Come avrete letto sui giornali, il nostro ministro degli Esteri Marco Minniti è andato a Bengasi a parlare con il generale Khalifa Haftar, quello insomma che controlla la maggior parte della Libia (diciamo Cirenaica e Fezzan, sulla Tripolitania probabilmente c’è un po’ più di gente sotto il governo ufficiale ma non è detto). Come? Minniti non è il ministro degli Esteri? E chi è allora? Mogherini? Gentiloni? No, sono stati promossi entrambi. Mi sa che il posto sia vacante :-)
A parte le battute, potrebbe anche avere senso non mandare il ministro degli Esteri a parlare con il capo di una milizia non riconosciuta formalmente dalla comunità internazionale. Minniti è noto per essere un poliziotto dentro, e quindi probabilmente ha parecchi punti di contatto con Haftar; il tenere il piede in due scarpe è una costante caratteristica della politica estera italiana, e una semilegittimazione come questa – pur richiedendo un equilibrio perfetto – può aiutare la nostra Realpolitik più dei colloqui a livello di servizi segreti che pur ci sono stati. Anche i tempi sono perfetti: l’offensiva macroniana di luglio sembra essere naufragata, e possiamo provare a riprenderci la nostra storica influenza. Ma posso comunque dire che la cosa è buffa?
Questo fumetto (Jim Ottaviani, T-Minus : La conquista della Luna [T-Minus : The Race to the Moon], Le Scienze 2017 [2009], pag. 128, € 9,90, trad. Stefano Visinoni) racconta la storia della conquista della Luna (l’ora T: le varie date sono misurate come in un conto alla rovescia) con la corsa parallela russa e americana. L’accenno, più che agli astronauti, è posto sulle persone che sono state a capo dei rispettivi programmi, Sergej Korolëv da una parte e Max Faget e Caldwell C. Johnson dall’altra. La storia è interessante soprattutto per il lato russo che come sempre è meno noto, ma mi ha lasciato un po’ deluso: il tratto dei disegnatori Zander e Kevin Cannon è poco incisivo, e la scelta (italiana?) di un lettering diverso quando parlano i russi, con “a” ed “e” minuscole e И al posto di “N” diventa presto stancante. Niente da eccepire invece sulla traduzione di Stefano Visinoni.
Una volta era facile parlare del nulla. Beh, no: una volta non si pensava che potesse esserci “il nulla”, proprio come non aveva senso parlare del numero zero. Ancora Cartesio non ammetteva l’esistenza del vuoto, e se ci pensate l’etere serviva allo stesso scopo nella meccanica newtoniana, la prima delle teorie fisiche trattate in questo libro (James Owen Weatherall,
La teoria dei grafi è un campo abbastanza negletto nella cosiddetta “matematica per il grande pubblico”. A parte i ponti di Königsberg e il problema “acqua luce e gas”, non se ne parla molto, un po’ per la complessità della materia – basti pensare che il teorema dei quattro colori è stato risolto solo con il computer – non si trova molto materiale in giro. Ecco dunque l’utilità di questo libro (Peter M. Higgins,