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matematto non praticante

vediamo i lati positivi

Oggi pomeriggio sto per uscire dall’ufficio per prendere i bimbi all’asilo, quando vedo che è di nuovo iniziato a piovere. Prendo tutta la roba di emergenza che tengo in ufficio: la giacca a vento, l’ombrello e il cappellaccio giallo che mi avete visto indossato su qualche avatar ed esco nel momento peggiore del temporale: l’idea è riuscire ad arrivare a casa, prendere i k-way dei bimbi e arrivare prima che chiuda. Sono abbastanza al pelo ma ce la posso fare. Nei duecento metri fino al passante mi inzuppo pantaloni scarpe e calze. Scendo nel passante e scopro che oggi c’era sciopero dei treni, sciopero che è sì finito da 25 minuti ma che non fa vedere nessun treno per un altro quarto d’ora. Risalgo in piazzale Oberdan, non vedo nessun 9 all’orizzonte (alla fine è arrivato con me) e così cammino a buon passo fino a Repubblica, dove prendo la metro e vado direttamente all’asilo: non ho più tempo per il passaggio a casa.

Beh, cosa c’è di positivo? Tante cose. Fossi uscito dieci minuti prima avrei preso la bicicletta che invece ho lasciato al riparo, e mi sarei inzuppato sul serio. Poi all’asilo c’era il padre della compagna di classe di Cecilia che era in macchina e ha portato i due vandali sotto casa. Dite nulla…

Gianluca Comazzi, Ti rispondo

comazzi(e pensa che per farlo spreco la mia pausa pranzo)
Gianluca Comazzi, giovedì io mi sono trovato una lettera in buca, come anche mia moglie si è trovato una lettera (nella stessa buca… sa, viviamo nello stesso appartamento). La lettera era impreziosita da un incipit a mano, dove immagino ci sia scritto “Caro Maurizio”: con tutti i nomi che avrai dovuto scrivere la mano si sarà un po’ stancata, e «con grande gioia» mi hai comunicato che hai «proposto in Consiglio Comunale a Milano un “Ordine del Giorno” per rendere il quartiere in cui viviamo più sicuro». (“Ordine del Giorno” è tra virgolette, non so come mai). La lettera continua scrivendo «Ho quindi raccolto la richiesta di numerosi cittadini che attraverso la petizione che hai firmato chiedevano maggior sicurezza nel quartiere Zara-Taormina-Murat».

Gianluca Comazzi, sei proprio sicuro che io e mia moglie abbiamo firmato una petizione del genere? A me non piace firmare petizioni: tanto per dire, sono uno di quei bastardi che quando mi fermano davanti al banchetto e mi dicono “vuoi mettere una firma contro la droga” rispondo “io sono a favore della droga direttamente distribuita, così si eliminano gli intermediari”. Nella fattispecie, poi, pur avendo subito un furto in casa – con noi presenti, tra l’altro – non mi sarei mai e poi mai sognato di richiedere «di installare telecamere di sicurezza». Una telecamera non serve a nulla contro un furto in appartamento: non è che il ladro si faccia un selfie per essere certo di essere riconosciuto. D’altra parte mi stupisce che tu ci abbia raccontato solo giovedì scorso di un ordine del giorno che Tu hai fatto approvare il 9 settembre 2014 (anche gli articoli di giornale che Tu ci hai allegato, uno lo potete vedere qui, sono datati 10 settembre). Forse perché contestualmente mi chiedi «contattami telefonicamente al numero sotto indicato o scrivimi una e-mail segnalandomi un tuo recapito dove poterti raggiungere per aggiornarti sugli sviluppi e i tempi di installazione»? Ma anche no. Non mi interessa sapere come vengono sprecati i soldi in modo bipartisan e anzi mi spiace di dover dare ragione a Mario Cappato (io e i radicali non siamo mai andati d’accordo).

Ma la chicca finale, Gianluca Comazzi, è che la lettera che mi hai inviato è intestata Comune di Milano, con la dicitura “Consiglio Comunale”, e questo non si fa. Se io trovo una lettera con il logo del Comune io mi aspetto un’informativa ufficiale, non l’estemporanea trovata pubblicitaria di un consigliere.

Post Scriptum: Già che ci sei, Gianluca, avvisa chi stampa le buste per il Comune che il Vostro indirizzo non è “Via T. Tomaso, 7 – 20121 Milano” ma “Via Tommaso Marino 7”. Almeno avrai fatto qualcosa di utile.

La reticenza di Amazon

(continua da qui)
Stamattina mi è arrivata una mail da notifica@amazon.it col testo

Sulla base delle informazioni contenute nel Suo modulo di notifica, i seguenti articoli saranno rimossi dal sito Amazon.it:

ASIN: B00WDCM6ZU (kindle)

Solitamente ci vogliono dai 3 ai 4 giorni perchè l’offerta scompaia dal nostro catalogo. Siamo convinti che questo risolverà la questione.

e la solita pappardella pseudolegale

Resta inteso che tale azione non è in nessun momento ascrivibile alle responsabilità di Amazon.it ed è intrapresa senza pregiudizio verso i diritti, i provvedimenti o le difese di cui Amazon.it e i suoi affiliati potrebbero essere titolari (ciascuno dei quali è espressamente riservato).

Tutto a posto, insomma? Per niente.

Il problema non è tanto il mio libro, che probabilmente non ha venduto neppure una copia. Poiché io non sono troppo paranoico, immagino che quello non sia l’unico caso. Non per nulla io avevo chiesto di notificare all’autorità competente ai sensi del D.lgs. 70/2003 la violazione segnalata e di fornirmi le generalità esatte del venditore e i dati di vendita; cosa che Amazon si è ben guardata dal fare. A questo punto l’idea di base sarebbe fare un reclamo ad AGCOM usando il famigerato regolamento antipirateria che l’autorità si è creata da sola, dando una nuova interpretazione al potere legislativo in Italia. Peccato che per compilare il modulo sia necessario avere un indirizzo PEC: motivo in più per notare come il regolamento sia a senso unico.

Cosa succederà ora? vedremo…

Aggiornamento: il libro è sparito martedì alle 19, insomma quaranta ore dopo la loro segnalazione. Niente male per un’opera digitale. Però è anche sparito da amazon.com :-)

Amazon vende libri senza averne il diritto

mateliof-amazonIo ho pubblicato qualche libro. So perfettamente che esistono in giro copie pirata dei miei libri, e non me ne sono mai preoccupato più di tanto: parto dal principio che chi scarica quella copia non si sarebbe mai comprato il libro, e quindi lascio correre. Però ci sono dei limiti.

Quella che vedete qui a fianco è questa pagina di Amazon (qui la copia salvata su Web Archive). Quello è un mio libro, Matematica liofilizzata, che avevo scritto alla fine del 2010 raccogliendo i primi post che avevo scritto sul Post. Qualcuno ha preso il pdf, ci ha lanciato un OCR senza nemmeno controllarlo – guardate l’anteprima… – e sta cercando di venderlo su Amazon col mio nome. Peccato che il libro, come potete controllare scaricandolo, ha una licenza CC-BY-NC, quindi può essere copiato a piacere ma non venduto. Amazon quindi ha fatto un contratto con una persona che sta vendendo qualcosa che non è suo, per guadagnarci anch’essa in caso di vendite del libro: il tutto si avvicina molto al reato di ricettazione. (E lasciamo perdere il caso in cui il qualcuno di cui sopra fosse direttamente Amazon) Ovviamente non mi sarei accorto di nulla se il testo di quel libro fosse stato attribuito a un altro autore, magari anche con un altro titolo: ma chiunque sia stato a inserire quel libro nei cataloghi di Amazon ha messo apposta il mio nome sperando che qualcuno che aveva acquistato gli altri miei libri prendesse anche quello “che tanto costava poco”, danneggiando così la mia immagine.

Sto per scrivere ad Amazon (se trovo l’indirizzo giusto…). Come dice il buon senape, stay tuna!

Aggiornamento (h 14.45) Ho appena risposto a una mail semiautomatica di Amazon che diceva tra l’altro
«Prima di poter intervenire sulla Sua segnalazione, La invitiamo a chiarire in che modo questi articoli violino i Suoi diritti e di dimostrare la titolarità di tali diritti.» Il vantaggio di avere regalato una copia cartacea alla biblioteca di Crescenzago :-) Vista la copertina, direi che chi ha mandato il libro su Amazon sono questi; e infatti il libro lo trovi su Amazon.com.

(segue qui)

osservatorio furti

Avevo una vecchia bicicletta con il movimento centrale completamente da rifare, e non valeva più la pena spenderci soldi. La bici aveva però la gomma posteriore antiforatura seminuova, e quindi, visto che tanto dovevo cambiare la ruota all’altra bici, ho chiesto al ciclista se mi spostava la gomma. Fatto questo e tolto la sella (che era anche nuova) mi è rimasta una bici da smaltire: ho pensato di vedere in quanto tempo sarebbe stata rubata. L’ho così lasciata mercoledì mattina nel triangoletto tra via Thaon di Revel, via Lario e piazza Segrino, non proprio visibilissima ma nemmeno nascosta. Beh, è stata presa tra giovedì sera e venerdì pomeriggio. Pensavo peggio.

_M_ (libro)

[copertina] In questa sua incursione nella narrativa (Stefano Bartezzaghi, M : una metronovela, pag. 282, € 20, ISBN 9788806211424) Stefano Bartezzaghi mette insieme varie cose. Il punto di partenza sono alcune delle stazioni della metropolitana milanese – a parte il penultimo capitolo in cui fa un cammeo la metro romana. Ma mentre i treni sotterranei (oops… Bartezzaghi nel testo si lamenta che i convogli non dovrebbero chiamarsi treni, perché poi nelle stazioni che sono anche ferroviarie ci si confonde) tagliano la città più o meno in modo diretto, lui preferisce perdersi in incisi e controincisi proprio come gli piace andare a zonzo per le vie della sua città. Il libro è così anche una raccolta di ricordi della sua gioventù e del presente, lampi illuminanti un luogo o un non-luogo cittadino; il tutto annaffiato da qualche gioco di parole qua e là, perché in fin dei conti è sempre Bartezzaghi. E infine c’è la cosiddetta “metronovela”: varie scene da diffondere sugli ormai onnipresenti video nelle varie stazioni e che hanno come protagonisti un’improbabile coppia dai nomi Chuck&Dem, e una serie di comprimari di varie parti del mondo, i cui nomi sono in realtà espressioni dialettali milanesi. Io ne ho riconosciute meno di metà, ve lo dico subito.
Un libro strano, che non so quanto potrà interessare chi a Milano non ci vive, ma che ha un suo certo fascino.

Non mischiate i flussi

In questi giorni mi è sovvenuto che forse con l’auto nuova-o-quasi (era stata immatricolata in Spagna e quindi è reimmatricolata da noi) dovevamo pagare il bollo, così ho fatto un salto all’ACI perché il primo bollo lo si paga solo lì.
Ho scoperto che se pagavo con il Bancomat c’era una commissione dell’1%, e fin qui passi. (sì, invecchio, non mi lamento più per queste cose). Però ho anche scoperto che la commissione deve essere pagata in contanti. Mettere la commissione all’1,01% no?