A che serve Borgonzoni?

Non ci crederete, ma non ci vedo nulla di così strano se Lucia Bergonzoni, non essendo riuscita a diventare governatrice dell’Emilia-Romagna, se ne stia ben lontana dal consiglio regionale. È sempre stato così da che io mi ricordi, e la cosa è indipendente dal partito di appartenenza. Che Salvini poi dica “Lucia vorrebbe stare qui, io sono brutto, cattivo ed egoista, e quindi chiedo alle persone di darmi una mano laddove mi serve” non significa di nuovo nulla. Beh, no, di per sè è anche vero; ma è ovvio che lui scrive così perché la “gggente che si indinnia” scriva tanti post e gli dia tanta pubblicità.

Insomma nulla di che. È più interessante vedere che succederà con la querela a don Alberto Vigorelli

Analisi post voto

Per la Calabria, penso si possano prendere a prestito le parole che don Lisander usa a proposito della morte di donna Prassede: quando si dice che si è votato, è detto tutto. Il risultato in Emilia-Romagna è più interessante. Che i pentastellati avrebbero fatto meglio a seguire l’intuizione di Renzi e non presentarsi nemmeno, è evidente: meno evidente è capire quanti voti siano passati alla Lega (o a Fratelli d’Italia) e quanti al centrosinistra.

La regione appare divisa, come del resto si immaginava, tra uno zoccolo duro sinistrorso nella pianura centrale e una forte componente di destra negli appennini e agli estremi, non solo Piacenza ma anche Rimini; il Papeete conta. L’altro risultato interessante è che Bonaccini non ha avuto il contraccolpo della riconferma, il che mi fa immaginare che in fin dei conti la regione non era stata governata così male anche se non si poteva fare gli esami ospedalieri di domenica.

I confronti con il 2014 mi paiono poco utili, perché c’era stata un’affluenza così bassa che i numeri sono completamente cambiati; ricordate inoltre che nel 2014 Salvini stava ancora preparando la sua rincorsa. Guardiamo invece le europee dell’anno scorso, dove l’affuenza era praticamente la stessa (67,3% contro il 67.7% di ieri). Bene: si vede che nonostante la lista Bonaccini (che potrebbe avere intercettato il voto dei pentastellati non di destra) il PD ha incrementato i consensi di tre punti percentuali, mentre la Lega ha perso quasi due punti; nonostante l’ulteriore crollo di Forza Italia, chi ci ha guadagnato di più è FdI. Immagino che nei social si parlerà poco di questi dati specifici, ma ho come il sospetto che nelle segreterie saranno molto considerati; non so a cosa porteranno nella Lega, mentre immagino che la strategia dell’opossum di Zingaretti continuerà.

(Una volta o l’altra dovrei dire qualcosa sulla campagna elettorale di Giorgia Meloni che ha deciso di cavalcare consapevolmente la campagna “fate i memi contro di me, che così guadagno voti”…)

E ora che farà Giggino?

C’è una cosa che non ho mai capito in questi passi indietro dei politici di professione: ora Di Maio, ma possiamo anche pensare a Salvini Meloni Zingaretti e chi più ne ha più ne metta. Per tutto quello che si può dire di male di “Giuseppi” Conte, è comunque un ordinario universitario: se putacaso smettesse di fare politica il suo posto è lì che lo aspetta. Ma questi? Ci saranno mai sufficienti strapuntini per tutti?

referendum non abrogativo

La notizia non è che la Consulta ha bocciato la proposta di referendum abrogativo presentata dalle regioni a trazione centrodestra (e quindi oggi ocme oggi Lega). La notizia non è nemmeno la motivazione per la bocciatura, cioè l'”eccessiva manipolatività del quesito referendario”. Tradotto in italiano, quando fai un referendum elettorale devi lasciare una legge funzionante, perché non si sa mai quando si vota; il che rende difficile modificarla a tagliuzzamenti vari. (Abolire in toto il Rosatellum non sarebbe stato un problema, da quel punto di vista). Ma visto che togliere la parte proporzionale avrebbe lasciato un parlamento monco di seggi, i proponenti avevano affermato (al di fuori del quesito) che tanto la legge che si stava in parte abrogando dava al governo la delega per rifare i collegi elettorali, e quindi era tutto a posto. La Suprema Corte ha invece rimarcato che a questo punto si tirava troppo per la giacchetta il governo. Sono abbastanza certo che anche i promotori, o almeno quelli con un minimo di cultura legale, sapevano perfettamente che non è che se ti danno l’incarico di ristrutturare una casa allora tu puoi anche buttarla giù e rifarla da capo perché il committente ha cambiato idea.

La (brutta) notizia è che la Consulta ha ritenuto di dover esplicitamente anticipare questa parte della sentenza: evidentemente si immaginava i trenta giorni di polemiche sul nulla nel caso di attesa della sentenza. Ma tanto l’arbitro non viene più considerato dal teatrino della politica, anzi dall’avanspettacolo che ormai è diventata.

Suleimani

Gira una voce secondo cui l’assassino di Suleimani sarebbe stato inserito dal Pentagono tra le varie opzioni in modo che Trump ne scegliesse una meno improbabile, e che invece il presidente l’abbia subito accettata. Il vero problema è che tutto questo, vero o falso che sia, appare perfettamente plausibile.

sostegno implicito

La linea di difesa dell’ex ministro degli Interni per il caso Gregoretti, almeno secondo quanto riportato da Repubblica, è piuttosto debole. Non che la cosa sia importante in assoluto: ricordiamo tutti la nipotina di Mubarak e un gran numero di parlamentari convinti di un’affermazione di Berlusconi che non stava né in cielo né in terra. La cosa non è neppure problematica per il suo consenso: figuriamoci se i suoi fan si mettono a fare esegesi delle parole del Capo. Resta il punto che se Salvini deve tirare fuori un concetto del genere vuol dire che non ha nessuna pezza d’appoggio. Diciamo che in qualche altra nazione sarebbe già partito un movimento fattivamente contro di lui: ma siamo in Italia…

Andiamo al referendum!

Ormai devo dire che non me l’aspettavo più. La legge costituzionale sulla riduzione del numero di parlamentari andrà a referendum. Non perché si sia raccolto mezzo milione di firme (i radicali avranno pur detto che avevano depositato il quesito, ma avete visto un banchetto?). Non perché cinque consigli regionali abbiano deliberato in proposito (hanno altro a che pensare). Ma perché 64 senatori, un quinto del totale, l’ha chiesto; e naturalmente perché la legge non era passata con la maggioranza dei due terzi in tutte e quattro le letture.

È indubbiamente vero che la maggioranza di coloro che hanno firmato, soprattutto quelli di Forza Italia, sapevano bene di essere a rischio nella prossima elezione. E può anche darsi che qualcuno abbia invece firmato perché vuole subito nuove elezioni che a questo punto sono meno improbabili. Ma il mio punto di vista resta lo stesso: ridurre il numero di parlamentari dà risparmi risibili e porta ad avere rappresentanti sempre più scelti dai capipartito; insomma una soluzione che va contro la democrazia. L’unica cosa che mi chiedo è come Renzi consiglierà di votare :-)

emendamenti inammissibili

Ieri in Senato c’è stata un po’ di bagarre perché la presidente Casellati ecc. ecc. ha dichiarato inammissibili alcuni emendamenti alla legge di Bilancio, in quanto non relativi al bilancio.

Non entro nel merito della bontà o meno degli emendamenti; mi limito a segnalare una cosa che non ho capito. Non c’è dubbio che l’ennesimo rinvio del mercato libero dell’energia non abbia molto a che fare con la Finanziaria. Per quanto riguarda la mancata liberalizzazione della cannabis light, per dare un giudizio bisognerebbe leggere il testo dell’emendamento e capire come è stato presentato: ho come il sospetto che invece che scrivere qualcosa tipo “tot milioni arriveranno da un’accisa sulla cannabis light che potrà essere venduta perché non c’è abbastanza contenuto psicotropo, e quindi risulta fuori dalla legge” ci fosse qualcosa tipo “la cannabis light viene tolta dalla lista delle sostanze illecite, così possiamo mettere a bilancio tot milioni dall’accisa relativa”.

Ma la Tobin tax, per quanto inutile essa possa essere, è una tassa vera e propria. Perché non può far parte della legge di bilancio?