Mamma mia, Mattarella

Ho letto il comunicato di Sergio Mattarella. Non mi ricordo nessun caso (occhei, forse c’è stato Cossiga, ma penso conveniate che non conti molto) in cui un nostro presidente della Repubblica ha esplicitamente fatto dei nomi (a parte trollare affermando che aveva persino accettato un governo politico con un presidente non eletto in parlamento 🙂 ).
Una situazione del genere è molto preoccupante, non tanto per il governo che non c’è quanto perché non mi è chiaro perché da parte di (boh? M5S? Lega? Entrambi?) si sia deciso questo braccio di ferro sul nome di Savona. Se qualcuno ha qualche idea – a parte appunto quella di voler tornare al voto cercando di dare la colpa a qualcun altro – sarei lieto di sentirla.

Benefici che non ci sono

Sono sul treno che mi riporta a Milano dopo il Carnevale della Matemaica dal vivo a Napoli. Il mio vicino ha La Stampa, che titola a tutta pagina sulla sedicente flat tax giallo-verde, chiosando “per 6 italiani su 10 nessun beneficio”.
Devo dire che la cosa mi stupisfe: ero convinto che i benefici ci fossero al più per due italiani su dieci, ovviamente i maggiori contribuenti. Quello che continua a stupirmi è che credo che la maggior parte di coloro che vota quei partiti fa parte di quelli che non ci guadagneranno nulla. È bello sapee che ci sono tanti altruisti.

C’è ventennio e ventennio

Da un paio di giorni almeno nella mia bolla viene condiviso questo tweet di tale bluwords (“Internet marketer”, specifica nella sua pagina utente) di risposta a Paolo Cirino Pomicino. Il vecchio amico di Andreotti aveva scritto «di Maio dice”stiamo scrivendo la storia”, neanche de Gasperi lo diceva mentre faceva la storia xdavvero!Siamo ai ragazzi della via Pal!!» (ma che palle questo giovanilismo, tra l’altro! Twitter ora permette ben 280 caratteri, non è che uno debba scrivere “xdavvero”), a cui bluwords risponde «De Gasperi di sicuro non veniva da un ventennio di malgoverno e dalla disperazione di cittadinani (sic) stanchi di questa politica. Avanti così».

Ciò che mi sconcerta di più è questa riabilitazione neppur postuma di Cirino Pomicino: razionalmente comprendo come in confronto ai politici di oggi lui comunque svetti, ma temo che tra una trentina d’anni saranno in tanti a ricordare di come Giggino&Matteone, quelli sì che erano grandi politici, per non parlare dell’altro Matteo. Invece non riesco proprio a capire perché tutti i commentatori della mia bolla stanno sbertucciano la povera bluworld perché non sa che nel ventennio prima di De Gasperi c’era il fascismo. Ecco, questo è un pregiudizio. A giudicare dai suoi tweet pubblici, bluworld è veneta e pentastellata. Chi è che ci dice che del suo punto di vista quello di Mussolini non fosse stato un buon governo?

Buffoni

Per due mesi hanno rotto le palle dicendo che avevano vinto loro. Hanno anche per buona parte un programma populista sovrapponibile. Peccato che ognuno di loro continuava a strillare che lui aveva vinto più dell’altro. Quel pover’uomo di Mattarella le ha provate tutte. Lunedì ha chiesto loro per l’ultima volta di mettersi d’accordo oppure ci avrebbe pensato lui: quelli hanno tuonato lamentandosi di lesa maestà e definendo persino la data del voto (previo decreto di Gentiloni, immagino). E oggi vengono a chiedere ventiquattr’ore di tempo, come gli studenti che non hanno nemmeno aperto il libro e si vedono interrogati? Sono solo dei quaqquaraquà.

p.s.: so bene che si scrive quaquaraquà o al più quacquaraquà. Ma lasciatemi almeno la soddisfazione di creare un’altra parola con la doppia q.

E gli altri 22 milioni?

Luigi Di Maio ha cercato per quanto gli fosse possibile di accreditarsi come politico responsabile e moderato, ma a quanto pare l’antagonismo non riesce proprio a scrollarselo di dosso. Lo si è sentito ieri nell’intervista televisiva da Lucia Annunziata, quando ha detto «Quale può essere l’effetto sul MoVimento del rifiuto di due forze politiche chiamate a dialogare con noi? E si riceve solo il due di picche, per la regia di Renzi e Berlusconi? Il grave rischio è che una forza come la nostra, votata da 11 milioni di persone, si allontani dalla democrazia rappresentativa. La disaffezione alle istituzioni della Repubblica. Non sta succedendo, ma il rischio c’è, la gente non ci crede più».

Il punto è molto semplice. Ci sono 22 milioni di persone che non hanno votato quella forza politica: rectius, che hanno votato altre forze politiche. (Dal mio punto di vista chi decide di non votare non ha nessun diritto di parola. Un paio di volte ho annullato anch’io la scheda, ma sapevo che per quel giro non avrei potuto dire nulla). Se vuoi fare un governo con i rappresentanti di alcuni di loro, devi mettere in conto che ognuno deve fare delle concessioni. M5S ne deve fare di meno perché loro sono di più, ma le deve fare anche lui: e le concessioni non sono “vabbè, non farò il premier” ma sono accettazioni di punti del programma diversi da quello loro. (E no, non vale cambiare il programma al volo 🙂 ) Non funziona? La colpa tipicamente è di entrambi, a meno che qualcuno non espliciti i punti del proprio programma che avrebbe lasciato perdere e quelli altrui che avrebbe accettato. Stacce.

Ah: credo che Dima tutto questo lo sappia perfettamente, e se non lo sapeva qualcuno gliel’abbia già spiegato. Ma lui sta parlando agli undici milioni di cui sopra, e purtroppo molti di loro questo non lo stanno.

Molisn’t

Molisn’t (da https://bit.ly/2HjULty)

In rete gira da anni un tormentone sulla non esistenza del Molise. Una regione da 300 mila abitanti, la cui notorietà negli ultimi decenni era affidata al fatto di aver dato i natali ad Antonio Di Pietro. Solo che ieri si è votato per il consiglio regionale, e improvvisamente tutti si sono accorti della sua esistenza, salvo naturalmente il PD che sta ancora cercando di vedere se lui esiste.

Per pura curiosità ho provato a confrontare i voti di sette settimane fa alla Camera con quelli (quasi definitivi mentre scrivo) di ieri. Premesso che a furia di liste civiche è difficile valutare il peso dei singoli partiti, fa specie che M5S sia sceso dal 44,8% al 38,4% (con sette punti in meno alla lista) mentre il centrodestra sia salito dal 29,8% al 43,8%. Non credo che Giggino ne sia così felice.

Povera Italia

Non so se Matteo Salvini non capisca davvero nulla delle disequazioni. A dire il vero non trovo nemmeno la cosa così importante: detto tra noi, le disequazioni possono essere utili in diversi casi, dal banale decidere cosa comprare se si hanno pochi soldi ai problemi di programmazione lineare che permettono di ottimizzare le produzioni aziendali; ma i compiti con le disequazioni che si fanno a scuola hanno la stessa inutilità delle frasette contorte che devono essere tradotte in latino.

Quello che mi fa pena è vedere una persona che vorrebbe essere il presidente del Consiglio vantarsi della sua ignoranza vera o presunta, sapendo che migliaia di persone apprezzeranno questa manifestazione e quindi scegliendo volontariamente il populismo dell’odio per la matematica.

P.S.: complimenti al figliolo. Le disequazioni non sono di per sé difficili ma richiedono molta attenzione per non fare errori di distrazione.