Gli “istanti fatali” che danno il titolo a questo libro sono i momenti in cui un matematico ha avuto una nuova idea che prenderà poi vita e sarà feconda. In realtà è rarissimo che si conosca il momento esatto: l’unico esempio che mi viene in mente è quello di Hamilton con i quaternioni. Ma come spiega Bottazzini nell’introduzione, quello che conta è che c’è un prima e un dopo. E nel libro si raccontano appunto il prima e il dopo delle persone: non dovete insomma aspettarvi chissà quale astrusa matematica, ma leggerete le storie di quei matematici. Menzione speciale per i disegni di Grisha Fischer: sono stupendi.
Umberto Bottazzini, Istanti fatali : Quando i numeri hanno spiegato il mondo, Laterza 2021, pag. 171, € 12, ISBN 9788858144695 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5
È noto che le intelligenze artificiali hanno dietro di sé tanta matematica, e spesso se ne sentono anche dire i nomi. Ma conoscete le storie dietro quei campi della matematica? In questo libro, Paolo Alessandrini ha scelto sei temi matematici fondamentali per le IA e prima di spiegarli ha raccontato una storia su ciascuno di essi. La legge dei grandi numeri vede come protagonista Cardano; la geometria cartesiana, come del resto il nome stesso dice, Cartesio; Newton è il personaggio per le derivate (o più esattamente il gradiente, ma il concetto è quello); il reverendo Bayes è chi ci ha permesso di calcolare le probabilità a posteriori; Hermann Grassmann ha ideato l’algebra lineare; infine Tullio Levi-Civita ha perfezionato il calcolo tensoriale, che le IA usano al loro interno per aggiustare i parametri.
Comincio con un plauso al formato grafico del volume: una coppia di pagine dedicata a ogni brevetto, con un particolare dei disegni associati, un brano del testo che accompagnava la domanda di brevetto e la breve storia dell’inventore. La scelta di Marchis è stata quella di dedicarsi ai brevetti rilasciati negli USA, e di prenderne uno per anno, scegliendo fior da fiore: c’è Fermi che brevetta un modo per ottenere elementi radioattivi, ma anche la caffettiera. Nel mezzo abbiamo una storia d’Italia e degli italiani, ma anche il progressivo modificarsi del concetto di brevetto: si parte dalle singole persone e si arriva abbastanza presto alle aziende che si prendono i diritti commerciali, e ci si sposta dalle invenzioni agli oggetti di design. Lettura divertente.
Questo libro è diviso in due parti. La prima è una lunghissima introduzione, che racconta di come i linguisti italiani si sono confrontati con l’aumento degli anglicismi nell’italiano. A parte i più puri dei puristi che ovviamente sono sempre stati contrari a questa invasione, ho scoperto come molti linguisti non erano inizialmente troppo preoccupati ma abbiano poi cambiato idea con gli anni. Nella seconda parte troviamo invece un insieme di espressioni, delle quali viene tracciato l’ingresso nella nostra lingua – spesso molto precedente a quanto possiamo immaginare. Seguono vari esempi reali di uso e il giudizio di alcuni linguisti, con le possibili rese in italiano. Alcuni esempi mi hanno lasciato freddo: chi direbbe “giallino” per post-it? In altri casi però sono stato costretto a riconoscere che l’uso del termine albionico mostra semplicemente la nostra pigrizia. Non mi riferisco alla possibilità di calchi, come “pausa caffè” che viene già spesso usato anziché “coffee break”, ma a termini come “abstract” che si possono tranquillamente rendere come “sinossi”. Leggetelo, e meditate…
Questo libretto nasce da un progetto della SUPSI (trovate tutto, anche il fumetto,
Si ricomincia con i libri da leggere per verificare che mio figlio li legga davvero e sappia poi fare le verifiche a scuola. Questa opera seconda di Morosinotto è scritta molto bene, nel senso che la storia (potremmo quasi definirla un romanzo storico, visto che alcuni dei personaggi di contorno sono realmente esistiti) si costruisce man mano, dando uno spaccato della New York della fine degli anni ’20 del secolo scorso; il tutto inframezzato dalla storia di Bill Swan, schiavo finito con gli inglesi durante la guerra di indipendenza americana. Poi chiaramente è uno juvenile, e non potete aspettarvi una caratterizzazione introspettiva di chissà quale tipo, ma direi che non è certo quello il punto. A me personalmente le tavole all’inizio dei capitoli non dicono molto, anche se Morosinotto scrive nella postfazione che ci ha messo molta cura, ma a ciascuno il suo.