c’è chi è oltre fase 2

È chiaro che i Poteri Forti bloccano queste notizie: il link della foto è tratto da Fanpage. D’altra parte, anche se in realtà l’incidente in bici probabilmente non c’è stato, è vero che il leader leghista è stato a Milano.

La domanda sorge spontanea: perché io non posso uscire dalla Lombardia per andare a trovare mia mamma ultraottantenne che vive da sola lassù sulle montagne piemontesi, e lui può pendolare tra Roma e Milano? (no, non dovete rispondermi, lo so perfettamente)

governo e opposizione

Il mio giudizio su come il governo – e in primis “Giuseppi” Conte – sta gestendo la cosiddetta “fase 2” è negativo. Non tanto sulle misure di sostegno a chi non sta lavorando, sulle quali non ho sicuramente competenze, quanto sul balletto di aperture – non aperture – autodichiarazioni. Sono convinto che questa confusione peggiori solo le cose, e ho il sospetto che in molti abbiano già deciso che ne hanno a basta ed escono tranquillamente. Probabilmente poi c’è alla base un concetto sbagliato, quello di decidere che tutta l’Italia deve stare allo stesso livello di restrizioni alte salvo restringere ancora di più da parte degli enti locali. Onestamente la situazione in Lombardia è ben diversa che in Calabria, ma quello che è successo in pratica è che la governatrice Santelli ha deciso di fregarsene delle norme e rilassarle (cosa che poteva anche avere senso, se non fosse che è vietato) mentre i sindaci locali hanno subito fatto contrordinanze e il caos regna sovrano.

Ma non è che l’opposizione sia messa meglio, leggendo l’intervista al senatore leghista Centinaio che rivendica la grande idea di occupare di notte – ben distanziati, mi raccomando – il parlamento, manco fossero liceali in autogestione. Io mi sarei aspettato un cronoprogramma di opposizione, non i soliti slogan triti e ritriti. Capisco però che (a) ci vuole qualcuno che scriva questo benedetto cronoprogramma, (b) ci vuole qualcuno che se ne prenda la responsabilità politica e (c) si corre il rischio che qualcuno mostri come le misure proposte funzionino ancor peggio: in fin dei conti abbiamo tutti sott’occhio i risultati ottenuti da Fontana qui in Lombardia. Ma tanto ciò che conta è avere un po’ di spazio sui giornali, mica risolvere i problemi!

Trump e la candeggina

Devo dire che stavolta Trump mi ha deluso. Non mi aspettavo che dopo la sua dichiarazione sulla candeggina da iniettare avrebbe dichiarato di essere stato sarcastico, il che mi fa tanto pensare che avesse detto quella frase credendoci davvero… conosciamo tutti le giustificazioni “sono stato frainteso” che sanno tanto di un aggrapparsi con le unghie ai vetri per cercare di nascondere la verità.

Il punto, come capita spesso, è che la frase di Trump è ancora peggio di quello che è stato riportato. Come potete leggere, il presidente USA parlava di uno studio secondo il quale la candeggina distrugge il virus in cinque minuti e l’alcol isopropilico ancora più in fretta, e la frase è stata questa:

And then I see the disinfectant where it knocks it out in a minute. One minute. And is there a way we can do something like that, by injection inside or almost a cleaning?

In pratica, non ha detto “perché non iniettiamo candeggina?” ma “perché non troviamo qualcosa da iniettare che funzioni come la candeggina?”. Solo che la frase non sta in piedi lo stesso, perché assomiglia all’esternazione del nostrano ministro Boccia che vuole che la scienza dia una volta per tutte una certezza. In pratica Trump ha dimostrato ancora una volta la sua ignoranza: per lui è inconcepibile che gli scienziati non mettano immediatamente in pratica le sue grandi idee, non essendo in questo molto diverso dal suo amicone Kim Jong-un.

Il guaio è che anche la stampa sembra oramai non essere in grado di spiegare le cose: da qui i titoli “Trump suggerisce di iniettare candeggina per eliminare il coronavirus” anziché il più corretto “Trump vuole una specie di candeggina da iniettare contro il coronavirus”. Quelli che mi ha stupito, come dicevo all’inizio, è che qui da noi la tattica della destra è proprio sfruttare gli stupidi titolisti e poi mostrare come non avessero capito quello che il Leader aveva detto, mentre qui siamo alla stupidità a 360 gradi ripetuta poi a pappagallo. Siamo messi male.

Per una volta è il Tar della Lombardia

Stamattina, mentre ascoltavo il notiziario regionale di Radio Popolare, ho scoperto che il Tar della Lombardia ha vietato ad Amazon di fare consegne di beni non essenziali, il tutto dopo un ricorso da parte… no, non di Confcommercio come mi sarei aspettato ma dei sindacati dei trasporti (immagino la Triplice, sicuramente era stato intervistato un rappresentante della FLT CGIL).

Come al solito, in questi casi vado a cercare qual è esattamente la notizia. Il sito del Tar non è esattamente il massimo della fruibilità, ma alla fine ce l’ho fatta. La sentenza è qui. Come ben sapete, il Tar non decide sul merito ma sul metodo. In questo caso, il metodo è spiegato in maniera chiarissima: l’ordinanza sospesa

richiama, al riguardo, l’art. 3, primo comma, d.l. 19 del 2020 [quello che definisce le attività permesse], laddove si stabilisce che le Regioni, al fine di fronteggiare specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio, possono introdurre misure ulteriormente restrittive […]

Che ha fatto la regione? che l’ordinanza (che come ho scritto sopra richiamava il decreto legge)

ha ampliato, anziché restringere, le attività consentite […]

In pratica, chi ha scritto l’ordinanza ha fatto esattamente l’opposto di quello che era citato. Non sono abbastanza esperto di legge per dire cosa sarebbe potuto succedere se la regione avesse fatto un’ordinanza in cui senza citare il decreto legge avesse stabilito che l’ecommerce era generalmente ammesso? Così ad occhio, il Tar non avrebbe potuto metterci becco, perché l’ordinanza sarebbe stata formalmente corretta, e il conflitto sarebbe dovuto arrivare al Consiglio dei Ministri, con tempi molto più lunghi. (Poi probabilmente anche questa ipotetica ordinanza sarebbe stata annullata, a meno che non fosse scritta abbastanza bene). Abbiamo insomma una regione che non solo non è stata in grado di gestire un’emergenza, e qui possiamo anche dire che non erano preparati ma non lo sarebbe stata nemmeno l’attuale opposizione; ma non è nemmeno in grado di scrivere un’ordinanza tutto sommato semplice, cosa che dovrebbe essere l’abc del loro lavoro. Siamo messi male.

Resta ancora lo spazio per una nota sui sindacati confederali dei trasporti. Non si sono attivati per richiedere misure protettive adeguate: almeno non mi pare che ci sia differenza nel consegnare cibo o prodotti per capelli. Diciamo che si sono attivati per lavorare meno (ma non “lavorare tutti”…)

Come non detto

Dieci giorni fa avevo apprezzato il discorso di Giuseppe Conte. Purtroppo sono stato troppo ottimista: a quanto pare Casalino è tornato in auge. Abbiamo una comunicazione fatta via diretta Facebook, come Trump che fa le comunicazioni via Twitter. Una stretta non meglio definita, visto che non esiste ancora a questo momento la lista di quali produzioni saranno permesse e quali no, ma solo elenchi ufficiosi: e qua credo che il motivo sia la fila di delegazioni industriali che spinge per far considerare essenziali i loro prodotti; non per nulla il blocco partirà domani. L’unica cosa che sembra a prima vista diversa da quello che c’era in precedenza è il blocco delle scommesse online, il che è un segno preoccupante (perché vuol dire che la gente continuava a perdere soldi in un momento in cui non ce n’è bisogno).

Che avrei fatto io al posto di Conte? Beh, innanzitutto io non ci sono, e in secondo luogo non ho la possibilità di chiedere consiglio agli esperti. La mia idea naif sarebbe stata dire la scorsa settimana “tra sette giorni chiudiamo tutto, tranne le filiere per cui le associazioni di settore mi mostreranno che i loro prodotti sono necessari. Inoltre anche in quei settori occorrerà bloccare i prodotti non necessari e convertire nel caso la produzione, oltre che naturalmente applicare il distanziamento sociale”. Esempio banale, scritto dal fratello di un mio amico: «Uno dei consumabili venduti dalla mia azienda è un rotolo di tessuto filtrante usato nelle macchine utensili. Il caso vuole che lo stesso tessuto filtrante venga utilizzato per produrre le mascherine, più di un’azienda in queste settimane ci ha ordinato quei rotoli per produrle. Da domani la mia azienda chiude e alcuni produttori di mascherine telefoneranno in cerca del tessuto e nessuno risponderà.» Esempio meno banale: le telecomunicazioni sono sicuramente un asset strategico. Il mio lavoro nelle tlc non è così strategico, anche se recentemente siamo diventati “operativi”, ma tanto lo posso fare da casa e quindi il problema non si pone. Ma i call center outbound, cioè quelli che ci chiamano a tutte l’ore (gli inbound sono quelli che noi chiamiamo quando qualcosa non va), di strategico non hanno nulla. Alla fine sarebbe sempre il governo ad avere l’ultima parola, ma almeno ci sarebbe un’assunzione di responsabilità e non il solito scaricabarile.

Ripeto: è possibilissimo che la mia idea abbia buchi grossi come una casa. Ma come dicevo io non sono al comando (per fortuna) e non ho la possibilità di chiedere a chi potrebbe saperne più di me. Conte ha entrambe le possibilità: se non le usa è un problema suo. (Per quanto riguarda Fontana, lì è un semplice calcolo politico)

Priorità

Come racconta Il Post, l’ordinanza “chiudo tutto” della regione Lombardia è stata pubblicata inizialmente su Facebook. (In effetti, in questo momento il sito istituzionale copia semplicemente il testo Facebook e non riporta il testo ufficiale dell’ordinanza).

Indipendentemente dal giudizio sull’utilità e sulla applicabilità dell’ordinanza, la scelta di pubblicizzarla prima di averla scritta mostra perfettamente quali sono i veri scopi di Fontana (e del suo sodale Cirio in Piemonte).

Blocco o non blocco?

Apro Repubblica e trovo un titolone: Coronavirus, Senato, Salvini-Berlusconi rompono tregua, finita l’unità nazionale. Inizio a leggere l’articolo: trovo scritto «Il centrodestra infatti sale sulle barricate e minaccia di bocciare il decreto Cura Italia con le misure economiche anti-Coronavirus.» La cosa mi pare un po’ strana, considerando che per quanto ne so io è difficile che una minoranza riesca a superare la maggioranza a meno di franchi tiratori. Continuando, ho finalmente letto quello che a quanto pare è il casus belli: «Tanto che l’opposizione della Lega blocca il tentativo della maggioranza di limitare al massimo le sedute parlamentari: per varare il maxi decreto, che è già lungo 126 articoli ma assorbirà anche gli altri decreti finora approvati dal governo, dovranno riunirsi tutte le commissioni e dare i pareri.» (La maggioranza avrebbe voluto che fosse solamente discusso in commissione Bilancio).

Ora, potrei sbagliarmi ma ogni parlamentare fa parte di un’unica commissione (permanente: bicamerali e speciali non contano per l’approvazione del decreto); quindi possono essere tutte convocate in parallelo. Inoltre le commissioni dovrebbero essere convocate in sede referente – il “dare i pareri” dell’articolo; anche con voto contrario di qualche commissione dove l’opposizione ha i numeri per farlo, si andrebbe comunque in aula. Insomma, limitarsi al giudizio di una sola commissione non fa risparmiare tempo, e diventerebbe un precedente pericoloso. Qualcuno più esperto di me in procedure parlamentari mi sa dire se mi sbaglio, oppure in effetti tutta la polemica da parte del centrosinistra è pretestuosa?

Cioccolatai 2

Ieri il governo ha annunciato una serie di misure per il contenimento del coronavirus che accelerano sulla possibilità di non trovarsi tutti insieme ma sfruttare le tecnologie di rete. Oggi rinvia il referendum sul taglio dei parlamentari “allo scopo di assicurare a tutti i soggetti politici una campagna elettorale efficace e ai cittadini un’informazione adeguata”. Notate nulla di peculiare?