e invece no!

La settimana scorsa scrivevo che gli ambrosiani erano in ritardo con il nuovo messale, e quindi non ci sarebbe stata la Piccola Rivoluzione delle preghiere. E invece no! Non avevo cercato abbastanza bene, perché altrimenti avrei scoperto che in attesa del messale completo l’arcivescovo Delpini ha approvato la parte relativa alla liturgia, che a questo punto se non ho capito male diventerà obbligatoria subito e non a Pasqua come è permesso nel rito romano.

Ma la cosa più spiazzante è che il “subito” sarà domenica prossima, cioè la terza domenica d’avvento (ambrosiano, cioè la prima domenica d’avvento per il resto del mondo cattolico). In pratica, si sono appiattiti alle posizioni romane e non hanno cominciato nel momento più logico liturgicamente. Cose da non credere!

(ah, ovviamente Camillo Langone si lamenta al solito. Mi chiedo solo se il titolo dell’articolo sia suo oppure no)

6 comments

  1. Visto da fuori: innanzitutto non capisco la necessità dell’innovazione nella comunicazione con un’entità onnisciente. Forse che Dio capisce meglio se gli si dice “e non abbandonarci alla tentazione” invece di “e non indurci in tentazione”?

    Poi, una cosa che mi stupisce è la parte burocratica. Cosa sarebbe successo senza l’approvazione dell’arcivescovo?

    • non sono un esperto né di burocrazia né di tecnologia, ma le risposte che posso darti sono
      – senza approvazione dell’arcivescovo non si poteva usare il nuovo messale. (Per il rito romano il problema non si pone, nel senso che chi dà l’imprimatur anzi l’utetur è il papa. Poi anche nel rito romano sono permessi messali più vecchi)
      – nella religione cattolica, la rivelazione è terminata ma essendo noi esseri umani finiti *il testo* della rivelazione è stato scritto con le capacità del tempo e pertanto continua a esserci un percorso di comprensione della rivelazione stessa. Quindi non è che Dio capisce meglio, bensì siamo noi a capire meglio, anzi ad avere capito meglio. Confronta l’islam, dove la comprensione della rivelazione c’è lo stesso, ma il testo arriva direttamente da Allah e quindi non può essere modificato. Di per sé il Corano è solo quello in arabo (di 1400 anni fa).

      • siamo noi a capire meglio, anzi ad avere capito meglio

        Scusa ma limitiamoci all’esempio del Padre Nostro.
        Si tratta di una preghiera, no? Io parlo con Dio, gli dico che spero che succedano certe cose, gli chiedo qualcosa.
        Prima gli chiedevo di non indurmi in tentazione. D’ora in poi gli chiederò di non abbandonarmi.
        Vuol dire che abbiamo capito cosa è meglio chiedere all’Onnipotente? Forse lui preferisce che gli chieda di non abbandonarmi?

        Oppure vuol dire che nuove ricerche o evidenze linguistiche hanno appurato che il testo riportato nei Vangeli doveva essere tradotto in modo diverso? Quindi il percorso di comprensione della rivelazione ha permesso di trovare un significato più vicino a parole pronunciate in aramaico e trascritte anni dopo in greco?

        • in genere si parte sicuramente dall’originale greco, più che dal latino. In realtà anche il verbo greco pare che abbia il significato di condurre dentro, ma più che di tentazione si dovrebbe parlare di “prova”. Questa specifica traduzione è un (brutto) compromesso. Se sei proprio curioso, a https://hookii.org/nuova-traduzione-del-messale-le-principali-novita c’è una discussione che non finisce più.

          • Grazie (lurko hookii da anni).
            In realtà anche questa nostra discussione potrebbe non finire più (e quindi la finisco qui); il fatto è che partiamo da premesse diverse, e se non hai il dono della fede ha poco senso fare le pulci a chi ce l’ha :-)

    • nope. Come dice Avvenire, è la CEI – nella persona del cardinal Bassetti che è suo presidente – che dà l’ok dopo che il papa ha approvato il messale.