Sandro Magister arruola Kurt Gödel

Se siete tra i miei ventun lettori saprete che io leggo sempre il blog di Sandro Magister, Settimo Cielo: negli anni quello che era un interessante punto di vista sulla Chiesa Cattolica si è trasformato in un piedestallo dove Magister spiega come dovrebbe essere il Vero Cattolicesimo, il che in pratica significa che il motivo per cui leggo il blog è cambiato 🙂

Al momento il tema più caro a Magister è quello dell’eventuale riammissione al sacramento dell’Eucarestia – a fare la comunione, insomma – dei divorziati risposati, cosa sulla quale lui è contrarissimo; ergo, cerca ovunque nel mondo cattolico sostenitori delle sue tesi. L’ultimo ad essere stato arruolato è nientemeno che Kurt Gödel: va bene che siamo in agosto, ma in tre giorni consecutivi troviamo ben tre post al riguardo!

Lunedì c’è stato un intervento di Antonio Emanuele (che essendo contro le tesi di Magister si è visto allegare un controintervento da parte di Giuseppe Fallica) che tra l’altro afferma che Gödel e Tarski hanno dimostrato come la logica aristotelico-stoica non può «costruire un sistema razionale il quale, a partire da un certo numero di principi, sia in grado di dedurre (dimostrare) tutto ciò che è vero e tutto ciò che è falso.» Martedì Emanuele si è visto smontare le sue affermazioni da Silvio Brachetta. Brachetta scrive tra l’altro «In teologia, però, non si dimostra qualcosa di cui non si sa nulla, ma qualcosa di cui l’uomo di fede sa tutto. Lo sa poiché, semplicemente, glielo ha detto Dio, rivelandosi. La teologia, insomma, non ha nulla a che vedere con la costruzione di un “sistema razionale”, come presume Emanuele.» Mercoledì il dibattito tra Emanuele e Brachetta continua. Brachetta tra l’altro scrive «Ancora più chiaramente: come Gödel, in matematica, dovette uscire da un sistema logico coerente per dimostrare almeno una proposizione elaborata in quello stesso sistema logico (teoremi d’incompletezza), così anche l’intelletto umano può, vuole e deve uscire dalla natura per trovare le ragioni ultime che cerca nella soprannatura. E vi esce non solo grazie alla divina rivelazione, ma per una sua capacità trascendente intrinseca e peculiare, forse dovuta alla somiglianza dell’uomo con Dio.»

Sulla parte teologica non ho molto da dire, se non che mi stupisce che la teologia non dovrebbe essere un sistema razionale: la fede è irrazionale, nel senso che non può derivare dalla ragione, ma tutta la teologia usa argomenti razionali, partendo dalle premesse della fede. Altrimenti non sarebbe teologia ma misticismo. Ma quello su cui non sono d’accordo sono le affermazioni su cos’è il teorema di Gödel. Tanto per mettere le cose in chiaro, il primo teorema di incompletezza di Gödel afferma che un sistema formale non può avere contemporaneamente tutte queste quattro proprietà: (1) consistenza (non è possibile dimostrare entrambe le proposizioni P e NOT(P)); (2) completezza (per ogni proposizione P si può dimostrare o che P è vera o che P è falsa); (3) essere ricorsivamente enumerabile (esiste una procedura che man mano genera tutte le proposizioni vere: si noti che la procedura non è necessariamente finita, il che significa che data una proposizione P non si può mai essere sicuri di trovare la sua dimostrazione) e (4) essere in grado di esprimere proprietà aritmetiche di base (usare i numeri interi e le operazioni di somma e prodotto). Bene: penso converrete tutti che la moltiplicazione dei pani e dei pesci e il dogma della Trinità non valgono come “proprietà aritmetica di base”, il che significa che il teorema non può semplicemente essere applicato. Quanto al resto, mi sta anche bene che l’intelletto umano possa, voglia e debba uscire dalla natura per trovare le ragioni ultime che cerca nella soprannatura: ma di nuovo tutto questo non vuol dire che Gödel dovette uscire da un sistema logico coerente per dimostrare almeno una proposizione elaborata in quello stesso sistema logico. Gödel non è uscito da nessuna parte né ha “dimostrato” nulla, al più affermava che occorreva aggiungere la proposizione come assioma. Insomma, lasciate stare la matematica quando si parla di teologia, occhei?

Ah: nel primo post Emanuele afferma anche «A chi fosse interessato ricordo il tentativo dello stesso Gödel di dimostrare l’esistenza di Dio, e quelli successivi, tutti compiuti con enti e strumenti non convenzionali.» Beh, no: la dimostrazione gödeliana dell’esistenza di Dio segue pedissequamente le regole della logica. Al più si può discutere sulla validità del suo assunto principale, che cioè l’esistenza sia una proprietà positiva.

9 comments

  1. Il teorema di incompletezza di Gödel è per la matematica quello che il principio di indeterminazione di Heisenberg è per la fisica: nessuno (esclusi matematici e fisici) lo ha non solo mai capito ma neanche mai letto… ma tutti pretendono di sapere tutto di esso.

  2. Ne parlavo proprio ieri sera con Kurt. Mi diceva che i sistemi della teologia sono formali come er culone de su zia de Grottaferrata.

    • è solo perché in seminario non si fa abbastanza matematica, altrimenti non ci sarebbero stati problemi.

    • @Popinga: cosí come è inappropriato discettare di matematica non conoscendola, è altrettanto inappropriato irridere la teologia ignorandola bellamente.Lo diceva anche quella culona della prima suocera di Georges.

  3. Domani lo leggo con caaalma.. E mi toccherà leggere pure Magister 😛

    • a questo giro Magister dice poco, fa più che altro il Bravo Presentatore

  4. Quattro cose sul Magister attuale:

    – sta tentando in ogni modo di arginare le altrettanto unilaterali tesi di padre Antonio Spadaro S.I., che arruola ogni gesuita/domenicano possibile immaginabile perché tenti in qualche modo di giustificare la possibilità di comunicarsi per i divorziati risposati, e forte dell’avallo della Segreteria di Stato ad ogni pubblicazione della Civiltà Cattolica (che dirige), sostiene che quella sia anche la posizione di Papa Francesco (nonostante lo stesso Card. Kasper, grande sostenitore prima di lui delle tesi volemose-tutti-bbene-Dio-è-misericordioso-la-confessione-un-orpello-arginabile, abbia ammesso in un’intervista che non si può proprio dire che il Papa sia d’accordo con lui ma vuole comunque che se ne discuta);

    – ma quanto je rode mo a Magister d’aver perso l’accredito presso la Sala Stampa vaticana, per aver diffuso anzitempo l’ultima enciclica?;

    – perché nonostante sia il blog piú letto tra i vaticanisti italiani si ostina a non voler inserire la possibilità di commentarlo?;

    – la tesi di Magister sui divorziati risposati è l’unica compatibile con Magistero e Tradizione. Detto ciò si deve lavorare sul contorno ed è quello che devono fare i Padri sinodali. Ricordando sempre che le indicazioni magisteriali sono sempre generiche ed ogni caso specifico va valutato a sé (chi subisce un divorzio, per esempio, è ovvio che non ha responsabilità dirette, o perlomeno di gran lunga inferiori a chi scappa con un(a) nuovo/a compagno/a con vent’anni di meno…)