Previsioni politiche

Il presidente del Senato sarà pentastellato e quello della Camera leghista. E verranno eletti non dico al primo giro, ma non appena basterà la maggioranza assoluta.
(Questo non significa che si avrà necessariamente un governo giallo-verde, anche se è l’ipotesi più probabile magari con un po’ di stampelle nere; sono due cose distinte)

La sberla lombarda

Sempre parlando di sondaggisti, vogliamo chiederci com’è possibile che i 6-8 punti di vantaggio di Fontana rispetto a Gori nelle elezioni lombarde siano alla fine diventati venti?
Una cosa che probabilmente spiega anche gli errori nelle proiezioni nazionali è che Gori di per sé era in vantaggio nella sua Bergamo (il che significa che in fin dei conti non deve stare lavorando male) e a Milano; se gli intervistati arrivano dai capoluoghi, insomma, i valori sono sballati. Anche +Europa deve essere stata sopravvalutata per questa ragione.
Ma c’è un altro punto che non mi pare sia stato considerato. Se togliamo appunto Milano e Bergamo, che fanno un 20% buono della popolazione lombarda, quello di Fontana è stato un plebiscito vero e proprio. Considerato che almeno dal mio fortino pareva un candidato piuttosto debole se non nelle provincie lacustri – Maroni aveva tutt’altro appeal – o io mi sbagliavo a considerarlo oppure la provincia è ormai completamente leghista, cosa che nemmeno trent’anni fa.

Cattiveria

La mia impressione è che questa campagna elettorale abbia raggiunto un livello altissimo di cattiveria non tanto su quello che dicono i leader leaderini leaderetti dei partiti vari – sì, c’è anche quello, ma ormai lo cancello in automatico – quanto tra la mia bolla di amici Facebook. Per esempio, è la prima volta che vedo astensionisti militanti: e soprattutto vedo continue campagne d’odio continuativo. Certo, sono venticinque anni che vedo messaggi d’odio contro Berlusconi, contro Prodi, contro D’Alema (la mia bolla non è proprio monocorde); ma mi pare che l’odio si sia spostato dalle singole persone, per non parlare dei fatti, e sia ormai totale e globale. Per esempio, non ci sono quasi più risposte nel merito, ma solo repliche bambinesche su come “gli altri” facciano questo e altro.

Anche questo è un brutto segno dei tempi, come brutto segno (per me, non per voi) è il fatto che io sia ormai un elettore disilluso.

La carriera di Gianluca Comazzi

Chi legge le mie notiziole sa bene che Gianluca Comazzi ha come sua cifra stilistica quello di non inviare banali volantini elettorali ma vere e proprie lettere indirizzate ai malcapitati cittadini che vivono nella sua stessa zona. (Una volta le spediva con regolare tariffa elettorale, ora si limita a imbucarle a mano). Evidentemente tale politica ha il suo bel vantaggio, visto che Comazzi è prima stato consigliere di zona, poi è diventato consigliere comunale e persino capogruppo, e ora (rullo di tamburi, fiato alle trombe) è candidato alla Regione Lombardia!

Nella lettera che ho qui scansionato (se leggete questo post sul blog potete cliccarci su per avere il testo completo) potete vedere che Comazzi vuole che noi facciamo contare via XXXXXX in Regione Lombardia, e presenta le sue proposte che porterà avanti se sarà eletto: tra queste spicca il

Garantire il ripristino del vecchio percorso della autolinea 51

(per chi è magari lombardo ma vive in val Brembana, mi tocca spiegare che nel 2013, con l’apertura della metro lilla, il capolinea sud della 51 è stato accorciato di un chilometro circa: prima finiva alla fermata Zara della gialla, ora alla fermata Istria appunto della lilla che è collegata a Zara con metro e tram). Come è possibile non permettere a Gianluca Comazzi di arrivare a Palazzo Lombardia e portare avanti le sue battaglie glocal?

P.S.: Gianluca Comazzi può scrivere personalmente a me perché il Provvedimento 6 marzo 2014 del Garante privacy all’articolo 5.1 dà la possibilità di reperire i dati personali dagli elenchi elettorali e di trattarli senza nostro esplicito consenso. Però all’articolo 7 lo stesso provvedimento dà a me la possibilità di oppormi alla ricezione, cosa che ho fatto sabato sera – purtroppo per email normale, perché Comazzi non ha indicato un indirizzo PEC o se per questo cartaceo. Vi farò sapere se ci sarà risposta oppure dovrò fare escalation.

Giggino e i ministri

Così Luigi Di Maio ha fatto un giro al Quirinale per presentare la lista dei “suoi” ministri quando la settimana prossima vincerà le elezioni: chiaramente Mattarella non si è fatto trovare.
Il problema non è che Di Maio non sappia che in Italia non esista il concetto di lista preventiva di ministri, e quindi la sua passeggiata era destinata al fallimento formale. Lo sapeva benissimo, e anche se non l’avesse saputo qualcuno gliel’avrebbe detto. La sua è stata una scelta ben precisa per mostrare come “la Ka$ta ci impedisce di governare!!!!1!!!1!”. Ecco. Se qualcuno credeva ancora che il moVimento fosse diverso dagli altri partiti, sappia che non è affatto vero.

Rimborsopoli

A me dei “tagli allo stipendio” dei cinquestelle non mi è mai importato molto. Considerando tutti i rimborsi spese che restano loro, non avrebbero comunque fatto chissà quale sacrificio; il fatto che manchi un cinque-sei percento dei soldi promessi è un loro problema, proprio come quello dei soldi che i parlamentari PD non avrebbero dato al partito.

Quando però leggo le giustificazioni allora sì che mi arrabbio, perché fare un bonifico, postare lo screenshot sul sito e poi annullare il bonifico, oppure lamentarsi perché l’impiegato allo sportello bancario ha messo la data sbagliata sul timbro della ricevuta (come se non si vedesse la data reale dall’estratto conto…), significa che quelle persone l’honestà non sanno nemmeno dove stia di casa. Il che significa che M5S stravincerà le prossime elezioni, nonostante gli sforzi di Berlusconi (sì, sono complottista. Che le Iene abbiano tirato fuori la storia adesso per me non è troppo casuale)

“Fortunato chi parla arabo”

Leggo sulla Stampa: «Torino, al Museo Egizio fortunato chi parla arabo. Una campagna rivolta agli immigrati dal Medio Oriente. Il direttore Greco: occasione di dialogo nella loro lingua». O che ci sei arrivato solo ora, mi direte? In effetti, sono un po’ in ritardo. Quell’articolo è del 18 dicembre duemilasedici, cioè di più di un anno fa. Eh sì: questa promozione – comprensiva di fotografia – è alla sua seconda edizione, come del resto si poteva immaginare facendo quel minimo di ricerca alla Mycroft Holmes e leggendo le prime due righe del comunicato nel sito del Museo. Immagino che i mesi invernali siano quelli in cui il numero di visitatori è minore, quindi abbia senso fare campagne promozionali di questo tipo.

Perché allora l’anno scorso questa campagna non se l’è filata nessuno, e adesso sono tutti lì a gridare allo scandalo? Semplice: l’anno scorso non si votava.

P.S.: Giorgia Meloni non è nemmeno riuscita a inventarsi lei la polemica, visto che la storia è cominciata con il Giovane Padano (e assistente a Bruxelles di Salvini) Andrea Crippa e il suo fake video.

Emanuele Dessì

Ho dato un’occhiata ai risultati delle parlamentarie M5S e ho scoperto come Emanuele Dessì sia stato il quinto più votato nel suo collegio. Certo, 144 voti sono ben pochi rispetto ai 2136 di Paola Taverna o ai 1173 di Elena Fattori; ma le due signore avevano una visibilità mediatica molto maggiore. Evidentemente tra i pentastellati laziali abilitati alla piattaforma Rousseau ci sono molti che ritengono che Dessì sia un buon candidato.

(Poi qualcuno mi spiega che significa “ritirare la candidatura”, visto che le liste sono già depositate)