Due sì, un no, un bah

Domenica si vota ai referendum, e io sarò come sempre al seggio a depositare nelle varie urne le relative schede. Per i curiosi, e ce ne sono tanti tra i miei ventun lettori, ecco le mie scelte.
Innanzitutto una precisazione non del tutto inutile: per una serie di colpe in primo luogo dei radicali ma anche di vari governi in carica la legge sui referendum si è snaturata: nessuno fa più propaganda per il no, ma direttamente per l’astensione. Andare a votare significa in pratica votare sì anche se si scrive no, insomma; ma io sono un uomo di princìpi e vado lo stesso a votare.
Al referendum sul legittimo impedimento (scheda verde) voterò sì. Attenzione: il referendum è assolutamente inutile (la legge è in scadenza, e ho la speranza che in futuro non capiti molto spesso di avere il premier sotto numerosi processi); ma come dicevo prima per me quello che conta è il principio. E il principio è che è giustissimo che sia previsto un impedimento istituzionale, ma non che il premier se le canti e se le suoni, indicendo casualmente una riunione del Consiglio dei Ministri o presenziando all’inaugurazione di un nuovo semaforo il giorno in cui sarebbe dovuto trovarsi in tribunale e spergiurando l’importanza imprescindibile di tali impegni.
Al primo referendum sull’acqua (scheda rossa, testo che non finisce più) voterò sì. Non ho nulla contro il privato nella gestione dell’acqua, ma continuo a preferire che la maggioranza sia in mano pubblica, cosa che la legge Ronchi non permette. Peggio ancora, visti i guai di bilancio degli enti locali rischiamo davvero che le quote vengano svendute, il che non mi pare proprio il caso. Ma proprio perché non ho nulla contro il privato, al secondo referendum sull’acqua )scheda gialla, testo breve) voterò no. Non prendiamoci per i fondelli: perché un privato dovrebbe investire in un business che non può dare profitto? (sì, lo so che la ratio dei referendari è proprio questa) E che importa al pubblico se l’acqua si perde per mancata manutenzione degli acquedotti? D’altra parte, gli enti locali hanno bisogno di soldi, e non cambia poi molto se li prendono dagli utili sull’acqua, su altre municipalizzate o con un’addizionale IRPEF che spesso è uguale per tutti, alla facia della progressività del reddito.
Resta il quesito sul nucleare (scheda grigia). Io non sono tendenzialmente contrario al nucleare – anche sotto casa, sì. Ho forti dubbi che in Italia si possano fare le cose per bene, ma ho anche la certezza che tanto le centrali nucleari non le si farà comunque, quindi il referendum è inutile. Voterei scheda bianca se non avessi l’horror vacui nell’urna, pertanto annullerò educatamente la scheda.
Ah: sia ben chiaro che non voglio convincere nessuno, invecchiando sono sempre meno appassionato di queste cose…

Ultimo aggiornamento: 2011-06-06 07:00

20 pensieri su “Due sì, un no, un bah

  1. rosalux

    Premesso che sono dell’idea che l’acqua vada pagata di più (e che però si debbano fare delle fasce differenziate di consumo) quello che non mi piace è che i profitti debbano essere garantiti, come dice la legge. Quando mai il ritorno di un investimento è garantito? Peraltro neppure in base all’efficienza ma al mero fatto di avere investito, magari in modo truffaldino e mal gestito? Quanto al nucleare, condivido che sia inutile e che non si farà mai in Italia, ma forse un po’ di chiarezza al riguardo spingerebbe a smetterla di tergiversare e a fare investimenti (più che necessari) sulle fonti rinnovabili.

  2. guido

    prossimamente anche i 5 ref consultivi (mi raccomando! , non consuntivi) di Milano…
    tracciaci la linea ;-)
    Guido_con_discrezione

  3. .mau.

    @guido: per giovedì cercherò di buttar giù qualcosa, ma non è banale non essere banali.
    @rosalux: il quesito dice «Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?». Il decreto lo trovi qua, per la cronaca. I profitti sono garantiti anche quando acquisti un BOT, non vedo una grande differenza e si parla di adeguatezza della remunerazione, non di remunerazione in assoluto.

  4. .mau.

    Naturalmente la SpA al 100% pubblica può essere privatizzata la settimana dopo…

  5. Bubbo Bubboni

    @Tooby: il decreto Ronchi è in attuazione di una direttiva europea che fissa il limite di partecipazione degli enti pubblici nelle municipalizzate. Il limite di partecipazione non è il 100%, piaccia o no ai comuni.
    @.mau.: l’adeguatezza della remunerazione è fissata con decreto ministeriale (Decreto Ministeriale 1 agosto 1996 – “Metodo normalizzato per la definizione delle componenti di costo e la determinazione della tariffa di riferimento del servizio idrico integrato.” – Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 242 del 15 ottobre 1996). Attualmente è al 7%.
    Ah, se lo sapessero i finanziatori della recente campagna nuclearista che bolli tutti i loro sforzi come “inutili”! Hanno “non evidenziato” anche tre fusioni del nucleo e l’innalzamento a 7 per Fukushima! Spero che almeno 25 milioni di persone siano meno inclini a rischiare la vita propria e altrui!

  6. .mau.

    @bubbo: eh sì, io abolirei anche tutti gli insetticidi perché hai visto quanti danni ha fatto il DDT…

  7. mestesso

    nessuno fa più propaganda per il no, ma direttamente per l’astensione
    Io aggiungerei che i vari governi mettono i referendum in date che facilitino l’astensionismo ;-). Non è propaganda, ma cinica pianificazione.

  8. Bistecca

    Beh, sul nucleare puoi anche astenerti, cioè puoi votare per tre referendum e del quarto non ritirare proprio la scheda. Non so quanto questo possa mettere in crisi il seggio, ma dovresti poterlo fare.

  9. Tooby

    >Naturalmente la SpA al 100% pubblica può essere privatizzata la settimana dopo…
    Senza dubbio: ma è sempre una decisione politica che prescinde dal referendum
    >il decreto Ronchi è in attuazione di una direttiva europea che fissa il limite di partecipazione degli enti pubblici nelle municipalizzate. Il limite di partecipazione non è il 100%, piaccia o no ai comuni.
    Ma allora com’è possibile la ripubblicizzazione della gestione idrica in Francia, prima Parigi, di cui si parla tanto? (E qual è questo limite?)

  10. .mau.

    @Tooby: il mio punto è che voglio essere certo che il pubblico sia in maggioranza e che il privato abbia la possibilità di investire per entrare, tutto qua.
    @Bistecca: da quando il referendum è diventato una gara tra i sì e tra chi propaganda l’astensione, essendo io un bastian contrario vado sempre a votare tutto, almeno fino a quando (cioè mai) la legge di regolamentazione dei referendum non venga aggiornata accrescendo il numero di firme necessarie per sottoporre i quesiti e azzerando l’effetto dell’astensionismo standard. Da quando la legge attuativa fu promulgata, il numero di elettori è cresciuto del 50% e la partecipazione scesa del 12% (vedi allora e oggi). Lo so che in questo modo il mio voto, qualunque esso sia, vale per un sì; amen.

  11. Tooby

    @mau: pure io. Ma se vince il sì, potranno comunque decidere di regalarla alla Nestlé. Magari fan passare un anno per calmare le acque nel caso il sì vinca, ma se lo vorranno fare lo faranno comunque. A meno che i cittadini non controllino le magagne del sindaco.

  12. Bubbo Bubboni

    @Tooby: non sono come hanno fatto a tornare indietro a Parigi, magari la comunità deve ancora fargliela pagare dato che la logica delle privatizzazioni per il supremo interesse del mercato, la libertà di circolazione dei capitali, ecc. ecc. non sembrano facili da mettere in discussione. La % di pubblico mi pare che, per quanto stabilito dalla comunità europea, non possa superare il 30%, ma non ho i rif. sottomano, sorry.
    Non so neppure come sia possibile che si voti, stante la legge Martelli, il trattato di Roma, ecc. ecc. ma… non voglio saperlo. Dopotutto il neoliberismo non è ancora entrato nella prima parte della Costituzione.
    @.mau.: rischio DDT, rischio nucleare, ok ok. Capisco meglio la tua posizione di non votare, tanto non c’è pericolo. E’… coerente.

  13. Tooby

    >La % di pubblico mi pare che, per quanto stabilito dalla comunità europea, non possa superare il 30%
    Se così è, anche la legge attuale non è corretta secondo il dettato europeo: il comma 2b dice che la partecipazione del privato deve essere “non inferiore al 40%”. Per cui non credo, quindi sono portato ad ammettere almeno che le società a maggioranza pubblica sono ancora possibili.
    Quanto a quelle totalmente pubbliche, ciò che non mi quadra sono due cose:
    1) Il comma 2a non fa riferimento a privati, parla genericamente di “società in qualunque forma”. Perché un interprete dovrebbe escludere le società pubbliche di diritto privato?
    2) Il comma 5 usa il verbo può, non il verbo deve (a memoria, “Ferma restando la proprietà pubblica dell’acqua, la gestione… *può* essere affidata a privati”).
    Se ci aggiungo che oltre a Parigi la ripubblicizzazione si sta applicando un po’ in tutta la Francia, la possibilità di affidamento del servizio idrico (e degli altri servizi) a delle SpA pubbliche mi pare tutt’altro che impossibile.
    Io credo che per tutelare il “supremo interesse del mercato” altro non si voglia fare che mettere in concorrenza il pubblico con il privato, ma sinceramente non trovo nella legge un rigo che sia uno che parli di un obbligo di privatizzazione delle municipalizzate, quanto di una facoltà. L’unico obbligo che trovo è quello di gara, sia per scegliere il gestore (comma 2a) sia per scegliere il partner con almeno i 40% (comma 2b).

  14. Bubbo Bubboni

    @Tooby: ohh, ho guardato meglio e avevo sbagliato! Effettivamente la comunità europea ha sull’acqua una politica leggermente diversa rispetto ad altri settori. Non la tutela rendendola un diritto umano “non privatizzabile” ma non obbliga a privatizzarla (per usare i termini correnti).
    Mi ero sbagliato prendendo per buono quello che il governo lasciava intravvedere (obbligo di tirar fuori una legge per sanare un po’ di inadempienze che si applica al decreto ma non per questo aspetto specifico).
    Ciò premesso le società di gestione sono soggette a un altro po’ di norme a tutela dei normali interessi di cui si occupa la comunità europea (concorrenza, % di pubblico, gare, ecc. ecc.).
    Riassumendo però siamo nello stesso azzardo di .mau. con il nucleare. Tutto questo sforzo solo per avere una ininfluente, teorica, remota, facoltà con reddito garantito e appetitosa per un bel collocamento?
    A giudicare da come si muovevano i sindaci a caccia di soldi per ripianare le perdite dei derivati direi proprio che non si tratta di pie teorie per pii filantropi travestiti da investitori e desiderosi di contribuire al bene comune.

  15. Tooby

    @Bubbo Bubboni: personalmente credo che, se si tratta di remunerare il capitale privato, il reddito garantito del 7% (stabilito da Di Pietro, tra l’altro) è una cosa esagerata. Il 7% non te lo dà neanche il Portogallo, e qua parliamo di certezza, non di un Paese sull’orlo del baratro. Niente filantropia, un grande affare.
    Per gli investimenti pubblici, però, può avere un senso questo 7% se serve ad favorire che gli eventuali prestiti bancari vengano ripagati prima, lasciandogli generare minori interessi.
    Per questo credo tutto il male possibile che la legge non faccia i necessari distinguo, ma “abolirlo” (sì scheda gialla) rischia di danneggiare quei gestori pubblici che altro non potranno fare ricorrere (i Comuni azionisti, chiaramente) ad aumenti delle tasse (o indebitarsi per scadenze più lunghe, che sempre con le tasse andranno pagati).

  16. Bubbo Bubboni

    @Tooby: Se possono i comuni vendono subito e tanti saluti alla gestione pubblica: dopotutto non si tratta di scelte politiche “libere” ma solo di ripagare disperatamente i debiti contratti con le banche per via dei derivati.
    Ai cittadini piace il politico manager (che non fa fallire l’ente che amministra) e ai finanziatori piacciono (e pagano per) le società interamente controllabili e con una redditività garantita per legge. Gli advisor dicono che se il pubblico mantiene delle quote il prezzo del collocamento si riduce e, a quanto pare, i sindaci non vogliono perdere denaro inutilmente.
    Ho ben presente il caso di un certo comune e le manovre di un certo ex-sindaco (che continua ancora a fare propaganda per il no) ma non mi pare che in circolazione ci siano tanti comuni con le casse così piene e/o con gestori così illuminati e privi di ‘amici’ da poter o voler fare scelte di lunghissimo periodo e di incerto gradimento elettorale.
    E comunque la legge non è certo stata scritta perché ne tragga vantaggio un ipotetico buon amministratore pubblico, neppure per sbaglio o di traverso.
    Quanto all’aumento delle tasse da parte dei comuni mi pare che non siano liberi neppure in questo senso, nonostante la trattativa nell’ambito del federalismo fiscale. Per questo i metodi “creativi” di gestione finanziaria e di alienazione degli ex-beni pubblici eventualemente rimasti hanno tanto successo.

I commenti sono chiusi.