Youthquake

Come tutti gli anni, Oxford Dictionaries ha scelto la parola dell’anno. Nel 2016 la scelta era caduta su post-truth, e in effetti “post-verità” l’abbiamo sentita anche noi per qualche mese, anche se ormai è stata surclassata da fake news/bufala; quest’anno invece non so quanti di voi (io no) abbiano sentito parlare di Youthquake, vale a dire le sollevazioni popolari di giovani e studenti che promuovono un cambiamento in politica. Il termine nacque cinquant’anni fa ma è stato riesumato quest’anno nel Regno Unito, probabilmente a causa di Corbyn.

Ma la cosa che mi ha colpito di più è che nemmeno i contendenti mi erano noti:

♦ Antifa – abbreviazione di “anti-fascista”
♦ Broflake – una persona che si infastidisce facilmente per gli atteggiamenti progressisti (sembra derivare da “snowflake”, nel senso che tutti i fiocchi di neve sono diversi)
♦ Kompromat – il termine russo per il materiale usato per ricattare
♦ Unicorn – (come verbo) aggiungere colori arcobaleno alle cose, specialmente cibi (e qua mi sa che My Little Pony sia il colpevole)
♦ Milkshake duck – chi nei socialcosi sembra a prima vista tenero, ma ha un brutto passato

Quello che mi chiedo è come mai in un mondo che dovrebbe essere sempre più globalizzato – e se volete anche il fatto di avere una parola russa nella lista ristretta lo indica – tutte queste parole non sono mai arrivate alle mie orecchie né in originale né in un adattamento. Voi come vi ci trovate?

I poster nelle caserme

Ero convinto che la storia della bandiera del Reich fosse rientrata nel dimenticatoio: e invece a quanto pare a destra se la sono legata al dito, tanto che oggi il Giornale pubblica un articolo su un poster di Lotta Continua che sono riusciti a scovare in Questura a Pisa.

Ora, nemmeno al Giornale riuscirebbero a dire che un poliziotto è fan di Lotta Continua senza mettersi a sghignazzare sguaiatamente: e quindi si sono messi a parlare di tutt’altro, lasciando giusto alla fine una chiosa «Chi lo conosce [il funzionario] esclude che abbia posizioni di estrema sinistra» che mi pare tanto una litote. A questo punto non era più semplice strutturare l’articolo sulla penultima frase «Chissà che cosa diranno i quotidiani di sinistra, sempre vigili sul fantomatico ritorno del fascismo.»? Non ci avrei visto nulla di male, e penso che il lettore tipico di quel quotidiano sarebbe comunque rimasto soddisfatto. D’altra parte, il poster di Lotta Continua non dovrebbe stare lì dentro come non doveva starci la bandiera imperiale tedesca, e su questo non ci piove. (L’ultima frase con l’accenno a Mario Calabresi avrebbero potuto evitarla, ma lo stile non te lo puoi comprare.)

Ah: a questo punto immagino che il supposto articolo del codice civile che vieta di scattare foto di istallazioni militari non valga per questi luoghi.

Donatrici di sangue

Stamattina sono andato all’Avis a donare il sangue. A parte che mi hanno di nuovo abbassato l’indice di donazione a 2 volte l’anno per colpa della mia polineurite avuta a 6 anni (!) e che ho dovuto prendere un caffè prima della donazione perché avevo la pressione bassa (110/70: ci credo, mandarmi a digiuno è una cattiveria!) la cosa più interessante è stata vedere due sorelle presentarsi per la loro prima donazione: entrambe in hijab.

Lo sciopero di Amazon

Come sapete, venerdì scorso in occasione del Black Friday c’è stato uno sciopero dei dipendenti della logistica di Amazon. Com’è, come non è, stamattina ho fatto un ordine e la “consegna in un giorno” garantisce l’arrivo mercoledì e non domani. Insomma, qualcosa è successo 🙂

non troppo porno

Vicino a casa mia c’era un negozio di elettricità+gadget che ha da poco chiuso. Io me ne sarò accorto con qualche settimana di ritardo, nonostante ci passassi davanti spesso, il che dice quanto lo frequentassi; e me ne sono accorto perché l’agenzia immobiliare a fianco si è allargata con una delle sue vetrine.
Ma in realtà all’inizio quel negozio aveva tre vetrine: un paio di anni fa ne aveva già eliminata una per fare uno di quei posti con distributori di cibo e bevande che qualche anno fa erano improvvisamente diventati di moda a Milano per poi avvizzire e chiudere. Il negozio era stato sostituito qualche mese fa da un sexy shop, compreso di disegno sulla saracinesca. Però a quanto pare il sexy shop era troppo forte per la sonnacchiosa periferia milanese, e la scorsa settimana sono arrivati i volantini che pubblicizzavano la sua trasformazione… in un negozio di intimo.

Grande saggistica


Io so bene che la mia prosa è spesso arzigogolata, con incisi e sottoincisi che nemmeno Machiavelli. (Poi quando scrivo qui sul blog ci sono anche erroracci, ma questa è un’altra storia). Però non riuscirei proprio a terminare un capoverso e cominciare il successivo con un gerundio legato al capoverso precedente. Anzi, nel testo qui sopra non avrei neppure messo una virgola, altro che un a capo.

Temo che troverò molto pesante leggere questo saggio.

dito medio

Leggendo la storia del licenziamento della ciclista che aveva mostrato il dito medio al corteo presidenziale statunitense (se l’avesse visto mio figlio ne avrebbe parlato per delle settimane) mi restano due dubbi. Il primo: perché la signora ha deciso di farsi riconoscere pubblicamente? Il secondo: come mai è poi uscita l’intervista dove racconta che un suo (ex) collega maschio cuccato a scrivere commenti osceni non è stato licenziato?

(il fatto che l’intervista sia sul Washington Post, il quotidiano di Bezos, non deve essere così irrilevante, mi sa)