Scienziati e politici
Non ho problemi a dire che io avrei paura di un governo scientocratico (scusate l’ircocervo), nel quale fossero gli scienziati a decidere cosa bisogna fare. Se per quello, io sono anche contro il concetto di “ministro tecnico”: i tecnici devono sì esserci, ma all’interno dei ministeri. I ministri, però, devono essere politici, perché la politica è una cosa seria e non una roba da dopolavoro. Che la scienza sia neutrale o no è irrilevante, perché chi la mette in pratica sono gli scienziati, che sono tutto tranne che neutrali – come chiunque di noi, del resto – e soprattutto non hanno in genere le capacità di vedere più in là del qui-ed-ora e di mediazione che sarebbero richieste ai politici.
Il punto è che naturalmente il discorso di Barillari dell’altro giorno non è stato questo. Quando scrive
Se vogliamo fare un passo in avanti, allora politica e scienza devono eliminare tutti i conflitti di interesse per ricostruire un sano dialogo.
Oggi il politico fa lo scienziato e lo scienziato fa il politico. Non funziona.
non si rende conto che non ci sono conflitti di interesse, perché scienza e politica si occupano di cose diverse, e non ci può essere “dialogo”. Non è che il politico dica allo scienziato “mi fai uno studio su questa cosa qua, che mi interessa tanto?”, né lo scienziato può dire al politico “questa è la legge da fare, copia e promulga”. Quello che dovrebbe succedere è che lo scienziato presenta evidenze e il politico decide cosa fare avendo compreso il significato di quelle evidenze e allo stesso tempo comprendendo le conseguenze di una scelta oppure dell’altra. Da questo punto di vista è molto più coerente la ministra Grillo che dice «bisogna accettare le morti da morbillo». (No, io ritengo che non si debbano accettare, e d’altra parte la ministra stessa ha affermato che lei vaccinerà il figlio. Però la scelta di dire “meglio qualche morte da morbillo” è indubbiamente una scelta politica).
L’unica cosa che posso aggiungere, e che è anche il motivo per cui non solo non ho scritto subito ma non mi passa certo per la testa di rispondere a Barillari o chi per lui, è che non perdo tempo con chi aizza volontariamente la gente, né perdo tempo con i pecoroni pronti a copincollare insulti. È possibile che tra chi legge quei post ci siano anche persone genuinamente interessate a sapere: ma io non sono capace di rivolgermi a loro in quel contesto, mi spiace.

[Disclaimer: ho ricevuto una copia per recensione] Questo romanzo, o forse è più corretto dire racconto lungo (Seb Doubinsky, Missing Signal, Meerkat Press 2018, pag. 206, € 13,60, ISBN 9781946154125,
Alla visita di controllo dicevano che tutto andava bene, la retina si è riattaccata, il gas sta andando via, eccetera eccetera. Peccato che io continui a vedere a bitorzoli, nel senso che messa più o meno a fuoco una riga vedo un po’ di lettere, poi due o tre che formano una specie di dosso, e così via. Quando è arrivato il chirurgo mi ha fatto rifare la scansione oculare e ha bofonchiato agli specializzandi “fotoricettori”. A mia domanda specifica ha detto che potrebbero essersi rovinati, essendo la retina comunque fragile, e che bisogna aspettare per sapere che succederà :-(
[Disclaimer: ho ricevuto questo libro via il programma LibraryThing Early Reviewer] È buffo leggere un libro italiano (il titolo originale era Livido, ma credo sia fuori commercio) in una traduzione inglese. Ad ogni modo, questo libro (Francesco Verso, Nexhuman [Livido], 2018 [2013], pag. 228, € 4,24, 
