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La ribellione del numero (libro)

Più di trent’anni fa io lessi questo libro (Paolo Zellini, La ribellione del numero, Adelphi 1985, pag. 274, ISBN 9788845906299) e non ci capii nulla. Ora, forte di una conoscenza un po’ migliore della storia e della filosofia della matematica, mi sono nuovamente cimentato, ma i risultati non sono stati molto migliori. Sicuramente sapevo come muovermi tra la maggior parte delle citazioni, e quasi tutti i nomi non mi erano ignoti. Però mi è restata questa sensazione di non riuscire a capire dove Zellini voleva andare a parare. Certo, ora mi è chiaro che dal suo punto di vista la “crisi dei fondamenti” non è stata affatto tale: la “libertà” completa che i matematici di fine ‘800 volevano avere non esiste e non può esistere, ma il fatto stesso che la matematica non possa essere completamente formalizzata lascia un tipo di libertà del tutto diverso e probabilmente più interessante. (Se si riuscisse a dimostrare tutto, che farebbero poi i matematici?) Ma è probabile che nel testo ci sia molta roba in più che però a me risulta irraggiungibile.

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Il segno dei quattro (libro)

Sempre a causa delle letture estive assegnate a mio figlio, ho ripreso in mano questo secondo libro di Sherlock Holmes (Arthur Conan Doyle, Il segno dei quattro [The Sign of the Four], Newton Compton 2014 [1990], pag. 159, € 4,90, ISBN 9788854172173, trad. Nicoletta Rosati Bizzotto), che sicuramente lessi una trentina di anni fa, non ricordo se in italiano o in inglese. Devo dire che a distanza di tutto questo tempo ho trovato la trama molto peggiore di quanto mi ricordassi. È possibile che Conan Doyle riuscisse meglio nei racconti holmesiani, oppure nei libri più d’avventura come quelli con il professor Challenger: qui la struttura del testo fa parecchio acqua, e i punti divertenti sono davvero pochi. Buona la traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto.

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Diamo i numeri? (libro)

Conoscevo Ziegler per il suo LIBRO (il maiuscolo è doveroso) sulle più belle dimostrazioni matematiche. In questo caso (Günther M. Ziegler, Diamo i numeri? : Storie dal mondo della matematica [Darf ich Zahlen?], Castelvecchi 2015 [2010], pag. 246, € 16.50, ISBN 9788869442407, trad. Natascia Pennacchietti) il testo è molto più leggero; Ziegler racconta un po’ di aneddoti di carattere matematico, alcuni che conoscevo e parecchi altri no, in uno stile pensato per chi matematico non è però è curioso. Andrebbe tutto bene se la traduzione di Natascia Pennacchietti non avesse rovinato tutto. Ci sono frasi che sono assolutamente incomprensibili; altre traduzioni possono essere aggiustate solo da chi sa di cosa si sta parlando e quindi rimette a posto un testo zoppicante. Il libro si trova ormai a metà prezzo perché evidentemente è stato ritirato: non faccio fatica a capire il perché.

Ultimo aggiornamento: 2021-11-11 13:20

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I misteri dell’ipercubo (libro)

Secondo romanzo di Castellani, in questo libro (Tommaso Castellani, I misteri dell’ipercubo : Un’avventura matematica a più dimensioni, Dedalo 2020, pag. 160, € 15, ISBN 9788822041821) ritroviamo Giulio e Ivano che sono al mare in un campeggio dove a un certo punto arriva un Giustiziere che sembra riparare i piccoli torti subiti; i ragazzi lì presenti cercano di capire chi possa essere, in mezzo a tutte le cose che un gruppetto di preadolescenti può fare quando non è guardato a vista. Il tutto con un’ambientazione indubbiamente geometrica, con i due amici che cominciano a fare una mappa delle spiagge della zona e continuano scoprendo dal loro libro di matematica l’esistenza di dimensioni superiori alla terza e persino frazionarie. Non posso ovviamente rivelare chi sia il Giustiziere; posso però dire che il libro rende molto bene l’idea dei dubbi che può avere un ragazzino, indipendentemente dal “condimento matematico” che viene assorbito quasi per osmosi.

Ultimo aggiornamento: 2021-11-08 15:25

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La scienza dello storytelling (libro)

copertina Premessa: questo libro (William Storr, La scienza dello storytelling : Come le storie incantano il cervello [The Science of Storytelling], Codice 2020 [2019], pag. 247, € 24, ISBN 9788875788766, trad. Daria Restani) non è sullo storytelling. C’è qualcosa nell’appendice, con la teorizzazione delle cinque parti di cui i libri sono composti e la lettura di come si può migliorare un’idea di base; ma il vero tema è quello letteralmente indicato dal titolo: cosa ci dice la scienza sul fatto che noi umani amiamo raccontarci delle storie. Devo dire che l’immagine iniziale, dove Storr fa notare che noi non vediamo / sentiamo nulla ma è il nostro cervello che semplicemente impara a “farsi dei film”, è stata per me davvero rivelatrice. Più debole invece la parte finale, forse perché un po’ troppo ripetitiva riguardo agli esempi di opere lette dal punto di vista dello storytelling. Nella traduzione di Daria Restani mi lasciano dubbioso alcune scelte stilistiche, come il “piuttosto che” alla milanese nell’introduzione.

Ultimo aggiornamento: 2021-11-06 13:10

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The Raven’s Hat (libro)

Ci sono problemi matematici che sono a prima vista impossibili da risolvere. Una delle cose davvero belle della matematica – your mileage may vary, come dicono gli anglofoni… – è che se si riscrive il problema in modo diverso ma equivalente si può scoprire che la soluzione non è poi così difficile: non dico che siamo all’uovo di Colombo, ma quasi. Bene: questo libro (Jonas Peters e Nicolai Meinshausen, The Raven’s Hat : Fallen Pictures, Rising Sequences, and Other Mathematical Games, The MIT Press 2021, pag. 177, € 24,95, ISBN 9780262044516) fa proprio questo, portando passo passo il lettore a scoprire non solo la soluzione ma anche la matematica che sta dietro di essa. Le competenze richieste sono quelle della fine delle scuole superiori: in realtà si va più avanti, ma le numerose appendici servono a spiegare le nozioni non standard, che comunque non sono certo a livello universitario. Secondo me questo libro è imprescindibile per chi vuole capire davvero perché la matematica è bella. L’ultimo capitolo, con la storia del quadro che casca togliendo uno qualunque dei chiodi a cui è appeso, secondo me ha dell’incredibile…

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L’arte di pensare(libro)

Questo libro (Gabriele Lolli e Francesco Saverio Tortoriello (ed.), L’arte di pensare : matematica e filosofia, Utet Universitaria 2020, pag. 194, € , ISBN 9788860086006) raccoglie (in parte) gli atti di un convegno tenutosi nel 2018 a Salerno sulla necessità dell’insegnamento della filosofia della matematica nel liceo matematico (che non sapevo neppure esistesse…). Gli autori seguono naturalmente temi diversi, e le mie competenze nel campo non sono certo eccelse, quindi i giudizi sono molto personali.
Molinini è molto più legato alla filosofia vera e propria, e io non ho capito praticamente nulla del suo intervento sulla natura aristotelica della comprensione matematica. Più o meno lo stesso mi è capitato con Piazza e la comprensione matematica in Platone, anche se qui almeno sono riuscito a seguire il discorso e capire perché non possiamo dire che Platone è platonista. Molto più interessante almeno per me il testo di Panza sull’evoluzione della definizione di continuo e continuità, con la cesura tra i due concetti che comincia ad arrivare con Leibniz (non Newton!) anche se secondo alcuni si potrebbe stare tornando a un aristotelismo. Saito direi che fa qualcosa di quasi filologico, mostrando come il concetto di Euclide e Archimede dell'”antipeponthasin” (la “proporzionalità inversa”) potrebbe essere stato reso male dai commentatori e traduttori, almeno a giudicare dall’uso molto specifico negli Elementi. Lolli è Lolli, e quindi ce l’ha con i matematici e in questo caso anche con i divulgatori dei teoremi di Gödel che a suo dire non hanno capito nulla e hanno applicato il teorema in modo becero e inesatto, ma ha il grande vantaggio di dare una definizione precisa dei teoremi di incompletezza; Sereni riprende i concetti di Frege (per lui fondamentalmente un kantiano) e Dedekind su cosa sono i numeri, mostra come essi abbiano portato rispettivamente al neo-logicismo e allo strutturalismo, e afferma che nonostante la vittoria attuale del secondo il primo ha parecchie frecce al suo arco, indebolendo un po’ la struttura fregeiana per evitare il paradosso di Russell. In definitiva, un testo per interessati alla materia… e non so quanta di questa roba potrebbe essere riadattata per i liceali!

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Best of British Science Fiction 2020 (ebook)

[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing] Di solito apprezzo molto le antologie di racconti fantascientifici britannici pubblicati dalla Newcon Prss. Stavolta (Donna Scott (ed.), Best of British Science Fiction 2020, Newcon Press 2021, pag. 280, Lst 19.08, ISBN 9781912950997) però sono stato un po’ deluso. Probabilmente la colpa è dell’anno 2020 e della pandemia: ho notato che molti dei racconti sono piuttosto tetri, anche se la curatrice ha affermato di avere fatto una cernita per ridurre quelli direttamente legati al presente. I racconti che mi sono piaciuti di più: Infinite Tea in the Demara Café di Ida Keogh, The Savages di David Gullen (non sono sicuro di averlo capito, ma l’idea è davvero strana), Lazarus, Unbound di Liam Hogan (secondo me potrebbe diventare un romanzo breve), Infectious di Liz Williams, Panspermia High di Eric Brown (davvero divertente), Variations on Heisenberg’s Third Concerto di Eleanor R. Wood (un nuovo modo di considerare il multiverso), What Happened to 70? di C.R. Berry (occorre molta sospensione dell’incredulità, ma l’idea è carina), The Good Shepherd di Stewart Hotston (forse il migliore della raccolta), Pineapples Are Not the Only Bromeliad di RB Kelly (una tresca è una tresca) and Like Clocks Work di Andi C Buchanan. Nota di demerito per Brave New World, by Oscar Wilde di Ian Watson; l’idea era fantastica, ma la realizzazione no.

Ultimo aggiornamento: 2022-01-02 22:27

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