Rep si porta avanti col lavoro

Come vedete, Repubblica parla della legge sul copyright digitale, ma solo con articoli a pagamento (rectius: articoli della versione cartacea che non sono leggibili in digitale se non dagli abbonati). Nulla di male: permettetemi però due considerazioni. La prima è che il modello (sensato, direi) di Repubblica consiste nel lasciare visibili le notizie che sono pubbliche e si trovano dappertutto, e mettere a pagamento gli approfondimenti dei loro giornalisti; quindi evidentemente le informazioni su questa direttiva non sono poi così pubbliche. La seconda è che non riesco a capire tutta la faccenda dello spingere la tassa sulle citazioni: basta appunto mettere gli articoli sotto paywall ed è tutto a posto. O forse quello che si vuole è un modello di giornalismo sponsorizzato dagli OTT, un po’ come la free press era sponsorizzata dagli inserzionisti? E allora ditelo chiaro, ché noi siamo stupidotti e non riusciamo ad arrivare a tali finezze!

2 comments

  1. Con la tassa sulle citazioni ci sono alcuni grandi editori che pensano di mettersi in una situazione in cui vincono in ogni caso (in realtà continueranno a perdere, ma ad una velocità poco inferiore).
    Se gli OTT pagano, bene. Se non pagano (e quindi chiude Google News), spazzi via un bel po’ di concorrenti online più piccoli che vivono di sola pubblicità.

  2. Lo scenario peggiore sarebbe approvare la legge attuale accogliendo emendamenti minori . Perderebbero tutti.