povera_matematica

i logaritmi di Fibonacci

Ieri il numero di Specchio allegato alla Stampa aveva tra gli altri un articolo di Piero Bianucci sulla creatività (“Ma la creatività si può costruire in laboratorio?”) Tra le immagini che corredano l’articolo c’è quella di un’opera di Mario Merz (no, non quella sulla Mole), che la didascalia afferma essere “ispirata ai logaritmi di Leonardo Fibonacci”. Logaritmi, sì. È proprio scritto così. Peccato che i numeri di Fibonacci non c’entrino nulla con i logaritmi, che sono stati sviluppati qualche secolo dopo.
Ma bastava già l’inizio dell’articolo a capire che c’era qualcosa che non va. Viene chiesto se siamo capaci a “fare quattro triangoli con tre matite”, dicendo poi che “i quattro triangoli saltano fuori se si dispongono le matite in tre dimensioni per formare un tetraedro”. Tutto bene, se non fosse che un tetraedro ha ovviamente sei spigoli e non quattro…
Ma io sono buono e voglio dare un suggerimento creativo per fare quattro triangoli con solamente tre matite. Basta disporle a forma di triangolo dopo averle usate per disegnarne altri tre!

y2005_io

in presa diretta

Per il resoconto della Fiera del Libro, dovrete aspettare domani – ammesso che riesca a svegliarmi a un’ora decente, cosa di cui dubito. Temo che nemmeno le gatte riusciranno a smuovermi.
Per tutti coloro che non riescono a resistere per la mancanza di mie notiziole, posso però annunciare uno scoop: sto scrivendo in trasferta, a casa del collega e amico dei bei tempi di Cselt: Ugo. Mi sono fermato a mangiare una pizza, salutare la sua gentil signora e i due pupi, e naturalmente due chiacchiere, anche se per una volta non ho portato la chitarra per ovvi motivi logistici…

y2005_io

non ci sono più le mezze stagioni

Ho spento il riscaldamento la settimana scorsa, e oggi sono riuscito a beccarmi uno di quei temporali estivi che vi raccomando, comprensivo di grandinata. Naturalmente ha iniziato a piovere dopo dieci minuti che ero uscito, mentre ero sull’Alzaia del Naviglio Pavese: in pratica l’unica cosa che potevo fare era cercare di arrivare sotto il ponte di via Cermenate. Peccato che l’asfalto sia molto liscio e tirava vento di fianco, e quindi la bici tendeva a scodare se appena pestavo sui pedali; e peccato che a un certo punto sia appunto iniziato a grandinare e mi vedevo i chicchi rimbalzare sulle cosce.
L’unica cosa buona è che da buon temporale estivo mi è bastato aspettare un quarto d’ora; ero naturalmente zuppo (niente giubbotto oggi, solo una maglia a maniche lunghe) ma fortunatamente nella borsa da bici avevo una t-shirt che ho indossato più o meno in stile Nick Kamen, togliendomi l’altra maglietta e mostrando il mio non certo possente torace.
Adesso mi sto prendendo un tè caldo :-)

y2005_io

Digestione pesante

Ieri ho preso al Calafuria una pizza con la GiusMan, ma pur non avendola nemmeno terminata, o forse per il quartino di bianco che l’accompagnava, la situazione non è stata delle migliori. Diciamo che dalle 3 alle 5 sono stato sveglio a cercare di spiegare al mio stomaco che forse la vita non era così brutta, alzarmi un paio di volte a bere – con Ariel e Momo subito dietro di me, sa mai che arrivi un po’ di pappa – mettermi al calcolatore a cercare di capire come mettere dei revision flag su un documento XML, leggiucchiare il libro del Wallace.
Adesso sto sudando tutta l’acqua di stanotte. Mah. Però la bici la piglio lo stesso.

sfrucugliate

trovate le differenze

(questo post apparirà tra qualche giorno… chi mi legge via feed dovebbe vederlo, per gli altri rimarrà perso un po’ sotto inizio pagina. Mi sembra giusto così: potere ai feed!)
Essendo io per natura un tipo curioso, verifico spesso da dove arrivino gli accessi al mio sito, dopo avere eliminato i famigerati “spam referrer”. Martedì scopro che una ventina di persone sono arrivate a leggermi da $noto_quotidiano_italiano. Apro la pagina che contiene il collegamento verso di me, e leggo che “avrei fatto il tifo” per Gianluca Neri nella questione di chi è stato il primo a fornire la notizia della leggibilità del rapporto sull’uccisione di Calipari, ma che “nel post emerge che i conti non tornano’. Scrivo allora a $giornalista facendo notare che avevo aggiornato il mio post domenica sera, indicando chiaramente che Indymedia ha postato il messaggio dieci ore prima di Neri, e che avevo aggiunto un mio commento sul fatto che non è tanto la primogenitura importante quanto il fatto che la notizia chez Macchianera era verificabile da tutti, a differenza del testo di Indymedia.
In effetti $giornalista ha modificato il suo testo, come si può vedere: (primadopo. Le cache sono utilissime per recuperare vecchie versioni di una pagina…). Resta però un simpatico punto. Nel mio messaggio avevo anche fatto notare come l’articolo di slashdot citato nella pagina in questione non fosse apparso all’alba ma a metà pomeriggio, dimostrando come a seconda se uno si fosse loggato oppure no vedeva l’ora come 15:43 (Europa centrale) o 9:43 (East Coast). Quella parte non è stata toccata, però; forse perché era un asse portante dell’articolo relativo, che è apparso sulla versione cartacea di $noto_quotidiano_italiano? Io mi sono stancato di investigare, provateci voi.

y2005_pipponi

Piazza Fontana e spese processuali

La parola definitiva sembra essere “nessun colpevole, quindi chi ha voluto questo processo – le parti civili – paghi le spese processuali”.
Non entro nel merito dell’assoluzione perché non ho letto la sentenza. Sono abbastanza vecchio per avere dei ricordi televisivi del giorno della strage, ho seguito più o meno la storia a partire da Valpreda (con lo spinoff Pinelli-Calabresi-Sofri), Freda e Ventura, il trasferimento a Catanzaro del primo processo, mi è venuto un mezzo colpo vent’anni dopo quando in una gita a Milano scoprii dove si trova piazza Fontana, ma nulla più.
Quello che però non mi torna è la logica della beffa della richiesta delle spese. Non stiamo parlando di una denuncia fatta in prima persona, dove in effetti si potrebbe dire “ci hai fatto perdere tempo e soldi per nulla, e quindi è giusto che tu paghi”, ma di una “associazione all’accusa”. Mi sembra una cosa piuttosto diversa: eppure il risultato sembra lo stesso. I misteri in Italia sono tanti.

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