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pipponi, pipponi-2016

Notizie che non lo erano: la moneta tedesca da 5 euro

Stamattina mi è rimbalzata su Facebook una notizia di TGCom secondo cui la Bundesbank avrebbe coniato “una moneta da cinque euro, che potrà essere usata solo in Germania”; e subito i commentatori hanno cominciato a dire “sono i primi tentativi per uscire dall’euro”, “chissà che sarebbe accaduto se l’avessero fatto i greci” e via discorrendo.
Ora, la notizia è verissima, come può vedere chiunque sul sito della Bundesbank. Quello che non sembra essere stato compreso è che quelle sono monete da collezione, coniate dalle varie nazioni europee – per l’Italia dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – e che appunto avrebbero valore legale solo nella nazione emittente, anche se in realtà nessuno le usa davvero. Per dire, l’anno scorso c’è stata una diatriba tra Francia e Belgio su una commemorazione della battaglia di Waterloo: la Francia si è lamentata perché non voleva che il Belgio facesse una moneta commemorativa da due euro (che invece può circolare su tutta la zona euro) e quelli hanno replicato con una moneta da 2,5 euro. Al limite mi stupisce che ne coniino due milioni di esemplari: ma visto che le monete in oro da 20 euro le coniano in 200.000 esemplari per anno, magari la cosa ci può stare.
Io non sono un esperto numismatico, ma queste nozioni sono abbastanza note. Solo su Facebook (e su TGCom) si perdono…

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Carnevale della matematica #96: GOTO MaddMaths!

Questo mese, come è d’abitudine per aprile (mese della consapevolezza matematica), il Carnevale della matematica è ospitato dagli amici di MaddMaths!. Voi siete matematico-consapevoli? :-)
(Io ho scoperto che 96 è un numero pratico, e la mia vita è cambiata… non scherzo: ma se volete saperne di più andate a leggere di là)

curiosita', curiosità-2016

Eruv

Ho scoperto via frenf.it che il sindaco di Venezia ha firmato un’autorizzazione che definisce Venezia “un unico ambiente” e quindi permette agli ebrei osservanti di portare in giro oggetti durante lo Shabbat (occhei, è un po’ più complicato: è “spostare oggetti da un dominio di un certo tipo a un dominio di un altro tipo”). Non ho ben capito perché a Venezia (“caso unico in tutta Italia”) è il sindaco che può dare questa definizione: forse perché la città è un’isola e quindi i confini sono chiaramente definiti? In compenso mi sono messo a leggere la voce di en.wiki sugli eruvin e mi si è aperto un mondo. Soprattutto, sapevo che Gerusalemme per esempio ha un eruv – un filo di lana tutto intorno alla città: può anche essere rituale – ma non sapevo che venisse controllato regolarmente soprattutto in caso di tempeste e che attivassero delle hotline il venerdì pomeriggio per permettere di sapere se sarà permesso portare con sé oggetti…

P.S.: la voce di Wikipedia in inglese afferma che Venezia aveva già un eruv. La mia ipotesi è che la notizia sul sito del comune di Venezia sia un po’ taroccata, nel senso che è stata rinnovata (e non “creata”) l’autorizzazione. O meglio: su shabbat.it affermano che il Ghetto Vecchio e il Ghetto Nuovo avevano un eruv già nel 2013…

politica

E dopo Casaleggio?

(no, questo non è un obituary. Di Gianroberto Casaleggio, quando si dice ch’è morto, è detto tutto.)

Io non credo alla possibilità che M5S faccia un botto alle prossime elezioni locali sfruttando l’equivalente dell’effetto Berlinguer. Non tanto perché mancano quasi due mesi al voto, quanto perché Casaleggio non è mai stato un leader carismatico verso l’esterno. Con Grillo e Berlusconi forse potrebbe capitare, già con Renzi avrei forti dubbi, con lui proprio no. (Ah, giusto per completezza: già prima della morte di Casaleggio pensavo che Roma quasi sicuramente e Torino con buona probabilità sarebbero finite a M5S. Il botto sarebbe per me vedere il loro candidato arrivare al ballottaggio a Milano o essere il più votato al primo turno a Roma e Torino)
Quello che secondo me è invece possibile è che il MoVimento 5 Stelle imploda in tempi molto brevi (un anno al massimo). Beppe Grillo è un trascinatore, è uno che ci mette la faccia, ma non è mai stato un leader politico: le polemiche sulla prima del suo show, con la fila dei maggiorenti torinesi M5S a sgranocchiare grilli fritti, nascondono il fatto che si stia sempre più sfilando dalla guida. Il punto è che dall’esterno non mi pare che Davide Casaleggio abbia la stretta che aveva il padre sul MoVimento, e la “classe dirigente M5S” (parlo di Di Maio Dibba Taverna Sibilia e compagnia bella) mi ha sempre dato l’idea di andare avanti seguendo la linea di Gianroberto più che un loro pensiero proprio. Ma magari mi sbaglio: si vedrà cosa succederà.

politica

Grillo e i grilli fritti

No, Vittorio: non è che beppegrillo(TM) abbia trollato il PD, nella scena del suo spettacolo dove ha fatto mangiare dei grilli fritti ai leader M5S piemontesi (tranne Chiara Appendino, “perché sta allattando”) dicendo “Questo è il mio corpo”.
Di per sé non lo trovo nemmeno un vilipendio alla religione: mi pare una cosa che non fa ridere, ma quello è un problema mio e quindi non conta più di tanto.
Il vero problema che io vedo è la scena di questi maggiorenti pentastellati che è chiamata sul palco durante uno spettacolo – nemmeno un comizio – e deve sorbirsi questa sceneggiata. Roba che è ancora peggio dei peana pronunciati da Bongiorno, Vianello, Mondaini &c nel 1994: almeno loro erano stipendiati da Berlusconi, e il lavoro è lavoro.

obituary

Gianni Degli Antoni

Ho incontrato Gianni Degli Antoni (gda per tutti) una sola volta, a Crema nel 2001. Nonostante non fosse certo un giovanotto, essendo nato nel 1935, era ancora una forza della natura.
L’informatica italiana ha avuto molti padri, e Degli Antoni è stato sicuramente uno di loro, portando l’informatica a Milano e contribuendo a fondare il dipartimento di Scienze dell’Informazione. Ma quello che non è facile capire guardando semplicemente le fonti scritte è la capacità che ha avuto di formare tantissimi studenti. Insegnare è relativamente facile. Formare non lo è per nulla.

rec-2016, recensioni

La vita di Gesù nel testo aramaico dei vangeli (libro)

9788817006354È abbastanza noto che la massima evangelica nella quale si vuol far passare un cammello attraverso la cruna di un ago è ritenuta un errore di traduzione: la parola aramaica per cammello ha infatti le stesse consonanti di quella per gomena, che nel contesto ha sicuramente molto più senso. Ma in questo libro (José Miguel García, La vita di Gesù nel testo aramaico dei vangeli [Vida, passión y resurrección de Jesús segun los Evangelios arameos], BUR 2005, pag. 319, € 9,50, ISBN 9788817006354, trad. Enrica Z. Merlo) García ha voluto di gran lunga esagerare, e si è messo di buzzo buono a ricostruire quelli che secondo lui sarebbero stati i veri testi aramaici a noi non pervenuti alla base del (pessimo, a suo dire) greco dei vangeli. Premessa: io non conosco né il greco né tanto meno l’aramaico, quindi il mio giudizio è del tutto a pelle. Per far funzionare la sua tesi, García deve anticipare di quasi vent’anni la data di creazione del vangelo di Luca, che diventerebbe coevo delle prime lettere paoline e non scritto subito dopo la distruzione del Tempio. Ma soprattutto deve postulare che Luca, cristiano di cultura ellenista e di buona padronanza del greco, abbia tradotto pedissequamente le sue fonti aramaiche senza chiedere a qualche testimone cosa significasse quel testo a lui incomprensibile. Posso capire una cosa simile per Marco e Matteo: ho già forti dubbi su Giovanni, a causa del suo gnosticismo, ma per Luca proprio no. Aggiungiamo poi il fatto che il libro nasce per controbattere gli esegeti che tendono a ritenere mitologico il testo e i vangeli – le pagine dedicate a raccontare le ipotesi altrui sono tra le più interessanti – e otteniamo un risultato a volte forzato. Intendiamoci. Alcune ri-traduzioni, come quella del contesto della guarigione del paralitico oppure gli inviti di Gesù a non dire cosa ha fatto che diventano un non ringraziare lui ma Dio, hanno perfettamente senso, e forse anche la ricomposizione dei racconti della resurrezione ha una sua logica; ma ci sono passi in cui tra l’altro non viene nemmeno spiegato il percorso deduttivo che mi sembrano davvero tirate per i capelli, tipo nel raconto del demone e dei porci, della diatriba con i farisei sui pani avanzati, o sulla moglie di Pilato.
Non ho dati per giudicare la traduzione di Enrica Z. Merlo, che ha dovuto rendere spesso in italiano uno spagnolo ultraletterale. L’editor però avrebbe dovuto accorgersi a pagina 284 che la y era spagnola e non greca :)

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