Archivi autore: .mau.

Informazioni su .mau.

matematto non praticante

politica interna

Stamattina tra i giornali in albergo ho solo trovato Il Tempo, e me lo sono preso, sapendo che la sua linea editoriale era ai tempi vicina al MSI e quindi, immaginavo, adesso ad AN; è ovvio che per leggerlo devo applicare un filtro mentale diverso da quello che adotto con Repubblica. Mi sono però stupito nel vedere attacchi pesanti a Forza Italia, non solo negli articoli ma anche nei commentini che da sempre sono la vera spia della tendenza di un giornale.
Insomma il rapporto tra FI e AN è molto più ai ferri corti di quanto pensavo. Boh, non ci capisco più nulla.

riscaldamento?

Anche qui a Santa Palomba, come già a Rozzano,m la temperatura dell’open space è scesa a livelli pinguinici. Non vorrei che tutto questo fosse un sintomo della cancellazione di IT Telecom.

L’oblio è così difficile…

Ieri sera sono andato a cena con un mio compagno di liceo. Per raggiungere casa sua, ho preso le cosiddette Ferrovie Laziali, una specie di tram a più vagoni che prima o poi dovrebbe diventare una sorta di metropolitana romana. Ma non divaghiamo. Sono salito, e ho cercato una obliteratrice funzionante. Non è stata una cosa semplice: quelle per i vecchi biglietti hanno una fessura troppo stretta, e le prime due per i biglietti magnetici erano fuori servizio. Alla fine ne ho vista una che sembrava funzionare, e ci ho infilato il biglietto. Se l’è regolarmente inghiottito, e se l’è tenuto in pancia… per due minuti. Vabbé, forse esagero. Diciamo un minuto e mezzo, ad ogni buon conto più del tempo tra una fermata e l’altra. Ogni tanto sentivo dei rumori strani provenire dall’interno della macchinetta: ma più che una scrittura del biglietto mi sembravano tentativi di connettersi con la sonda spaziale Spirit. I risultati almeno erano gli stessi.
Quando ero ormai convinto che l’unico modo per riavere il biglietto sarebbe stato lasciare sui binari un riscatto in banconote di piccolo taglio, improvvisamente la timbratrice mi ha risputato il biglietto, con una fascia “da rullo di gomma”, ma apparentemente non timbrato. Verificherò sul campo quest’ultima affermazione, ma mi preoccupa alquanto la schizzinosità del manufatto, accompagnata da una simile meticolosità. “Biglietto sì, ma di qualità”?

I conflitti all'italiana

Non è vero che Forza Italia ce l’abbia con i giudici: aveva anche proposto un emendamento per estendere l’indennità di missione anche ai magistrati di Cassazione residenti a Roma. L’emendamento non è passato, anche perché ad esempio tutta AN ha votato contro, ma è interessante leggere i commenti. Non il lungo applauso del centrosinistra, che si vede non avere nessuna speranza. Ma sentire l’italoforzuto Luigi Vitali motivare l’emendamento dicendo che il Parlamento in Finanziaria aveva già commesso un errore prevedendo l’indennità per i magistrati di Cassazione fuori sede, e continuare candidamente dicendo che “l’esperienza ci insegna che una volta concesso un beneficio è più facile allargarlo ad altri che a toglierlo”… beh, sono quasi commosso.
Come nota di colore, riporto il pensiero dell’ingegner Castelli: “Questo emendamento rappresentava un tentativo di dialogo tra governo e maggioranza”. Governo e maggioranza. Sì. Comincio a capire perché il Cav dica di non poter governare.

Nuove frontiere mediche

Silvio Berlusconi sul Corsera di oggi a proposito del cancro: “E proprio per il fatto che sono stato male, sono sensibile a questi problemi e posso anticipare che la ricerca italiana in questo campo stupirà con una scoperta straordinaria… l’azienda dei miei figli, la Fininvest, sta facendo importanti investimenti nel settore farmaceutico”.

Aggiornamenti a singhiozzo

Non solo sono a Roma e non a casa, ma la rete non va avanti, e ogni poco salta tutto. Non leggerete molto in questi giorni, insomma.

un alfabeto per ricordare

Ieri era la Giornata della Memoria. Io odio queste ricorrenze. Mi hanno sempre dato l’idea di una maniera per tacitarsi la coscienza e fregarsene per i successivi trecentosessantaquattro giorni; quest’anno, uno in più.
Ecco perché ho aspettato oggi per invitarvi a leggere l’Alfabeto di Auschwitz, tradotto magnificamente dalla mia amica Isa. Per non ricordare solo una volta l’anno.

Non c’è limite al peggio

Ho ceduto. I trasporti si sono beccati una categoria tutta loro. Non è possibile che ce ne sia sempre una.
Prendiamo oggi, per esempio. Taxi prenotato per le 6:45 che è già sotto casa cinque minuti prima – ma c’ero anch’io! – e con 5 euro e 70 di tassametro, pari a sette minuti di percorso. La metà di quanto a quell’ora ci si mette ad andare a Linate. Però garantisco che con le nuove licenze non ci saranno problemi di tassisti che non conoscono la città. Già quello di oggi decide di arrivare su viale Lunigiana con un giro dell’oca e scopre che su viale Gioia uno è costretto a entrare nel controviale dall’altro lato… oppure svoltare contromano.
Arrivo in aeroporto, faccio il checkin in cinquanta secondi, ci metto un po’ di più al metal detector che adesso hanno deciso di tarare in modo tale da far suonare il bottone metallico dei miei jeans… e cominciano i guai. Il mio volo è indicato con mezz’ora di ritardo. Controllo il biglietto, e non c’era indicato nulla, come se la modifica fosse stata istantanea. Aereo in ritardo? No. I voli Alitalia delle 7, 7:15, 7:30 e il mio delle 7.45 sono tutti spostati di un quarto d’ora. Quello delle 8 al momento è stabile, mentre quello delle 8:30 ha solo 15 minuti di ritardo, ma giusto perché quello delle 8:15 è stato cancellato. Nebbia? guardo fuori, ce n’è un po’, ma robetta. Fin qua quasi tutto normale. Peccato però che ieri mattina la segretaria mi ha detto che mi aveva prenotato il volo delle 8:15 perché quello delle 8 era pieno, e io le avessi chiesto piuttosto di anticiparlo. O che forse abbiano deciso in anticipo di compattare i voli? Boh. In compenso hanno annunciato che il volo AirOne ritarderà di un’ora, mi devo sentire fortunato.
Ore 7:50: come non detto. Il tabellone al gate si spegne improvvisamente. Vado al monitor, e vedo che il mio volo è adesso indicato come “cancellato”. Ritorno al gate, dovo l’assistente cade dalle nuvole, prova a telefonare e trova occupato. Alla fine, mentre il volo AirOne annuncia un ritardo di due ore, conferma che dovremmo tutti essere spostati sul volo delle 8 che ha mezz’ora di ritardo. Parte una transumanza verso il gate 13, dove naturalmente non c’è nessuno. A questo punto abbranco il primo tipo Alitalia davanti a un monitor, che dopo un attacco non esattamente soft mi spiega finalmente che sta succedendo. A Fiumicino c’è vento molto forte (maestrale, mi comunica poi Eugenio da Roma) e quindi l’aeroporto funziona a ritmo ridotto, con un’unica pista trasversale per decolli e atterraggi. Oltre a questi ritardi che non fanno dare l’ok, si aggiunge il fatto che i velivoli di queste ore sono di stanza a Roma, e quindi se non arrivano non si parte. I nostri posti? Ammesso che il volo parta, siamo in “free seats”. Leggi: le assegnazioni sono saltate – giusto perché avevo il posto preassegnato, ne sono certo – e occorre prendersi un sedile con le unghie e coi denti.
Ore 8:25: adesso il nostro volo è schedulato per le 9.
Ore 9: il volo potrebbe partire alle 9:30.
Ore 9:20: il volo viene imbarcato. Ero finito in uno stato semiipnotico, tanto che sono riuscito a perdere la custodia del mio palmare. Che palle.
Ore 9:40: mi sono seduto in fila 2. Il pilota dice che ha lo slot di partenza alle 10:12.
Ore 9:55: Si contano i posti vuoti. Devono essere 11 oppure 12?
Ore 10:12: decolliamo. Nessuna scusa per il ritardo, né comunicazioni durante il volo. Anzi, hanno tagliato tutto il tagliabile, probabilmente per evitare risse all’interno.
Ore 10:58: atterriamo. No, niente finger, siamo pazzi?