all’autista della 70 (tabella 10, numero del bus 6046) che stamattina alle 8:40 circa è arrivato in piazzale Maciachini diretto a Porta Volta. Quel tipo di bus è un 18 metri nuovo, quindi ha la porta centrale con lo spazio per caricare sedie a rotelle o passeggino. La fermata di piazzale Maciachini è su un tratto di preferenziale: le auto passano a fianco. Il marciapiede è rialzato della misura giusta, il bus non ha nessuna difficoltà ad affiancarsi e far salire la gente.
L’autista della 70 (tabella 10, numero del bus 6046) stamattina alle 8:40 circa si è fermato storto, lasciando dai 30 a 40 centimetri di spazio, mentre un imbecille con un passeggino doppio doveva salire sotto la pioggia: non battente ma comunque scocciante. Fortuna che l’imbecille in questione, nonostante la borsa a tracolla, si è esibito in una passabile imitazione dell’incredibile Hulk e ha sollevato di peso il passeggino da dietro, facendo carambolare un po’ di persone che naturalmente stazionavano davanti alla porta stessa perché così potevano respirare un po’ d’aria buona.
Archivi autore: .mau.
perdere Misericordia
Anna mi ha girato uno spam arrivato dalle Filippine, almeno come dominio ufficiale. Il bello è che – come la stele di Rosetta – c’è il testo inglese in fondo, già sgrammaticato di suo, e la versione italiana sopra, dove Google Translate deve aver fatto miracoli. Il messaggio inizia con
«Sono perdere Misericordia Kassala, interesse in voi,»
che in effetti sarebbe stato difficile riconoscere come
«Am miss Mercy Kassala, Interest in you,»,
ma forse la frase migliore è
«Consistono di amicizia è condivisione di idee e piallatura insieme,»
No, la signorina perdere Misericordia non voleva iniziare una carriera nella falegnameria con Anna: semplicemente l’inglese diceva
«Consist of friendship is sharing of ideas and planing together,»
(notate il mancato raddoppio della n) e il traduttore automatico ha fatto il possibile :-)
i treni di Montezemolo
In questi giorni ci sono state troppe notizie importanti, e così mi pare che il redazional… ehm, l’articolo del Corsera di giovedì scorso su NTV sia stato saltato da tutti. Inutile dire che è un peccato, perché è sempre bello leggere tra le righe.
Iniziamo dal titolo. Scrivere “Il 13 dicembre il debutto di «Italo»” cosa può far pensare? che dal 13 dicembre si possa viaggiare sui nuovissimi e fantasticissimi treni in concorrenza. Beh, non è proprio così. Il 13 dicembre ci sarà “la presentazione del nuovo treno «Italo» e del progetto industriale”, il che non significa proprio nulla: al più si potrà vedere uno dei treni, senza farci su nemmeno cento metri perché le prove di questi mesi (che non sono ancora terminate, la data prevista è il 10 novembre) “devono essere documentate dal valutatore indipendente di sciurezza (Vis) che trasmetterà poi la documentazione all’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, che a sua volta dovrà rilasciare l’omologazione.” Questa fase “dura un paio di mesi”, e quindi, anche nell’ipotesi migliore secondo cui si lavori anche a fine anno sfruttando il fatto che quest’anno Natale e Capodanno cascano di domenica, si arriva a metà febbraio. Non che io capisca perché NTV sia sicura di avere “la certezza dell’omologazione” “prima delle festività di Natale” se ci vogliono due mesi, ma il tempo è relativo. Mi sembra più sensata la frase finale: per “il terminal di Roma Ostiense, e linizio del collegamento diretto tra Roma e Milano e Roma-Venezia, Sciarrone ha confermato che avverrà a fine marzo”
Ma poi, cosa sarà questo grande collegamento diretto? Sempre Sciarrone: “«Abbiamo 10 treni completati, di cui 4 sono già in Italia (due in fase di omologazione). Questo mese arriverà il quinto treno»”. Se va bene (ma proprio bene) riusciranno a fare due coppie di treni Milano-Roma e una Roma-Venezia, insomma.
Vabbè, termino segnalando la storia dei pedaggi. Perché l’alta velocità costa così tanto? Semplice: perché c’è “il cosiddetto «mark-up» (rincaro) che viene applicato sui pedaggi dell’Alta Velocità per cofinanziare gli investimenti”. Sciarrone ha detto chiaramente che loro non hanno nessuna intenzione di andare su tratte tipo Torino-Milano e Roma-Napoli se lo Stato non fa lo sconto su questo sovrapprezzo. Stavamo parlando di concorrenza?
Denunce on line (si fa per dire)
Non che serva ad alcunché, ma per questioni di principio ho denunciato il furto della mia bicicletta. Come forse non sapete, sia i carabinieri che la polizia permetterebbero di fare la denuncia online: viene comunque richiesto di passare al comando o alla stazione più comoda per formalizzarla, il che ha anche senso: da un lato occorre firmare, e dall’altro il tutore dell’ordine magari può chiederci qualche informazione in più. Inizio così a compilare tutto il modulo sul sito dei carabinieri, smadonnando un po’ per l’interfaccia pesantuccia; arrivo alla fine, mi chiedono dove voglio andare a completare l’iter, mi chiedono anche la fascia d’orario preferita. Peccato che non sia affatto previsto che io ci vada nella giornata stessa: si vede che il sistema online ha qualche collo di bottiglia.
Passo così al passo due, la polizia. Lì cercano di convincere l’ignaro navigatore che si può anche andare dai carabinieri, il che conoscendo l’amore reciproco tra i due corpi mi fa pensare che non abbiano affatto voglia di ricevere denunce. Poi chiedono di fare un login, il che può anche aver senso, così la seconda volta si risparmia tempo. Poi c’è il solito modulone, si sceglie la stazione, e finalmente esce il paginone con il numero di denuncia da portarsi dietro.
Esco dall’ufficio e mi avvio sotto la pioggia al commissariato Greco, che tanto è sulla strada. Entro, mi fanno accomodare, consegno al poliziotto il foglio col numero e il mio documento d’identità… e lui ricomincia da capo tutta la trafila, senza nemmeno provare a cercare il mio testo.
Qualcuno mi può spiegare perché hanno inventato le denunce online, se tanto non le usano?
Esselunga e l’attenzione al cliente
In questo periodo capita abbastanza spesso che Anna si faccia portare la spesa a casa, per ovvie questioni logistiche legate alla presenza dei giovani. Venerdì è stato uno di quei giorni in cui non ce l’avrebbe fatta altrimenti, e la pioggia battente ha certo contribuito alla scelta. Solo che la sera, mentre stavamo andando a cena, mi arriva una telefonata dagli addetti alla consegna a domicilio, che ci segnalano che si sono dimenticati di consegnarci i surgelati, che a casa nostra non c’era nessuno (eravamo appunto in giro…) e che sarebbero ripassati l’indomani mattina.
La mattina verso le 11 sto per ritelefonare al numero che mi aveva chiamato ieri, quando mi arriva una nuova chiamata, stavolta direttamente dal negozio Esselunga, dove ci riavvertono che il giorno prima non ci avevano consegnato i surgelati, ci chiedono se vogliamo passare noi in negozio (dato il diluvio abbiamo ovviamente declinato) e si accordano per un nuovo passaggio, fuori giro perché il sabato non si consegna.
Ci hanno assicurato che i surgelati sono stati cambiati (speriamo di sì…) e hanno lasciato due omaggini: niente di che, materiale promozionale di varie aziende (una lavagnetta Hag e un portaspazzolini con clessidra Mentadent, per i curiosi). Resta comunque un’impressione di attenzione verso il cliente: chissà se è quella che devono raccontare al Disagiato…
gioco della domenica: Blobs Hunter
In Blobs Hunter c’è un cannone che spara palle (i blobs) e dei muri che le fanno rimbalzare: bisogna far fare canestro ai blobs. Il primo livello è banale, il secondo è già un casino… e ce ne sono altri diciotto. Buoni rimbalzi a tutti!
(via Passion for Puzzles)
_Spaghetti Hacker_ (libro)
Ha senso riproporre dopo quasi quindici anni Spaghetti Hacker? Noi di Voyager pensiamo di sì… ehm, scusate, ho sbagliato citazione. È però vero che questa nuova edizione di un classico dello scorso millennio (Stefano Chiccarelli e Andrea Monti, Spaghetti Hacker, Monti&Ambrosini 2011, pag. 320, € 20, ISBN 978-88-89479-14-8) può permettere a chi ai tempi non c’era di farsi un’idea di cosa succedeva in rete quando eravamo in pochi, giovani e pazzi, oltre a far ricordare a noi matusalemme i bei vecchi tempi. Rispetto all’edizione originale (nella quale, manco a farlo apposta, avevo come segnalibro una password per tin.it…) è stata eliminata la parte sull’aspetto giuridico nei vari periodi dell’era hacker e che ora non sarebbe stato altro che una curiosità storica; personalmente avrei però lasciato le note sugli aspetti tecnici, che spero possano essere almeno riesumate sul sito http://www.spaghettihacker.it che è stato approntato parallelamente al libro. Sono anche state aggiunte alcune nuove storie di hacker: trovate un paio di capitoletti miei, uno vecchio e uno nuovo, anche se a dire il vero non sono mai stato un vero hacker (però prima o poi racconterò di quando io con un tiger team de noantri bucai in mezz’ora Interbusiness…) Ho dei dubbi su alcune ricostruzioni di avvenimenti cui ho partecipato anch’io (VOL e TOL), ma mi rendo conto che certi dati erano e forse sono ancora troppo sensibili perché si possa riesumare la documentazione dell’epoca. Credo insomma che chi non abbia letto la prima edizione dovrebbe procurarsi questa, che è l’equivalente dei documentari di Rai Storia sul nostro recente passato. E chissà che non si capisca anche qualcosa in più dell’attuale rete in salsa italica: vi assicuro che molti personaggi della scena di vent’anni fa sono ancora vivi, vegeti e a lavorare nel campo informatico!
Democrazia fideistica
Ieri sulla Stampa Massimo Gramellini non aveva evidentemente un tema forte e così ha deciso di gettare il sasso, o meglio il masso: ha scritto «Perché quindi il voto dovrebbe essere sottratto a un esame preventivo di educazione civica e di conoscenza minima della Costituzione?». Inutile dire che i commenti al post sono esondati: mentre sto scrivendo ce ne sono 765 (nessuno dei quali io ho letto, vi avverto subito)
Quello che ho letto sono però le discussioni su Friendfeed, che mi hanno stupito: come ha chiosato bene Leonaltro, praticamente tutti gli strali contro la proposta (che a loro volta sono la stragrande maggioranza dei commenti) si riducono al concetto “Perché non si può fare così? Perché no”, il che non mi sembra un gran risultato.
Lo dico subito: nemmeno io ritengo realmente fattibile una limitazione di questo genere al diritto di voto, e banalmente uso una tecnica occamistica: non sono capace a trovare un sistema davvero buono per capire chi in effetti sa cosa sta facendo andando a votare (non necessariamente per chi voterei io, nel caso non fosse chiaro) e quindi tanto vale scegliere il sistema più semplice con il suffragio universale. Ma questo non significa che non si possa discutere se ci sia o no un sistema migliore: quello che una singola persona non riesce a trovare magari lo trovano tante persone che si mettono insieme a vedere pro e contro.
Ecco: quello che mi preoccupa è appunto questa concezione fideistica secondo cui la democrazia è il migliore dei modi possibili perché sì.