Se questa è una campagna pubblicitaria

una delle immagini della campagna pubblicitaria unitoHo letto l’articolo del Post sui poster della campagna pubblicitaria dell’università di Torino; ho letto il comunicato di Coordinamento UniTo, che non ho ben capito chi siano (C’è solo scritto “Questo blog ospita informazioni su ricercatori, studenti, dottorandi, precari, bibliocooperativisti, tecnici, amministrativi e professori in movimento per migliorare l’Università di Torino (UniTo).”). Ho letto la nota dell’Università, che anch’essa non dice molto. E io che dico?

Ho messo qui l’immagine di un altro “testimonial” della campagna per far capire meglio di che si tratta. Quella di Primo Levi, per completezza, dice “Matricola nel 1937 / Se questo è un uomo nel 1947 / Anche la tua storia inizia qui”. Posso dire che i claim non sono poi così divertenti, non so quanto senso abbia prendere gli alumni di un tempo (ormai morti) per il “passato”, ma la polemica sulla “matricola” mi pare abbastanza pretestuosa. Più che altro io avrei scritto “immatricolato nel 1937” o meglio ancora “laureato in chimica: 1937-1941”, come per Eco “laureato in filosofia: 1950-1954”. Poi vogliamo dire che l’università in quegli anni tollerava a malapena gli ebrei, tanto che anche nel certificato di laurea è bollato come tale? L’università deve far finta di niente e non parlare di lui? Mah.

Ultimo aggiornamento:: 2026-06-24

7 commenti su “Se questa è una campagna pubblicitaria”

  1. Certo che i comunicatori dell’Università di Torino hanno un umorismo non proprio irresistibile: quella su Levi ricorda le peggiori di Taffo (che ne fa anche di riuscitissime, ma ogni tanto certi scivoloni :) ).

  2. Penso che sul piano della pubblicità e della comunicazione sia una campagna pessima. Eppure ne avrebbero avute di cose belle da far notare proprio a partire da Primo Levi!
    Ad esempio che il tale ente applicava con cura le leggi (razziali o meno), che i corsi di lingue possono essere essenziali per sopravvivere nei campi di concentramento, che ai professori che si ribellano al fascismo è praticamente assicurato di avere un parco pubblico a loro nome sia pure non subito, che il tale ente è saltuariamente accusato di collaborare con criminali di vario tipo senza operare alcuna discriminazione ideologica o razziale, che la scritta “razza ebraica” sulla laurea in realtà consentiva un accesso privilegiato al precariato anticipando così le tendenze più moderne nell’ambito del lavoro accademico, ecc.

  3. Leo Rotundo

    Qualche considerazione sul manifesto di Primo Levi. E’ inefficace anche dal punto di vista del messaggio pubblicitario e inoltre chi l’ha fatta dimostra di non conoscere Primo Levi. Utilizza infatti la sua figura in modo stereotipato ricordando la sua testimonianza sui campi di concentramento che è difficile mettere in relazione con la sua laurea torinese in Chimica che tra l’altro nemmeno viene citata. Primo Levi,, prima che uno scrittore, era un valentissimo chimico, aveva una vera mentalità scientifica. Affermava di aver vissuto come un’esperienza liberatoria e straordinaria lo studio delle materie scientifiche nella facoltà di Chimica torinese dopo la deludente esperienza del Liceo egemonizzato dalle materie umanistiche e dalla retorica dell’epoca. Primo Levi affermava inoltre che nonostante le restrizioni delle leggi razziali aveva sentito dalla sua parte i suoi professori quasi tutti vagamente antifascisti ed anche i compagni di corso e questo certamente, diceva, aveva contribuito a farlo laureare con lode. Insomma ce n’era di carne al fuoco.

    1. Perché è difficile mettere in relazione la sua testimonianza sui campi di sterminio e la sua laurea in chimica? Se l’ha potuta raccontare è essenzialmente per due ragioni: la conoscenza del tedesco e la conoscenza della chimica.

      Un po’ come se sappiamo che inferno furono i campi di sterminio di Pol Pot lo dobbiamo a quella dozzina (dozzina! Numeri che fanno impallidire anche Auschwitz) di sopravvissuti, solo perché erano meccanici o pittori, utili al regime. Altrimenti avremmo solo dei cadaveri e nessuna contezza delle crudeltà perpetrate.

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