Giornalismo d’accatto

Supponiamo che un giornalista d’inchiesta riceva un dossier esplosivo da qualcuno che potrebbe effettivamente essere in una posizione tale da prenderlo e farne una copia. Supponiamo anche che il dossier però non sia firmato né protocollato. Cosa fa un giornalista d’inchiesta? Cerca faticosamente altre fonti che confermino oppure smentiscano il dossier. Nel secondo caso si intristisce un po’ perché ha perso del tempo inutilmente; nel primo caso si frega le mani e si prepara al colpo della sua vita.

Cosa fa invece Emiliano Fittipaldi? Prende il dossier, forse cerca altre fonti che però non trova, e a questo punto grida al mondo che ha un documento che «Se è vero, apre squarci clamorosi[…]. Se falso, segnala uno scontro di potere senza precedenti». Da questo punto di vista persino Wikileaks è eticamente più corretto, perché butta fuori la roba senza aggiungere commenti. Leggendo l’articolo troviamo un’arrampicata sugli specchi dall’inizio alla fine, anche perché una volta gli è andata bene con i giudici del Vaticano ma non è detto che la seconda sarà ancora così.

Sulla vicenda Emanuela Orlandi io non so quanto sappia la Santa Sede: presumibilmente più di quello che afferma pubblicamente, probabilmente nulla che possa davvero servire (salvo al limite per mettere una lapide su una tomba). O magari non è così, e non ne sa davvero nulla. Quello che però posso dire è che un giornalismo d’accatto come questo non porterà assolutamente a nulla, se non a qualche clic in più.

La fabbrica delle bufale

Luca Sofri racconta di come l’italica stampa – e non solo i liberi giornali portatori di verità, come molti spesso affermano sperando di cavarsela così – raccontino le cose.

Nel caso di Firenze dei carabinieri denunciati per stupro dalle due studentesse americane, il Messaggero scrive (il testo completo può essere letto qui) che «Ci sono comunque delle cifre che fanno riflettere: ogni anno, solo a Firenze, vengono presentate da ragazze americane dalle 150 alle 200 denunce per stupro. di queste il 90% risulta completamente inventate.». Subito la notizia è ripresa praticamente verbatim da La Stampa e Il Mattino. Sofri fa notare come un dato senza nessuna fonte indicata e con un margine di errore del 25% (quello tra il massimo di 200 e il minimo di 150) sia accoppiato a una percentuale esatta del 90%, e aggiunge che Claudia Fusani ha contattato la questura di Firenze che ha fornito dati del tutto diversi (nella provincia tutta l’anno scorso ci sono state 51 denunce per violenza sessuale in totale, da parte di italiani americani o altro).

Io mi limito ad aggiungere una minuzia. L’articolo originale del Messaggero è scritto da New York. Non credo che L.Fan., che immagino sia il corrispondente locale del quotidiano, abbia buttato giù dal letto le procure italiane per prendersi i dati che ha malamente scritto: immaginando che non se le sia inventate direttamente tanto per riempire le colonne dell’articolo, l’ipotesi più accreditabile è che le abbia lette da qualche parte – chessò, uno dei tanti gruppetti Facebook – e le abbia prese per oro colato, seguendo la sua propria deontologia giornalistica. A questo punto tutti gli altri quotidiani si sono buttati a pesce, manco dovessero proteggere l’Arma da queste infamanti accuse perpetrate da extracomunitari.

(post scriptum: mi meraviglio che a nessuno di questi sia venuto in mente che anche ammettendo che le giovani avessero implorato i carabinieri di far sesso con loro, salvo poi pentirsi il giorno dopo, questi erano in servizio e non avrebbero dovuto né potuto fare alcunché? Oppure l’hanno notato ma poi hanno pensato che in fondo sono ragazzi?)

Aggiornamento (12 settembre): La Stampa ha pubblicamente ritirato la frase incriminata. (A quanto scrive il Post, il Messaggero l’ha eliminata silenziosmente). Peccato che non possiamo sapere quale sia la fonte che “l’ha più volte avvalorata”, e che quindi potrà avvalorare altre bufale in futuro.

asseriamo Cazzate


Questo paginone si trova nel numero di questa settimana dell’Espresso. Penso risulti chiaro il motivo per cui è diventato un supplemento obbligatorio di Repubblica, costringendo il lettore a sborsare un euro in più per un inserto davvero ben curato.
(confesso che io non ci avevo fatto caso quando Anna me l’ha mostrato, ma non dovevo fare il controllo qualità)

La leggerezza dei quotidiani

Io compro ormai i quotidiani solo quando sono in vacanza. Più che un bisogno è quasi un vezzo, ma non è questo il punto. Quello che ho invece notato è che il numero di pagine si è molto ridotto. Repubblica, per esempio, non raggiunge le 48 pagine, mentre anche solo qualche anno fa superava agevolmente le 64.
Quando ero bambino, credo che La Stampa avesse 16 pagine (anche se di formato più grande), e mi sa che il numero di copie allora vendute fosse pari se non superiore a quello odierno. È poi seguita una bulimia che a quanto pare è ora terminata. Immagino che la ragione principale sia il calo delle inserzioni pubblicitarie: ero convinto di avere fatto una statistica alcuni anni fa, ma non la trovo nel blog e quindi non ho dati di raffronto. Resta il fatto che anche questo è un segno della crisi dell’editoria. (Che ci siano pagine e pagine sul tema del giorno è invece il risultato del proliferare di notizie a tutte le ore, che ha comportato lo slittamento dei quotidiani verso un’analisi più sfaccettata)

bei lavori

Il Sole-24 Ore è in crisi abbastanza nera. Ora hanno fatto fuori (“consensualmente”) l’ex direttore Roberto Napoletano che era da cinque mesi in aspettativa non retribuita, e gli hanno dato una buonuscita di 700.000 euro lordi. Buon per lui che se fuma avrà gli spicci per le sigarette. Ma quello che mi lascia più basito è che questi 700.000 euro corrispondono a otto mesi di costo aziendale. Ma quanti soldi gli davano per fare il direttore?

La dura legge dei numeri

A me pare terribile che 67 bambini e ragazzi abbiano subito violenze sessuali tra il 1945 e l’inizio degli anni ’90 (e non venite a dire “ma sono uno e mezzo l’anno”: anche uno in totale sarebbe uno di troppo). Perché allora il titolo di Repubblica è stato Coro Ratisbona: 547 bambini vittime di violenza? Certo ci sono state violenze corporali. Ma almeno fino agli anni ’60 in una qualunque scuola le punizioni corporali non erano così strane. Forse “solo” 67 per loro erano troppo pochi?

Crollo delle vendite dei giornali

Sono quasi due decenni che il numero di copie vendute dai quotidiani italiani è in calo, anche comprendendo quelle digitali. Però vedendo questo rapporto di DataMediaHub con le cifre assolute di vendita nei primi quattro mesi del 2017, confrontate con quelle dell’anno scorso, direi che la frana sta diventando una valanga.
Solo Italia Oggi (+14%), Corriere Adriatico (+21,5%) e il Fatto Quotidiano (+6,5%) sono in crescita: i grandi quotidiani perdono intorno al 15%, e i medio-piccoli, a parte il -43,7% di Libero, stanno tipicamente tra il -5% e il -10%.

Totò Riina

Avrete sicuramente letto sui giornali che la Cassazione ha sentenziato che Totò Riina, in quanto gravemente malato, ha il diritto di uscire dal carcere. Beh, naturalmente le cose non stanno proprio così.

Innanzitutto saprete certo che la Cassazione non dà un giudizio di merito ma di metodo; non entra nei fatti, insomma, ma controlla che gli altri organi giudiziari abbiano fatto bene il loro lavoro. In questo caso la sentenza – ve la potete leggere per esempio qui – afferma più o meno questo: “Caro tribunale di sorveglianza di Bologna: tu hai detto che le condizioni di Riina non sono tali da dargli i domiciliari ma sono compatibili con il carcere. Peccato che l’hai detto in modo confusionario e contraddittorio; per favore quindi riscrivi da capo e mostra seriamente che può restare in carcere”. Come vedete, la cosa è ben diversa. D’altra parte, a dirla tutta, è un anno e mezzo che Riina non è in prigione ma in ospedale, proprio per le cure di cui ha bisogno, e per il fatto che il letto speciale che gli occorrerebbe a quanto pare è troppo grande per entrare nella sua cella a Parma (ah, i grandi vantaggi dei mobili Ikea).

Messi i puntini sulle iota, posso aggiungere anche i miei due cent al dibattito di questi giorni sulla “morte dignitosa”. Dal mio punto di vista, chiunque ha il diritto di essere curato, e sapere Riina in ospedale (sempre in isolamento come da 41 bis) mi pare una cosa ovvia. Ben diverso è il punto sul “morire a casa propria”. Da un lato, non mi pare che il boss si sia mai pentito; dall’altro, anche se non fosse più totalmente capace di intendere e di volere – cosa che però non mi pare si verifichi – lui resta ancora un simbolo della mafia, e sarebbe comunque una meta di pellegrinaggi che nemmeno padre Pio. Nessuna gogna, insomma, ma un principio da mantenere, che non ha nulla a che fare con la punizione.

P.S.: non ho però ben capito quelli che fanno un paragone con la vicenda di DJ Fabo. Forse che pensano di procurargli direttamente quella morte dignitosa con una bella iniezione?