la diffusione di CreateSpace

“Diffusione” non nel senso di “quanto è usato”, ma di “quando arriva”.

Giovedì scorso ho pubblicato il mio primo libro (cartaceo) sulla piattaforma di Amazon, lasciando come distribuzione USA ed Europa. Venerdì era indicato disponibile solo negli USA. Sabato era passato anche in Germania e UK, mentre Francia, Spagna e Italia hanno dovuto attendere domenica. Capisco la differenza tra USA ed Europa, ma non quella tra Germania e Francia…

Ma l’Europa non è unita nemmeno nei prezzi. Avevo settato il costo del libro a 8 euro (salvo vedere se riuscivo ad abbassarlo in promozione); in Italia e Spagna costava effettivamente così, in Francia era 8,11, in Germania addirittura 8,23. Immagino che la differenza di prezzo dipenda dall’IVA: ragione di più per capire come la strada per una vera unione europea è ancora lunga… Peggio ancora, abbassando il prezzo a 5 euro è arrivata l’Iva anche in Italia e Spagna (5,20), mentre la Francia è passata a 5,28 e la Germania a 5,35. Ho il sospetto che sopra una certa cifra il 4% venga nascosto nelle “fees”, mentre sotto esca allo scoperto. Ma anche no: le fees sono sempre a 2,90 euro per entrambi i libri. Mi dichiaro vinto.

Gli aumenti striscianti

Avete visto tutti come le compagnie telefoniche ma non solo, con il banale espediente di far pagare ogni 4 settimane e non ogni mese, siano riuscite a inventarsi un “tredicesimo mese” e guadagnare più dell’8% in più facendo finta di nulla. Ma non è l’unico caso!

Venerdì, mentre facevo la spesa, ho visto con la coda dell’occhio un tabellone pubblicitario Esselunga. Mi fermo a guardarlo e scopro che dal 16 ottobre cambierà il modo in cui i punti Fìdaty possono essere cambiati in sconto. Finora, a parte comprare i regali delle collezioni, c’era sempre la possibilità di togliere 1000 punti e avere uno sconto di 10 euro; in pratica un punto valeva un centesimo. D’ora in poi, invece, i punti potranno essere tolti solo 3000 alla volta e lo sconto sarà di 27 euro, vale a dire l’equivalente di 0,9 centesimi per un punto. Piccole cose, ma piuttosto scoccianti.

Sondaggi

Io non ho mai capito vene come funzionino i sondaggi di Google Opinion Rewards, e soprattutto perché a volte la schermata iniziale mi appaia in italiano e altre volte in inglese. Non che la cosa mi cambi molto, ma è curioso che Google non riesca a decidere quale sia la lingua da associare al mio telefonino.

Ma stavolta mi pare abbia esagerato: che senso ha scrivermi in neerlandese? Che poi era anche mattina presto, ero mezzo addormentato e così ho letto male e indicato il mio reddito personale e non quello familiare come richiesto 🙁

Cattocomunisti!

Giovedì prossimo viene pubblicato un libretto che raccoglie tre discorsi di papa Francesco. Mi stupisce un po’ che l’editore non sia la LEV (quella vaticana, insomma), ma tant’è: in fin dei conti non è un’opera dogmatica, e anche le Ultime conversazioni di Benedetto XVI sono state pubblicate da editori laici.

Ma non mi aspettavo proprio che il libro potesse uscire in edicola per il manifesto 😉

incoerenze

Nei supermercati si trovano spesso sacchetti di plastica molto leggera che servono per frutta e verdura. Non ho bene capito come siano considerati legalmente, ci sono scritte tipo “non per asporto” che immagino siano dovute alla legge che impone sacchetti per la spesa biodegradabili, e comunque sono troppo leggeri per essere usati nella spesa.
Bene: ieri all’Esselunga fighetta di Porta Nuova ho visto che quei sacchetti erano fatti in MaterBi e quindi con la certificazione “si può gettare nell’umido” (sono sempre fragilissimi, tranquilli). Tutto bene? beh, non troppo. Finché il tagliandino con il prezzo non sarà biodegradabile, bisogna comunque staccarlo via prima di buttare il sacchetto. Ufficio complicazione affari semplici 🙂

Le visite al blog al tempo delle ricerche compulsive

Il mio blog è un dinosauro. Sta su da sedici anni e ho perso da mo’ la voglia di pubblicizzarlo. Inoltro automaticamente i post (completi, tranne i link per colpa di Zuckerberg) su Facebook, il che riduce il numero di visitatori sul sito: poco male, visto che non avendo pubblicità non perdo certo soldi. Restano insomma i soliti amichetti che cliccano più o meno compulsivamente qui: gli accessi giornalieri viaggiano tra i 200 e 300. Però ogni tanto ci sono dei picchi: per esempio lunedì scorso si sono registrati quasi 800 accessi. Per curiosità ho provato a sfrucugliare tra le statistiche per vedere se si capiva cosa fosse successo: cosa resa un po’ più difficile da quando parecchi anni fa Google ha deciso di non inviare le stringhe di ricerca che portano a un sito.

Quello che ho capito è che qualche decina di visite è arrivata da chi guarda i trackback di Wittgenstein (che evidentemente di accessi ne ha ancora tanti 🙂 ), ma il grosso è arrivato da una ricerca via Google che ha portato a questo post su un codice di emergenza che avevo sentito diffondere all’Ikea l’anno scorso. Il picco precedente – ma credo che quel post abbia un accesso abbastanza costante – era dovuto a un mio pippone di maggio sugli stupri, e anche il post sui funerali nei giorni festivi compare spesso tra i più visitati, come ben sa chi guarda i miei post di statistiche.

Non ne so abbastanza di SEO per capire se un blog prende più punti di un sito web a parità di (non) ottimizzazione, né se Google usa un algoritmo “accumulante” (nel senso che più gente clicca su un post più viene considerato pertinente: la cosa avrebbe senso ma può essere sfruttata per falsare i risultati di ricerca, quindi potrebbe essere disabilitata). Quello che però vedo è che l’idea per cui i blog erano nati, essere cioè un diario, è ormai seppellita; ma soprattutto vedo che non solo le visite ai siti, ma persino le ricerche sono irreggimentate, anche in assenza di notizie importanti (dopo che il terremoto ha distrutto la regione di Oaxaca, è naturale che si vada a cercare informazioni sulla zona; ma un codice di emergenza non appare nelle notizie sui giornali). Non me lo aspettavo.

Aggionamenti a metà

Come gli appassionati di libri sanno, a fine luglio Anobii ha fatto un restyling del sito che è stato pesantemente criticato dagli affezionati fruitori. A parte tutte le parti che non funzionano (a livello backend, soprattutto), il nuovo sito sembra nato per essere visto sul telefonino dal lettore casuale che cerca informazioni sull’ultimo bestseller, dimenticandosi che in questi siti sociali il grosso del lavoro di inserimento informazioni è fatto dai lettori forti che dovrebbero essere coccolati e non tarpati.

Non ci credete? Per esempio, quando inserisco i dati di un libro non ancora presente nella base dati (la schermata è cambiata, ma funziona come quella vecchia), la schermata di ringraziamento ha ancora la vecchia grafica. Evidentemente nessuno degli sviluppatori c’è mai passato 🙂

L’evoluzione dei distributori

Quando negli anni ’90 del secolo scorso venne timidamente introdotta la modalità self service alle pompe di benzina, il risparmio era risibile: dieci, massimo venti lire al litro. Insomma con cinquanta litri di pieno se ti andava bene risparmiavi l’equivalente di 50 centesimi attuali, e uno poteva anche chiedersi chi glielo faceva fare ad alzarsi e sporcarsi le mani.

I tempi cambiano, e adesso possiamo affermare che il default è la pompa self service, tanto che i distributori indicano sempre più spesso quanto costa in più il rifornimento servito: ho visto anche 20 centesimi in più al litro, che è ben più del 10% del costo della benzina. Ma ho come il sospetto che la cosa non funzioni più così bene per i benzinai… o almeno credo che sia così vedendo promozioni come questa di Eni che “regala” una gommina di Cars 3 a chi fa “almeno 30 euro al Più Servito”. Mah.