Il papa e la tv

Io non sapevo che ieri il papa sarebbe andato a fare una liturgia in piazza San Pietro (vuota) con benedizione urbi et orbi. Anche se l’avessi saputo, a dire il vero, non mi sarei messo a guardarla. Però non riesco a capire chi si è lamentato perché la Rai l’ha trasmessa in diretta su Rai1. Io per esempio non mi lamento per le trasmissioni come Domenica In oppure le riss… ehm, i talk show politici: presumo che ci sia gente a cui interessa guardarle. Non mi lamento neppure per Sanremo o per le partite di calcio…

D’altra parte sono andato a controllare i dati Auditel: ci sono stati più di otto milioni e mezzo di ascoltatori, più quelli che hanno scelto altri canali (a Canale 5 dovevano avere usmato qualcosa e si sono connessi anche loro, altri tre milioni e rotti di ascoltatori). Immagino che l’unico problema per la Rai è che non si può interrompere la liturgia con qualche spot :-)

PS: ho scoperto che al mattino la Rai trasmette (non so se tutti i giorni) la messa da Santa Marta, che ieri è stata seguita da 1.366.000 spettatori. Non l’avrei mai creduto.

Amazon non sta vendendo libri

Ieri stavo pubblicando su Amazon alcune delle mie vecchie recensioni di libri – sono indietro di tre o quattro mesi… – e mi sono accorto di una cosa: non è possibile ordinare libri (cartacei). Solo gli ebook sono ovviamente scaricabili. Il tutto immagino legato alla frasetta «Stiamo dando la priorità ai prodotti più richiesti e alcuni articoli potrebbero essere temporaneamente non disponibili» che campeggia sull’home page del sito. Nel caso qualcuno si chiedesse se il problema sia banalmente legato alla chiusura delle fabbriche che stampano libri, la risposta è no: anche i libri in print-on-demand, che sono stampati per esempio anche in Polonia, non sono disponibili. Alcuni libri possono in effetti essere comprati in formato cartaceo, ma solo perché sono venduti e spediti da terze parti.

Io sono un cliente Amazon (USA) dallo scorso millennio. Anche se oramai non è più vero, per me Amazon significa “comprare libri”. Quello che è peggio è che – vista la quantità di lettori che abbiamo nel Bel Paese – la probabilità di rallentare le altre spedizioni per dover mandare libri mi sembra davvero infima. E allora perché?

L’autoisolamento cinese

La cosa che mi ha fatto più specie facendo una passeggiata nella mia zona – che oltre che essere multietnica in genere ha un’ampia comunità cinese, pur senza arrivare ai livelli di via Paolo Sarpi – è la quantità di negozi cinesi chiusi: soprattutto bar, ma anche parrucchieri. Alcuni hanno lasciato un cartello scrivendo che stavano disinfestando i locali o semplicemente chiudevano per solidarietà; altri avevano semplicemente le saracinesche giù. Non so se lo fanno perché non entrava più nessuno a consumare oppure perché hanno paura che qualche esagitato entri e spacchi tutto.

Eppure se ci si pensa un attimo gli infetti sono tutti italiani. Certo, ci saranno sempre i complottisti che diranno “ovvio: proprio come i cinesi non muoiono mai stanno nascondendo i loro malati”. Ma non credo siano in così tanti a crederlo davvero: più semplicemente si va avanti bovinamente con l’idea “colpa dei cinesi” (che poi è quello che il resto del mondo sta facendo con “colpa degli italiani”, ma di questo non ci si accorge mica). Ad ogni modo politica e stampa hanno soffiato sul fuoco, ora si sono accorti che hanno esagerato e stanno cercando di smorzare i toni, ma naturalmente non ce la fanno. Come capita spesso, un bel risultato.

L’apocalisse all’italiana

Questa foto l’ho scattata ieri pomeriggio intorno alle 15:30 all’Esselunga di viale Zara. Ero di fretta e dovevo prendere solo due cose fresche (con assortimento completo, vedere che c’era l’insalata confezionata il giorno prima mi ha fatto scendere una lacrimuccia di gioia), quindi non ho fatto un controllo a tappeto: posso dire che i due scaffali vuoti erano questo con pelati, salse di pomodoro e simili e quello della pasta – non ho verificato se le penne lisce fossero rimaste o no.

Non c’è poi molto di strano che dopo la calata degli assediati di domenica questi prodotti non siano ancora stati riassortiti: sono tutti a lunga durata, e quindi il rifornimento di solito viene fatto con più calma. Però mi fa ridere che manchino pasta e sugo di pomodoro. Siamo proprio italiani.

Sbaglio sempre i tempi

A me il calcio non interessa, se non per prendere in giro i colleghi il lunedì mattina. Quindi guardo i risultati più o meno a caso, soprattutto dopo che le partite cominciano a ore casuali. La scorsa settimana butto l’occhio sulla homepage di Repubblica: la Juventus stava vincendo a Verona. La mattina dopo scopro che ha perso. Ieri vedo che l’Inter stava vincendo con la Lazio: stamattina vedo che i biancazzurri hanno rimontato. Diciamo che potrei anche fare a meno di dare un’occhiata ;-)

la classe operaia

Ma bisogna anche saper vedere i problemi che si pongono per la composizione sociale del partito. Credo che dobbiamo ormai considerare come un dato ineluttabile la progressiva diminuzione del peso specifico della classe operaia tradizionale.

Senza guglare. Chi l’ha detto e quando?

Che fine ha fatto Napoletone?

Qualche settimana fa, mentre cenavamo, a me e Anna è venuta in mente la performance di Luca Luciani di una dozzina d’anni fa: per la precisione, ci eravamo chiesti chi avesse fatto uscire il video, e che fine avesse fatto il manager TIM, dopo che era stato mandato a fare il capo di Tim Brazil e poi era scomparso dai radar.

Devo dire che il diritto d’oblio sembra funzionare alla rovescia. Mentre si trovano facilmente informazioni su quel maledetto 2008, pare impossibile riuscire a scoprire qualcosa di contemporaneo, almeno su Google. Alla fine sono stato costretto a sfruttare Linkedin, che mi dice che da novembre 2016 è “Managing Directory – CEO” di Value Partners, vedi anche qui (PDF). Tutto bene, ma sul sito non trovo comunque sue tracce… Dobbiamo contattare Chi l’ha visto?

PS: ho scoperto che era persino stato creato un blog dedicato a Napoletone!