Palazzo Citterio
Dopo non so quanti decenni, e una finta inaugurazione un paio d’anni fa, finalmente Brera ha potuto allargarsi con l’adiacente Palazzo Citterio. Anna e io siamo andati a visitarlo, per curiosità.
Sicuramente la struttura è stata restaurata in maniera molto interessante, con gli scaloni interni (e gli ascensori) che portano ai vari piani. Anche il tempietto nella corte, struttura lignea donata dal Salone del Mobile e collocata appunto nella corte, secondo me è molto carino.
Per quanto riguarda le opere, niente da eccepire sulla qualità: tra le altre, segnalo Fiumana di Pelizza da Volpedo e La cité des promesses di Alberto Savinio che a me è piaciuta particolarmente, per lo stile molto personale. Ho invece dei dubbi sulla scelta di allestire il piano nobile, e quindi praticamente la maggior parte del museo, non secondo un percorso temporale ma diviso tra le due collezioni Jesi (quelli del caffè, che abitarono a Palazzo Citterio) e Vitali. Soprattutto quest’ultima è così eclettica che a mio parere lascia il visitatore perplesso. Per le mostre temporanee, Anteguerra. Avant-guerre. Pre-war. Vorkriegszeit di Pietro Geranzani a me non ha detto proprio nulla, tanto che me ne ero dimenticato: invece l’installazione di Chiara Dynys Once Again è davvero suggestiva e in un certo senso ipnotica.
Dopo la visita, mi è rimasta l’impressione che Brera stia usando Palazzo Citterio come repository per le opere che non sapeva più dove mettere: probabilmente la soluzione migliore è visitare tutto il complesso, compresa la Pinacoteca, per avere una visione più completa.

[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
[Disclaimer: Ho ricevuto una copia per recensione]
Cos’è una dimostrazione? Non è così semplice come sembra a prima vista, nemmeno se ci limitiamo alla matematica. Kucharski fa l’esempio di Weierstrass, che ha costruito funzioni “mostruose” facendo vedere che Cauchy aveva sbagliato le sue dimostrazioni. Ma non è la matematica il tema principale del libro: Kucharski spazia con esempi di tutti i tipi. Abraham Lincoln si mette a studiare da solo Euclide perché ritiene che anche in tribunale bisogna arrivare ad essere certi “al di là di ogni RAGIONEVOLE dubbio” ai fondamenti della statistica. Gosset (quello del test t0Student) e Pearson che sviluppano la statistica dove non si può “dimostrare” un risultato ma si può solo avere una stima di quanto esso sia coerente con l’ipotesi. I tanti esempi sul Covid (Kucharski è stato un consulente scientifico per la gestione della pandemia in UK) mostrano che spesso non abbiamo controfattuali per dimostrare che l’approccio scelto fosse il migliore. Leggendo il libro, potete vedere come la matematica non sia un sistema granitico come potrebbe sembrare a prima vista, ma qualcosa di calato nel mondo.
L’arte contemporanea ha un problema di base: non sempre la capisci. E ha un problema correlato: se leggi le spiegazioni sei certo di capire ancora di meno. La visita che Anna e io abbiamo fatto all’Hangar Bicocca ci ha dato, diciamo, reazioni miste.
Da ragazzo non ho mai partecipato alle gare di matematica, ammesso che in Italia se ne facessero. Ne ho fatta qualcuna da adulto, ma sempre senza studiare nulla, come è mia abitudine inveterata. Se però qualcuno fosse interessato a saper risolvere i problemi delle gare di matematica – cosa diversa dall’imparare la matematica: per risolvere i problemi bisogna soprattutto imparare i trucchi del mestiere – questo testo è sicuramente utile. Douglas Faires ha raggruppato per tema i problemi più interessanti delle gare di matematica per gli studenti statunitensi; ma soprattutto ogni capitolo comincia con una spiegazione di cosa il partecipante si potrà aspettare in questi problemi e alcuni esempi di problemi con lo svolgimento immediatamente successivo al testo, per dare l’idea di come approcciarli. Avere per ciascun problema un numero finito di possibilità tra cui scegliere la soluzione serve nelle gare, dove il tempo a disposizione è poco: se uno è più interessato a risolvere i problemi può anche evitare di considerarle. L’unica pecca che vedo è che avere dieci problemi per capitolo sullo stesso tema diventa un po’ noioso verso la fine.