Math Without Numbers (ebook)
[Il vantaggio di leggere una review copy è che lo posso recensire prima ancora che esca :-)]
Nelle note finali, l’autore è descritto come un ragazzo prodigio che “ha lavorato per tre compagnie high tech, due banche e un senatore per poi dedicarsi all’insegnamento compiuti i 19 anni”. Generalmente una presentazione di questo genere non mi mette affatto in una buona predisposizione: ma in questo caso (Milo Beckman, Math Without Numbers, Dutton 2021, pag. 205, € 10.81, ISBN 9781524745554) riconosco che il libro merita davvero. Tenete conto che, numeri o non numeri, questo non è un libro che spiega la matematica. Esso racconta in fatti un po’ di idee di matematica che stanno al di fuori di quello che si studia a scuola, come del resto indicato sin dall’inizio con l'”albero della conoscenza” (tra l’altro, i disegni di m erazo aumentano il fascino del testo), ma senza pretese di spiegare come funzionano, per l’ottima ragione che servirebbe molto più spazio. Questo significa insomma che anche chi ha paura della matematica può apprezzarlo, proprio perché non “si fa” matematica. Proprio per questo la sezione finale, con la teoria del tutto tradotta come “l’universo è una struttura matematica”, è un po’ spiazzante per chi è abituato a vedere di solito la divulgazione fisica, ma ha il suo senso nel contesto. La parte più debole è probabilmente il dialogo sui fondamenti della matematica, che potrebbe venire a noia a molti: la cosa buffa è che a quanto pare c’è però tutta una corrente di scrittori che ritiene che i fondamenti devono essere spiegati con i dialoghi. Avevo letto il libro di Imre Toth No! che è appunto un dialogo; mentre leggevo questo libro ho anche scoperto che un’ottantina di anni fa Arend Heyting cominciò il suo libro sull’intuizionismo con un dialogo a cinque voci. (Ma tutta questa è filosofia della matematica, non matematica…). Per la cronaca, il titolo del numero è corretto: Beckman non usa numeri ma li scrive in lettere. Quindi per esempio la superficie di una sfera è S-two, e non S²; e riesce persino a fare una dimostrazione del fatto che i numeri reali sono più dei razionali senza usare numeri. Niente male…
Ultimo aggiornamento: 2021-06-10 18:22

Vabbè, il titolo ufficiale di questo libro (Carlo Toffalori,
Ultimo volume della raccolta dei racconti di Clarke, qui (Arthur C. Clarke, Terra e spazio vol. 4, Urania Collezione 200, pag. 373, € 6,90, trad. vari) partiamo dal 1960 in poi, stranamente non in ordine cronologico. La vena scientifica appare al massimo: pensate a Vento solare, con le navi spinte dalle vele che catturano la pressione del sole, o La creatura degli abissi, dove si propone di generare elettricità dalla differenza di temperatura tra l’acqua marina superficiale e quella dei fondali (beh, in effetti questa idea non è ancora stata proposta in pratica). Oramai la Luna conta poco, e si può andare su Marte o addirittura su Giove (“Incontro con Medusa”), se non addirittura verso le stelle (“Il continuum del filo”, non mi aspettavo un racconto così bello scritto da Clarke nel 1997). Certo che se in quarta di copertina si parla del racconto “Gli anelli di Saturano” uno può chiedersi quale possa essere la cura nella progettazione; a parte le traduzioni di Abramo Luraschi dove ogni tanto la grammatica salta, come fa Enzo Verrengia a tradurre “for each pound of payload” (presumo) con “per mezzo chilo di carico utile”? Lui compra le cose a mezzi chili?
Premessa: io amo dire di avere studiato armonia sulle canzoni dei Beatles. In realtà una quarantina abbondante di anni fa avevo letto una buona metà del Rimsky-Korsakov, senza capirci davvero molto. Insomma si può dire che sono un falso principiante. Il mio problema con questo libro (Massimo Colombo,
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al
La cosa buffa dell’edizione di questo libro (Alberto Alessi, La fabbrica dei sogni, Electa 2003 [1998], pag. 128, s.i.p.) che ho preso direttamente dallo spaccio Alessi di Omegna è che non ha un ISBN ma un EAN da prodotto vero e proprio. Se non ho capito male, dopo l’edizione hardback di Electa il signor Alessi si è fatto stampare un’edizione di dimensioni ridotte da offrire ai suoi clienti. Diciamo che il testo è molto piacione, ma oltre a vedere il catalogo Alessi dello scorso millennio si riesce anche ad avere un’idea di come pensino i designer.
Da una decina d’anni o giù di lì la filosofia della matematica ha cominciato a incuriosirmi. Mentre la filosofia della scienza è abbastanza nota almeno a chi mastica un po’ di questi temi – Popper, Kuhn, Feyerabend sono nomi che si sentono in giro – il corrispondente matematico si ferma di solito ai fondamenti o al più a Bertrand Russell. Ho preso così questo libro (Frédéric Patras,
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al