Matematici da epurare (libro)
Dopo la fine del fascismo ci sarebbe dovuta essere un’epurazione: eliminare le figure compromesse con il regime per ripartire da capo. La teoria era chiara: la pratica avrebbe lasciato sguarnita praticamente tutta la macchina statale ma anche quella privata, e così in pochi anni – dal 1943 al 1946 – finì quasi tutto a tarallucci e vino. Guerraggio e Nastasi partono col raccontare questa parabola politica, per poi dedicarsi in questo libro (Angelo Guerraggio e Pietro Nastasi, Matematici da epurare : I matematici italiani tra fascismo e democrazia, Egea 2018, pag. 262, € 22,50, ISBN 9788823845817) alle figure dei “matematici del regime”, con qualche deviazione verso altri scienziati. Se vi chiedete che cosa possono avere fatto di così fascista i matematici, non avete idea di cosa si faccia in matematica :-) Il risultato finale è stato “tutti assolti”, alla peggio dopo una prima condanna a cui seguirono vari ricorsi con gli epurandi che si arrampicavano sugli specchi e le nuove commissioni che chiudevano un occhio se non due. Gli autori rimarcano come poi ci fu un fortissimo spirito di corpo nell’università, anche tra docenti di idee politiche diverse; l’unica eccezione fu Guido Castelnuovo. Io sapevo delle storie di Severi e Picone (quest’ultimo viene descritto come un amante delle vetrine più che un vero fascistone), mentre non conoscevo per esempio Bompiani, che pure dopo la guerra ha continuato imperturbabile a essere presidente dell’Unione Matematica Italiana. È vero che tutti costoro erano già professori ordinari prima del fascismo; ma le testimonianze raccolte, anche al netto della retorica del Ventennio, non mostrano una pura adesione di facciata… Ad ogni modo le cose andarono così, e non poteva forse esserci nulla di diverso visto cosa successe negli altri campi. Per quanto riguarda la matematica, nel breve periodo avemmo una continuità che permise di proseguire le ricerche; ma gli autori ipotizzano che nel medio-lungo termine gli svantaggi furono maggiori, non avendo l’Italia avuto la possibilità di un vero ricambio non solo generazionale ma anche di idee. Peccato per qualche refuso che è rimasto nel testo.

(ok, forse il vero titolo è a²+b²=c², ma lasciamo quell’altro) Stavolta Bottazzini non mi è piaciuto molto. In questo libretto (Umberto Bottazzini,
Una vecchia vignetta mostrava due cani parlare, uno accucciato e l’altro alla tastiera che diceva all’altro “Su internet nessuno può sapere che sei un cane”. Oggi la vignetta dovrebbe essere aggiornata con un computer che digita “Su internet nessuno può sapere se tu esisti davvero”. In questo libro (Viola Bachini e Fabrizio Tesconi,
Dirk Gently è l’investigatore olistico che Douglas Adams ideò quando si stufò di scrivere la Guida. Il suo peculiare modo di indagare – ritiene che tutto ciò che accade sia intrinsecamente connesso – fa sì che le cose più improbabili si incastrino alla perfezione nel racconto. Da questo punto di vista direi che in questa graphic novel (Ryall Akins e Kyriazis,
Tra le tante opere famose di Verne, non avevo mai letto Viaggio al centro della terra: come mi capita ultimamente, ho preso la palla al balzo per verificare che mio figlio lo stesse davvero leggendo e comprendendo. Devo concordare con quanto scrive Philip Ball, che stavo leggendo in contemporanea e che ritiene che le opere di H.G. Wells abbiano retto molto meglio il passaggio del tempo: se devi scrivere fantascienza è meglio evitare di mettere troppa scienza (come succede nella odierna hard SF). Il libro (Jules Verne,
Di per sé non ho nulla contro un libro di curiosità sui numeri; in fin dei conti ne ho scritto uno anch’io. In questo caso (Jamie Buchan,
Romanzo ambientato nella Sicilia del 1934, questo libro (Franco Forte e Vincenzo Vizzini,
Nella storia della fantascienza sono noti i cosiddetti “juveniles” di Heinlein: racconti dove il protagonista è un giovane ragazzo (rigorosamente maschio, ricordiamoci che stiamo parlando di libri scritti tra il 1947 e il 1958) che fa cose ” da adulti”. Definirli banalmente “libri per ragazzi” è riduttivo: Heinlein li scrisse per un pubblico di tutte le età, e la differenza principale con i romanzi per così dire standard è solo nella possibilità di un giovane lettore di immedesimarsi con i protagonisti. Ecco: in questo caso (Isolde Fulke,