cerco ovunque, telefono anche a Ciriè dove ero andato il giorno prima per vedere se le avevo perse là, anche se mi pare improbabile: nulla.
Ieri è tornata la badante, e prima di partire le ho detto che se vedeva un mazzo di chiavi con un telecomando, erano mie. Lei mi fa “hai controllato nella borsetta di tua mamma?” Nella borsetta non c’erano, ma avevo già cercato; nella pochette lì vicino sì. Fortuna che non si regge quasi in piedi…

L’attenzione della sanità

cartello "ospedale" Mia mamma soffre da anni di una forma di Parkinson, tenuta più o meno a bada dai farmaci. A fine febbraio è caduta in casa, dove viveva da sola, e si è rotta quattro costole: è stata ricoverata due mesi abbondanti tra ospedale e riabilitazione, ora è tornata a casa (con una badante h24) ma i suoi movimenti sono ancora più incerti.
Come dicevo l’altro giorno, questa settimana sono su da lei a fare il sostituto badante e tra le altre cose le devo dare le medicine. Ho guardato l’elenco lasciato dalla casa di cura e mi sono reso conto che c’erano cose che non andavano per nulla: avevano aggiunto un antidepressivo a nostra insaputa, ma soprattutto avevano dimezzato la dose del farmaco per il Parkinson e tolto la cardioaspirina. Poiché lunedì sarebbe passata l’infermiera ho aspettato per parlare con lei, che mi ha detto che in effetti la cosa era strana e avrebbe guardato in ospedale; martedì poi il medico di base passava qua nel paesino montano, è stato preallertato della mia visita, ha guardato il tutto e mi ha detto che avevano tolto la cardioaspirina perché nei primi giorni doveva prendere ancora dell’eparina, e che non aveva idea del motivo per cui avessero dimezzato la dose del farmaco per il Parkinson.

Io purtroppo mi sono dovuto fare un minimo di cultura sul campo per i miei problemi fisici e quindi mi sono potuto accorgere del problema; ma mi chiedo come sia possibile che capitino cose del genere, considerato che una cartella clinica dovrebbero ben averla consultata… (no, non c’ero io alla dimissione, ma mio fratello, io stavo arrivando da Milano ma l’hanno mandata via un’ora prima del previsto) D’altra parte la struttura riabilitativa che l’ha dimessa non è pubblica ma privata convenzionata: evidentemente costa troppo fare un minimo controllo in fase di dimissione.

Ascensore con offset

ascensore
Anche se abito al quinto piano, generalmente salgo (e scendo, ma quello è più facile) le scale a piedi, perché il mio cardiologo dice che io devo fare tanto moto. L’altra settimana, una volta che per caso ero sceso in ascensore, ci ha messo ancora più tempo del solito a fermarsi a pian terreno ed aprire. Vabbè, mi dico, sarà il caldo.
Mercoledì nel tardo pomeriggio sono salito in ascensore con Anna e a questo punto l’ho immediatamente ripreso per andare giù nei box a prendere la pompa per la bicicletta. Scendo, aspetto un bel po’ che si fermi, la porta infine si apre: sono a pian terreno. Penso di aver sbagliato a schiacciare pulsante, ma il display dentro indica -1. Va bene, faccio il giro più lungo, gonfio la ruota e torno su a piedi.
Poi la sera tardi dovevo andare a prendere Cecilia. Scendo a piedi, la recupero, e quando arriviamo lei chiama l’ascensore, che sale, si ferma e apre le porte… ma non a pian terreno. Essendo io un matematico le dico “beh, basta salire al primo piano e prenderlo da lì”. E in effetti era al primo piano. Non so perché, stavolta Cecilia ha deciso di salire comunque a piedi…
(poi giovedì mattina alle 8:15 quando sono uscito per andare in ufficio c’erano degli operai che stavano lavorandoci: non so se ora è a posto o no)

(immagine da PNGWing)

Aggiornamento (19 luglio) no, anche stamattina sono a lavorarci su. Ieri sera non ci ho fatto caso perché la tromba dell’ascensore non era illuminata (e ovviamente sono salito a piedi)

Ultimo aggiornamento: 2024-07-19 10:11

No Holter Today

Oggi alle 10 avevo una prenotazione al Policlinico per fare un Holter dinamico, prenotazione fatta ancora a fine gennaio e ribadita una settimana fa quando il call center outbound ha fatto la chiamata di controllo. Stamattina sono uscito dall’ufficio, mi sono scapicollato, ho scoperto che finalmente se ho già la prenotazione posso saltare l’accettazione e farmi fare direttamente il foglio, e alle 9.50 ero in padiglione.
Sono le 10.30 e sono ancora qui. Banalmente non hanno riportato gli holter del giorno prima…

Ultimo aggiornamento: 2024-07-02 10:30

Amazon sta toppando

cuffieRicordate che avevo scritto della Revised Edition di Mathematical Puzzles? Bene, anzi male: venerdì, aprendo il testo, mi sono accorto che di Revised c’era solo la copertina. A questo punto chiamo il servizio clienti, risponde un giovane signore dall’Egitto, che oltre alle risposte da Frasario Ufficiale Amazon e al parlare di calcio (con me… ho tirato fuori dai recessi della mia mente qualcosa sulla Coppa d’Africa di quest’inverno, ma mi ero dimenticato che l’Egitto aveva perso la finale) mi dice che o chiedevo il rimborso oppure potevo provare a farmi sostituire il libro. Ho tentato con la sostituzione: stavolta la copia era in print-on-demand da Torrazza Piemonte anziché dalla Polonia, ma il risultato è stato lo stesso.
Stavolta ho provato con la chat e non con la telefonata. Dopo aver smadonnato per una decina di minuti per trovare l’opzione, che non è dietro una porta con su scritto “Attenti al leopardo” ma quasi (bisogna cliccare su Servizio Clienti → Ottieni assistenza su un altro problema → Altro & English → Contattaci). La persona che ho contattato continua immagino a non essere italiana, ma almeno ha detto che manderà la segnalazione (e il link a una pagina di esempio del libro, che ricordo essere disponibile online…) al dipartimento che si occupa di queste cose e che mi risponderà giovedì. Speriamo in bene.

PS: giovedì ho anche scritto a Taylor ∧ Francis, l’editore, segnalandogli la cosa: in fin dei conti l’ipotesi più probabile è che siano loro ad aver mandato il file sbagliato. Nessuna risposta :-(

Aggiornamento: (15:45) Routledge (che deve essere il marchio madre) ha risposto al mio messaggio dicendo “I have forwarded your email to the print on demand team who will look into this.” Vediamo se questo attacco su due fronti funziona.

(immagine da SVG Silh)

Ultimo aggiornamento: 2024-07-01 15:50

Addio, TIM


Il 3 giugno TIM ha dato la comunicazione ufficiale di cessione di ramo d’azienda: in altre parole, circa metà dell’ancora per poco grande azienda dove lavoro sarà ceduta a Fibercop (la piccola società nata nel 2021 per gestire formalmente il passaggio dalla rete in rame TIM alla fibra), che contestualmente sarà acquistata da Optics Bidco (altra piccola società creata dal fondo KKR).

In Italia una cessione di ramo d’azienda è normata dalla legge, e i sindacati hanno il diritto di chiedere informazioni su cosa succederà ed eventualmente firmare un verbale d’accordo. Ieri c’è stata questa procedura, e ho scoperto all’ultimo momento che a differenza del solito potevo partecipare (usando Teams) in qualità di RSU (assieme ad altri quasi 400 colleghi, insomma l’1% dell’azienda). Diciamo che la giornata è stata interessante.

La Triplice Più Uno è stata abbastanza unitaria: tutti hanno detto che continuano ad essere contrari allo spezzatino, nessuno ha firmato il verbale, nemmeno nella forma debole “abbiamo parlato e non siamo d’accordo” (ma anche qui non si capisce bene l’utilità di un siffatto verbale: Unindustria ha semplicemente preso atto che sono state espletate le formalità), e sono state chieste un po’ di informazioni su cosa succederà ai tra poco miei ex colleghi. L’azienda aveva pronta una dozzina di slide con le spiegazioni del caso, ma la sensazione è che siano ancora in alto mare con tutte le cose che bisognerà completare in questi ultimi dieci giorni prima del probabile closing, anche perché ogni giorno ci si accorge che ci sono procedure condivise tra “restanti” e “partenti” che non possono essere divise con facilità. Gli autonomi, con in prima linea lo Snater, hanno cominciato a parlare di tutto tranne che di quanto riguarda la separazione, mostrando come non fossero davvero interessati alla procedura in corso.

Diciamo che se uno non ci finisce dentro non può capire la quantità di cose inutili che occorre fare per legge o per abitudine.

Ultimo aggiornamento: 2024-06-20 11:49

Ma che strano

Da oggi ci sono dei lavori nel cortile interno dell’ufficio dove di solito lascio la bici, e quindi sono dovuto uscire su via Giacosa, cosa che odio profondamente. Attraverso la strada e comincio a pedalare: davanti a me c’è un tipo in bicicletta che pedala tranquillo con suo figlio sul seggiolino, dall’altra parte ci sono un po’ di macchine che stanno superando un’altra bicicletta, e quindi mi metto a superare l’altro ciclista. Peccato che mentre lo sto passando un’auto ha deciso che non poteva aspettare, non era evidentemente in grado di calcolare le distanze, e quindi mi ha preso con la sua fiancata.
In realtà non mi è successo nulla, non sono nemmeno cascato dalla bici: evidentemente sto diventando un equilibrista. Solo che il tipo si è fermato ed è riuscito a dire che non dovevamo viaggiare affiancati, oltre che farneticazioni varie sulle piste ciclabili (che lì non ci sono). Alla mia replica “io non ero affiancato ma stavo sorpassando l’altro ciclista: ma se è così convinto non ci sono problemi, prendo il telefono, chiamiamo i vigili e ne parliamo tutti insieme” ha stranamente lasciato perdere. Non capisco perché…

Ultimo aggiornamento: 2024-06-13 18:22