Le solite beghe sulle classifiche dei libri più venduti

classifica dei libri più venduti Stamattina nella sezione “lotta nel fango” (no, scusate, “Per te”) di Twitter (no, scusate, X) ho trovato questo post, con relativi commenti schifati. Fossimo stati a inizio dicembre, immagino ci sarebbe stato lo stesso post, solo con il libro di Bruno Vespa anziché quello di Luciana Littizzetto.

Ok, io non leggo né libri di Vespa né di Littizzetto, e non so quanti degli acquirenti li leggano davvero (ma potrei sbagliarmi di grosso); però è anche vero che leggo poca narrativa. Ma non riesco a capire tutta questa acrimonia. Siete convinti che se questi libri non fossero pubblicati la gente comprerebbe “roba migliore”, qualunque sia la definizione di migliore? Volete dimostrare di far parte di quella sparuta minoranza per cui la lettura è cosa diversa dalla trasposizione in parole scritte di un personaggio televisivo? Non so quanto sia vero che per gli editori avere dei libri che vendono molto permette loro di rischiare con altri autori meno noti, e non so nemmeno se chi entra in una piccola libreria si trovi spiazzato dalle tante copie dei soliti noti e non riesca a vedere null’altro. Posso solo dare un consiglio: non guardate le classifiche dei libri più venduti e vivete sereni.

Ultimo aggiornamento: 2026-05-09 11:55

Un pensiero su “Le solite beghe sulle classifiche dei libri più venduti

  1. mestessoit

    Cominciamo dalle classifiche all’italiana: sono tante e diverse e tutte parziali (nel senso di fabbricate a tavolino per far venir fuori quello che si vuole). Nessuno, e sottolineo nessuno, pubblica i risultati globali di vendita, e molti mettono dati taroccati (tipo includere il deposito librario od il simmetrico opposto di fare le pulci tipo mettere il 98% del venduto come stima sul reso). Insomma, tutta fuffa comunque

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