la potenza della Rete (?)

Non so cosa succederà con questi referendum, anche se la mia impressione è che non si raggiungerà il quorum e l’affluenza sarà intorno al 45% (poi si sa che le mie previsioni sono utilissime per chi scommette contro). Non riesco a capire tutti quei politici di sinistra e dintorni che invece di volare basso gridano auspicando l’ultima spallata al governo, mostrando per l’ennesima volta la ragione per cui in Italia in genere i governi sono di destra; ma non è di questo che voglio parlare.
Se il quorum verrà effettivamente raggiunto, sono certo che lunedì sera saranno tutti a tessere lodi sperticate all’Internette, che ha permesso una grandissima mobilitazione popolare di massa con gli appelli a votare che appaiono da mesi, gli tsunami di messaggi tutti identici che riempiono a intervalli sempre più vicini, manco fossero le contrazioni preparto, la bacheca di Facebook, e le catene di sant’Antonio per email – un po’ meno di una volta, a dire il vero, il che prova l’utilità di FacciaLibro per la qualità della vita. Tutti questi inviti sono per QUATTRO SÌ, sia ben chiaro!
Epperò capita che tra i blog inizino a spuntare delle voci dissenzienti, che andranno a votare pur sapendo di fare il gioco del sì ma non sono così granitici, essendo per il NO ad alcuni quesiti, soprattutto sulla scheda gialla (divieto di profitti per l’acqua) e in parte sulla grigia (il nucleare). Di me sapevate già, e potreste anche lamentarvi che mfisk è un mio amichetto e non conta: però mi è capitato di vedere gente con cui ho poche o punte interazioni, come Francesco Costa e Stefano Ceccanti, prodursi in argomentazioni parecchio simili. (Phastidio va oltre, propugnando l’astensione). La parola chiave è “argomentare”: siamo tutti dei pericolosi intellettuali. Ma non preoccupatevi: siamo in Italia, e gli intellettuali faranno la solita ridicola fine. Sì, forse la Rete mostrerà la sua potenza: ma non sarà la Rete che noi vent’anni fa speravamo, quanto la trasposizione di Portobello.

Ultimo aggiornamento: 2011-06-07 10:36

24 pensieri su “la potenza della Rete (?)

  1. thomas morton

    mi sembra invece che sia a sinistra che a destra ultimamente si stia facendo un certo sforzo per depoliticizzare i referendum, il che indica una situazione di incertezza riguardo il raggiungimento del quorum (perché non ho dubbio alcuno che di pietro, in caso di vittoria, si metterebbe a chiedere le dimissioni del governo)

  2. .mau.

    a destra sicuramente, tanto che Silvio ha già “lasciato libertà di voto”. A sinistra, nonostante quanto affermato da Tonino, mi pare di no.

  3. mestesso

    Confesso che questo pippone l’ho capito poco.
    Il governo (ed a ricadere tutti i canali radiotelevisivi nazionali) cerca di pubblicizzare il meno possibile i referendum per far fallire il quorum (NON per votare in un senso o nell’altro, farlo fallire).
    Internette pubblicizza, nelle sue varie voci, i referendum, ed invita l’elettore a votare, in un senso o nell’altro, ma a votare. Per me questo è solo bene.
    In grandissima onestà, io però segnalerei che in Internette la maggioranza è per i sì, per quello che ho visto. Il che non significa mettere il bavaglio ai bloggherz che citi, semplicemente essere corretti. Quale è la soglia del fastidio, in altre parole? Dire che (i referendum passano ed i Si vincono) è una vittoria di Internette ha secondo me un grado di correlazione elevato, date le circostanze.

  4. Bob.Draco

    (da archiviare sotto “chissenefrega” e “update”) Io al momento sono su un sì e 3 schede bianche. Alla fine mi avete convinto che è moralmente giusto dare la possibilità di esprimersi. O meglio è immorale il contrario.

  5. evres

    medita su dove non si raggiungerà il quorum. Credo invece che si raggiungerà globalmente. Il sud, come al solito, sarà da trainare un poco.

  6. .mau.

    @mestesso: fastidio? dove? Provo a fare l’executive summary come un una slide di powerpoint:
    * questi referendum sono molto pubblicizzati in rete
    * quasi tutti quelli che ne parlano lo fanno per slogan e per votare quattro sì
    * ho visto un po’ di gente che argomentava e non avrebbe votato tutti sì
    * forse le masse avranno una qualche influenza, gli argomentatori sicuramente non ne avranno alcuna.

  7. marcoxa

    Caro .mau.
    ammetto di non aver letto i quesiti fino a due minuti fa. In particolare, sono andato a cercarli dopo aver letto nella tua notiziola che il Sen. Ceccanti (oltre al Fanfirenzi) voterà NO al secondo quesito sull’acqua. Da tempo seguo con molta attenzione le mosse del Sen. Ceccanti e – devo dire – mi trovo molto spesso in disaccordo (totale) con il suddetto. Anche in questo cosa sono in disaccordo con lui (il Fanfirenzi non fa testo da tempo, ma il Sen. Ceccanti no): non mi ha quindi sorpreso il fatto che, dopo aver letto l’Art. 154 in questione del DLGS 152/2006 (opera, se ben ricordo, dell’allora Ministro Lanzillotta) io abbia deciso che il SI al referendum in questione ci stia. Sono quindi in disaccordo con te e sul ragionamento che fa il Sen. Ceccanti (o meglio, chi gliel’ha suggerito; ed anche in questo caso sappiamo chi è; un suo compagno di merende parlamentari).
    L’abolizione della frase sulla “remunerazione adeguata” non impedisce affatto ai privati di regolare le tariffe come vogliono (come si evince anche dal seguito dell’Art. 154, nonostante il Sen. Ceccanti – uno che sostiene che il criterio di “rappresentanza” nelle società democratiche può anche non essere quello derivato dal principio “one head/one vote”; oltre a non sapere nulla del teorema di Arrow… ma divago – dicevo, il Sen. Ceccanti, fine giurista all’Azzeccagarbugli che mi ricorda quanto Riccardo er macellaro (W.S., Enrico VI, Parte II, 4 Atto, 2 Scena) avesse ragione :), probabilmente troverà i degli appigli sugli specchi per dissentire). Semplicemente toglie loro la garanzia del profitto a fronte di “investimenti di capitale” non meglio specificati. In altre parole, toglie loro una scusa per alzare le tariffe in modo spropositato così come è accaduto dalle parti di Latina ed altrove. NB, se la comunità volesse “sovvenzionare” un privato per intervenire in un mercato idrico non redditivo lo potrebbe sempre fare quando, in caso di gara (e sotto le condizioni di non-obbligatorietà risultanti dall’abrogazione delle norme del primo referendum sull’acqua), si reintroducesse nel capitolato la norma, ma localmente e sotto il controllo (con tutti i limiti) della comunità locale. Non importa quindi che ci sia un “ex-lege” nazionale.
    Morale della favola… Il Sen. Ceccanti è una persona da seguire attentamente, e da trattare come il Cacciari. Se non è d’accordo con me allora state sicuri che io ho ragione. Di sicuro funziona meglio :)
    A preust
    Ntuniott

  8. Mondo

    Guarda però il lato positivo: la rete è vero che non farà vincere il ragionamento, però permette di farlo conoscere ad un “grandissimo” numero di persone.
    Vero, saranno migliaia quelli che leggono solo “vota quattro sì perchè sì” e invece chi andrà a leggere le analisi ragionate saranno quattro gatti, in proporzione. Però sono fiducioso: stamattina ho pubblicato un mio tentativo di analisi (anche piuttosto lungo), l’ho semplicemente condiviso su facebook e in chat e nel giro di una giornata è stato ridiffuso da almeno ottanta persone.
    Sono pochissimi e non influiranno minimamente sugli esiti, il ragionamento non otterrà insomma esiti politici; però credo che ottenga esiti culturali, e moltissimi, a lungo termine, e questa potenzialità è immensamente amplificata dalla rete.
    Poi io non son nulla, figurati con chi è conosciuto e letto quotidianamente :-D

  9. .mau.

    @Mondo: io sono un vecchio pessimista, ma non credo che la ridiffusione possa sostituire il ragionamento, soprattutto oggi che basta un clic per farlo. È la stessa ragione per cui non firmo mai petizioni online; il loro valore è pari alla fatica necessaria per firmare.
    Pensi forse che tutti quelli che condividono i messaggi quotidiani di beppegrillo™ o di Travaglio li abbiano letti? Io no :-)

  10. .mau.

    il presidente di seggio tira madonne, ma tu puoi chiedere solo alcune schede, sì. Il quorum si fa su tutti i voti, validi e invalidi; anche le nulle contano per raggiungere il quorum

  11. m.fisk

    la cosa fu specificamente affrontata nella commissione dei Settantacinque: “Perassi prospetta l’opportunità di dire espressamente che non si tiene conto delle schede nulle e di quelle bianche, giacché tra le une e le altre vi è una differenza. Aggiunge che tale sua considerazione ha valore per stabilire la maggioranza.
    Fabbri ritiene che ci si possa limitare a dire «voti validi espressi».
    Il Presidente Terracini formulerebbe il secondo comma nel modo seguente:
    «La proposta sottoposta a referendum si intende approvata quando abbia raccolto la maggioranza dei voti validi espressi, purché abbiano partecipato alla votazione i due quinti degli aventi diritto».
    Lo pone ai voti.
    (È approvato).

  12. Lopo

    Ah, ecco :-) Perché l’articolo 75 dice: “La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.”

  13. m.fisk

    in effetti è divenuto “naturale” pensare che il 50% sia la soglia “naturale”; invece si tratta solo di un’asticella che si può porre dove si crede.

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