Grande Scoop del Fatto Quotidiano!!!1!


Il ritaglio qui sopra è dalla prima pagina del numero odierno del Fatto Quotidiano. Titolo: “Mattarella sbianchettò Wikipedia sul padre”. Occhiello: «LA STORIA: Aggiunte precisazioni sulla vita di Bernardo» e catenaccio «Nel 2009 un utente col nome del futuro capo dello Stato ha modificato online passaggi “scomodi” della biografia del patriarca DC sulla vecchia accusa arrivata dalla commissione Antimafia». Incipit (l’articolo è disponibile solo a pagamento): Quando Mattarella ripuliva Wikipedia sul padre e la mafia – «Per sei volte, nell’aprile 2009, è entrato nella pagina di Wikipedia sull’ex ministro dc Bernardo Mattarella, scomparso nel ’71, per correggere una biografia che evidentemente lo infastidiva. Se non è un mitomane che si firma col suo nome (ma pervaso dalla stessa devozione di un figlio), l’autore delle modifiche potrebbe essere proprio il capo dello […] »

Faccio innanzitutto notare il paraculismo: il titolo strilla una cosa, poi nel testo – ricordandosi magari dell’articolo 278 del Codice penale – ci si arrampica sugli specchi con una serie di condizionali. Ma quali sono i fatti che hanno portato a questo scopo? (a) Esiste un’utenza Wikipedia “Sergio Mattarella”. (b) Questa utenza ha contribuito a Wikipedia solo il 23 aprile 2009 e solo sulla voce Bernardo Mattarella con sei modifiche consecutive, aggiungendo notizie con fonti e riferimenti a suo favore, senza togliere nulla (potete controllare), tanto che quei testi sono rimasti. Detto in altri termini, non ci fu alcuno sbianchettamento, anche ammesso e non concesso che l’autore di quelle modifiche sia effettivamente stato l’attuale presidente della Repubblica. Per la cronaca, quell’utenza è stata bloccata a febbraio 2015 come NUI, termine gergale per affermare che il suo nome potrebbe trarre in inganno e quindi, non avendo prove che corrisponda esattamente a quella persona, non le si permette di scrivere. Detto tra noi, il testo aggiunto è indubbiamente stato scritto da un estimatore di Bernardo Mattarella e una persona con accesso a dati giudiziari, vista la terminologia usata; ma la persona in questione si è preoccupata non solo di aggiungere le fonti ma anche di farlo in maniera “wikipediana” con il tag <ref>, cosa che implica come minimo l’avere verificato attentamente come veniva scritta una pagina. Questo, unito al fatto che l’utenza non si è più vista, mi fa più propendere per un “calzino”: un utente esperto che ha voluto esplicitamente fare quelle modifiche con il nome del figlio di Bernardo.

Faccio infine notare come la giornalista del Fatto Quotidiano abbia contattato qualche giorno fa un wikipediano (non io) per chiedere lumi, questo le ha risposto più o meno quello che scritto io, lei ha riportato queste frasi ma è andata dritta per la sua strada, forte del fatto che la presidenza della Repubblica è stata contattata ma non ha risposto. Lascio a voi il giudizio: essendo però io bastardo dentro segnalo che il titolo principale in prima pagina del Fatto è “No del Colle alla legge sulle mine – Non firmare il Rosatellum si può”. Tout se tient.

Aggiornamento: (30 ottobre) mi sa che a pensare male si faccia peccato ma ci si azzecchi, considerando come Libero – non certo della stessa parte politica del Fatto ma che in questo caso è compagno di strada: sotto l’articolo c’è il risultato di un sondaggio per cui tra i lettori online del quotidiano solo uno su sei apprezza l’attuale presidente della Repubblica – è subito corso a rilanciare la notizia.

Bocciatura annullata: sarà proprio così?

Mi è capitato di leggere sul Fatto Quotidiano questo articolo: «Scuola media, Tar annulla bocciatura: “Il padre dell’alunno non era stato informato dell’andamento scolastico”».

Io ho una certa età e non mi fido di come la stampa riporti le sentenze del Tar: valutando esso il metodo e non il merito, posso immaginare che il padre abbia sfruttato a suo favore la mancanza formale in cui la scuola è incorsa, non comunicando a entrambi i genitori (separati ma con affido congiunto) ma solo alla madre l’andamento scolastico del figlio. Ma quando leggo una frase come «i professori avevano motivato la bocciatura spiegando che il ragazzo “manifestava poco impegno, scarso interesse e atteggiamenti poco collaborativi” in classe, peggiorando ulteriormente nel corso dell’anno e accumulando sempre più assenze.» mi domando che razza di affidamento congiunto fosse quello per cui il padre non si accorgeva che il figlio non andava a lezione. Comunque credo che il ragazzo una cosa l’ha sicuramente imparata: farsi furbo e trovare la gabola. Spiace solo che il giornalista abbia scelto il solito sistema “cacca pupù” per mostrare l’accaduto.

Aggiornamento: la notizia è anche presente sulla Stampa, dove scopriamo che l’avvocato del padre del ragazzo ha affermato che il suo assistito «alla fine ha scelto di dare battaglia per l’amore che nutre nei confronti di questo ragazzino, che avrebbe voluto aiutare. Una circostanza che gli è stata impedita dalla totale assenza di comunicazioni.» Certo, virgola, certo.

Truffa? Quale truffa?

Se andate sul sito della Stampa trovate questo articolo di Carlo Bogliotti dall’inquietante titolo “La grande truffa dei porcini, attenti a quelli che vengono dall’Est”. Non so voi, ma se io leggo un titolo come quello mi immagino che i funghi dell’Est contengano chissà quali sostanze nocive alla salute. E invece no: anch’essi «sono buoni». Però, visto che costano di meno, sarebbero spesso mischiati con i porcini nostrani.

Se il titolo fosse stato “La grande truffa dei porcini, attenti a quelli spacciati per nostrani” non avrei avuto nulla da ridire: è giusto che uno sappia la provenienza di quello che compra e prenda una decisione informata Ma questo non è il titolo che è uscito, appunto. E la colpa non è del titolista, almeno stavolta: perché all’interno dell’articolo c’è proprio scritto «dobbiamo purtroppo segnalare che come ogni anno in questa stagione ricomincia la “grande truffa”. Tutti possono mentire sulla loro origine.» Il povero titolista fa quel che può. Ma vi pare il caso?

Giornalismo d’accatto

Supponiamo che un giornalista d’inchiesta riceva un dossier esplosivo da qualcuno che potrebbe effettivamente essere in una posizione tale da prenderlo e farne una copia. Supponiamo anche che il dossier però non sia firmato né protocollato. Cosa fa un giornalista d’inchiesta? Cerca faticosamente altre fonti che confermino oppure smentiscano il dossier. Nel secondo caso si intristisce un po’ perché ha perso del tempo inutilmente; nel primo caso si frega le mani e si prepara al colpo della sua vita.

Cosa fa invece Emiliano Fittipaldi? Prende il dossier, forse cerca altre fonti che però non trova, e a questo punto grida al mondo che ha un documento che «Se è vero, apre squarci clamorosi[…]. Se falso, segnala uno scontro di potere senza precedenti». Da questo punto di vista persino Wikileaks è eticamente più corretto, perché butta fuori la roba senza aggiungere commenti. Leggendo l’articolo troviamo un’arrampicata sugli specchi dall’inizio alla fine, anche perché una volta gli è andata bene con i giudici del Vaticano ma non è detto che la seconda sarà ancora così.

Sulla vicenda Emanuela Orlandi io non so quanto sappia la Santa Sede: presumibilmente più di quello che afferma pubblicamente, probabilmente nulla che possa davvero servire (salvo al limite per mettere una lapide su una tomba). O magari non è così, e non ne sa davvero nulla. Quello che però posso dire è che un giornalismo d’accatto come questo non porterà assolutamente a nulla, se non a qualche clic in più.

La fabbrica delle bufale

Luca Sofri racconta di come l’italica stampa – e non solo i liberi giornali portatori di verità, come molti spesso affermano sperando di cavarsela così – raccontino le cose.

Nel caso di Firenze dei carabinieri denunciati per stupro dalle due studentesse americane, il Messaggero scrive (il testo completo può essere letto qui) che «Ci sono comunque delle cifre che fanno riflettere: ogni anno, solo a Firenze, vengono presentate da ragazze americane dalle 150 alle 200 denunce per stupro. di queste il 90% risulta completamente inventate.». Subito la notizia è ripresa praticamente verbatim da La Stampa e Il Mattino. Sofri fa notare come un dato senza nessuna fonte indicata e con un margine di errore del 25% (quello tra il massimo di 200 e il minimo di 150) sia accoppiato a una percentuale esatta del 90%, e aggiunge che Claudia Fusani ha contattato la questura di Firenze che ha fornito dati del tutto diversi (nella provincia tutta l’anno scorso ci sono state 51 denunce per violenza sessuale in totale, da parte di italiani americani o altro).

Io mi limito ad aggiungere una minuzia. L’articolo originale del Messaggero è scritto da New York. Non credo che L.Fan., che immagino sia il corrispondente locale del quotidiano, abbia buttato giù dal letto le procure italiane per prendersi i dati che ha malamente scritto: immaginando che non se le sia inventate direttamente tanto per riempire le colonne dell’articolo, l’ipotesi più accreditabile è che le abbia lette da qualche parte – chessò, uno dei tanti gruppetti Facebook – e le abbia prese per oro colato, seguendo la sua propria deontologia giornalistica. A questo punto tutti gli altri quotidiani si sono buttati a pesce, manco dovessero proteggere l’Arma da queste infamanti accuse perpetrate da extracomunitari.

(post scriptum: mi meraviglio che a nessuno di questi sia venuto in mente che anche ammettendo che le giovani avessero implorato i carabinieri di far sesso con loro, salvo poi pentirsi il giorno dopo, questi erano in servizio e non avrebbero dovuto né potuto fare alcunché? Oppure l’hanno notato ma poi hanno pensato che in fondo sono ragazzi?)

Aggiornamento (12 settembre): La Stampa ha pubblicamente ritirato la frase incriminata. (A quanto scrive il Post, il Messaggero l’ha eliminata silenziosmente). Peccato che non possiamo sapere quale sia la fonte che “l’ha più volte avvalorata”, e che quindi potrà avvalorare altre bufale in futuro.

asseriamo Cazzate


Questo paginone si trova nel numero di questa settimana dell’Espresso. Penso risulti chiaro il motivo per cui è diventato un supplemento obbligatorio di Repubblica, costringendo il lettore a sborsare un euro in più per un inserto davvero ben curato.
(confesso che io non ci avevo fatto caso quando Anna me l’ha mostrato, ma non dovevo fare il controllo qualità)

La leggerezza dei quotidiani

Io compro ormai i quotidiani solo quando sono in vacanza. Più che un bisogno è quasi un vezzo, ma non è questo il punto. Quello che ho invece notato è che il numero di pagine si è molto ridotto. Repubblica, per esempio, non raggiunge le 48 pagine, mentre anche solo qualche anno fa superava agevolmente le 64.
Quando ero bambino, credo che La Stampa avesse 16 pagine (anche se di formato più grande), e mi sa che il numero di copie allora vendute fosse pari se non superiore a quello odierno. È poi seguita una bulimia che a quanto pare è ora terminata. Immagino che la ragione principale sia il calo delle inserzioni pubblicitarie: ero convinto di avere fatto una statistica alcuni anni fa, ma non la trovo nel blog e quindi non ho dati di raffronto. Resta il fatto che anche questo è un segno della crisi dell’editoria. (Che ci siano pagine e pagine sul tema del giorno è invece il risultato del proliferare di notizie a tutte le ore, che ha comportato lo slittamento dei quotidiani verso un’analisi più sfaccettata)

bei lavori

Il Sole-24 Ore è in crisi abbastanza nera. Ora hanno fatto fuori (“consensualmente”) l’ex direttore Roberto Napoletano che era da cinque mesi in aspettativa non retribuita, e gli hanno dato una buonuscita di 700.000 euro lordi. Buon per lui che se fuma avrà gli spicci per le sigarette. Ma quello che mi lascia più basito è che questi 700.000 euro corrispondono a otto mesi di costo aziendale. Ma quanti soldi gli davano per fare il direttore?