Keplero (libro)
Codice ha fatto davvero bene a pubblicare una nuova edizione di questo libro (Anna Maria Lombardi, Keplero : Una biografia scientifica, Codice 2020² [2008], pag. 240, € 18, ISBN 9788875788940), dove Anna Maria Lombardi nella cornice di una biografia di Johannes Kepler fa un lavorone per farci capire la modernità del grande astronomo. I classici ricordi in pillole che abbiamo dai tempi delle scuole superiori si possono sintetizzare in “Keplero ha enunciato le tre leggi sul moto dei pianeti, che hanno permesso al sistema copernicano di affermarsi definitivamente; però l’ha fatto quasi per sbaglio, visto che era ancora imbevuto di aristotelismo e credeva negli oroscopi”. Su quest’ultimo punto, gli oroscopi li faceva per guadagnarci qualcosa. Sul resto si scopre che Keplero era sì guidato da principi geometrici più che aristotelici; ma era ancora più guidato dalle osservazioni, e soprattutto aveva un’idea ai tempi davvero rivoluzionaria: le leggi dell’astronomia dovevano essere ricavate dall’applicazione di principi dimostrabili, e non con ipotesi a priori come per Aristotele. La differenza è enorme: non siamo ancora all'”hypotheses non fingo” newtoniano, ma Keplero costringe sé stesso a scartare le ipotesi che gli sarebbero piaciute da un punto di vista teorico (nel senso aristotelico) ma non funzionano in pratica. Le orbite ellittiche derivano proprio da questo, così come la terza legge che per lui è soddisfacente per il rapporto 3:2 che è “musicale” ma soprattutto perché dimostra allo stesso tempo che i pianeti non seguono orbite casuali ma secondo delle leggi e che il sistema copernicano è superiore a quello tolemaico non tanto per la precisione maggiore quanto per la maggiore sua logicità.
Il tutto accade in mezzo alle lotte di religione (Keplero era luterano, anche se probabilmente non così ortodosso) e soprattutto la guerra dei trent’anni e al processo per stregoneria contro sua madre. In pratica in un solo libro trovate una biografia avvincente e un manuale di storia della scienza: che volete di più?

Stefano Bartezzaghi continua nella sua immane opera di costruire una semiotica della creatività. Con questo suo nuovo lavoro (Stefano Bartezzaghi,
Dopo il successo di Matematica rock, Paolo Alessandrini torna con un altro ottimo testo. Se foste curiosi, le “bestie” del libro (Paolo Alessandrini,
Raccolta postuma delle lezioni tenute subito dopo la seconda guerra mondiale, questo libro (Ludovico Geymonat,
Credo che la miglior definizione di questo libro (Hervé Le Tellier,
Più di trent’anni fa io lessi questo libro (Paolo Zellini, La ribellione del numero, Adelphi 1985, pag. 274, ISBN 9788845906299) e non ci capii nulla. Ora, forte di una conoscenza un po’ migliore della storia e della filosofia della matematica, mi sono nuovamente cimentato, ma i risultati non sono stati molto migliori. Sicuramente sapevo come muovermi tra la maggior parte delle citazioni, e quasi tutti i nomi non mi erano ignoti. Però mi è restata questa sensazione di non riuscire a capire dove Zellini voleva andare a parare. Certo, ora mi è chiaro che dal suo punto di vista la “crisi dei fondamenti” non è stata affatto tale: la “libertà” completa che i matematici di fine ‘800 volevano avere non esiste e non può esistere, ma il fatto stesso che la matematica non possa essere completamente formalizzata lascia un tipo di libertà del tutto diverso e probabilmente più interessante. (Se si riuscisse a dimostrare tutto, che farebbero poi i matematici?) Ma è probabile che nel testo ci sia molta roba in più che però a me risulta irraggiungibile.
Sempre a causa delle letture estive assegnate a mio figlio, ho ripreso in mano questo secondo libro di Sherlock Holmes (Arthur Conan Doyle,
Conoscevo Ziegler per il suo LIBRO (il maiuscolo è doveroso) sulle più belle dimostrazioni matematiche. In questo caso (Günther M. Ziegler,