E tornate all’italico “voi”!

[disonorevole] Ieri in rete si è parlato un po’ della proposta di legge di alcuni deputati M5S (se state leggendo questo post sul mio blog e cliccate sulla figura potete vedere il testo completo insieme alla presentazione direttamente sul sito della Camera) per abolire l’uso del titolo di “onorevole” «riferito ai deputati, ai senatori, ai consiglieri regionali e ai consiglieri provinciali, anche se cessati dalla carica.» I cattivoni e gli sbadati che in caso di promulgazione di tale legge utilizzassero ancora la parola verrebbero puniti «con l’ammenda da euro 600 a euro 6.000», ammende che poi verrebbero versate nel «Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese in favore di operazioni del microcredito», che se non sbaglio è quello dove gli onorevoli, pardon i cittadini portavoce, eletti nel M5S depositano i soldi oltre la soglia stabilita dal moVimento.

Credo che in molti concordino sull’affermazione che «L’attributo “onorevole” significa “degno di stima e di rispetto” e sarebbe [dunque] opportuno acquisirlo a consuntivo e non a preventivo». Si può anche affermare che «Il cambiamento […] passa anche attraverso le parole e il linguaggio»: lo dice sempre anche la presidente Boldrini. Quello che i pentastellati (e forse anche la presidente) non hanno però compreso è che imporre per legge un uso è nel migliore dei casi inutile e nel peggiore ridicolo. Puoi imporlo negli atti pubblici, certo: e a questo punto puoi sperare che l’uso comune col tempo cambi. Ma per il resto è come se tu volessi multare chi scrive “qual è” con l’apostrofo. O forse i pentastellati vogliono mostrare al loro popolo che stanno facendo le cose sul serio e vogliono ribaltare la nostra italica nazione? A quando la battaglia del grano (non OGM, immagino)?

P.S.: cercare di imporre per legge un uso linguistico indica l’incapacità di avere abbastanza carisma per convincere gli altri che quell’uso è migliore. Da questo punto di vista direi che i pentastellati hanno da imparare molto da Striscia la notizia.

Aggiornamento: (12 agosto). Come si vede nei commenti, la proposta di legge è stata scopiazz…ehm, ripresa da una proposta similare del 2002, a firma di vari parlamentari della sinistra sinistra tra cui l’attuale sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Le considerazioni che ho fatto nel post naturalmente si applicano pari pari a costoro; per quanto riguarda i pentastellati, oltre a rammentare loro che se un’idea è stupida continua a esserlo anche se copiata, faccio notare (a) che buona educazione avrebbe fatto aggiungere nella presentazione che l’idea non era loro e (b) che farsi pubblicità con l’articolo sulle multe devolute al microcredito è abbastanza ridicolo.

10 comments

  1. Ma quanto può essere brutto «cittadino portavoce»? Senza considerare la scomodità di un titolo così lungo.

    • Leggo che il vizietto delle due parole sostitutive fu già fascista:

      «Quanto al presente, ecco. Il termine “onorevole” riferito a un eletto non è mai stato istituito, e proviene da una consolidata prassi, iniziata nel 1848 alla Camera subalpina. Nel ventennio l’appellativo godette di scarsa simpatia (un foglio d’ordini del marzo 1939 a firma del Segretario del Partito Nazionale Fascista arrivò a decretare: “l’appellativo di onorevole, insieme con il corrispettivo titolo di deputato, deve essere sostituito con la qualifica di consigliere nazionale, gerarchicamente superiore a quello di consigliere provinciale e di consigliere comunale”), ma nell’immediato dopoguerra il termine di onorevole tornò a essere utilizzato. Anzi, da onorevoli deputati e senatori si è passati a onorevoli consiglieri regionali e addirittura, in seguito, in qualche caso, a onorevoli consiglieri provinciali.»
      http://www.ilcerimoniale.it/index.cfm?fuseaction=app.archivioSM&tabella=1&id=35

      Consigliere nazionale vi piace di più? :-)

  2. Do il mio parere tecnico da giurista:
    È scritto malissimo il comma 2: “L’utilizzazione del titolo di « onorevole» è punita con l’ammenda da euro 600 a euro 6.000”.
    (tralasciamo su “utilizzazione” anziché “uso”).
    Nel senso: l’utilizzazione da parte di chi? Da parte del deputato/senatore/consigliere che lo attribuisce a sé stesso? La norma non lo dice, quindi è soggetto all’ammenda anche chi lo usa per riferirsi non a sé stesso ma ad una persona che è un dep/sen/cons, anche se, come dici tu, “a consuntivo”. e nel suo significato letterale, p. es per riferirsi al deputato X in parlamento da 10 anni che si è sempre comportato benissimo e ha dimostrato ampiamente di meritarsi tutto l’onore. (Se invece si dice “degno del mio onore” invece non si paga ammenda, chiaramente).
    Insomma a chi ha scritto questo ddl serve una doccia immediata di drafting normativo.

    • @daniele: manfatti una norma così si applicherebbe anche se io scrivessi qui sul blog “l’onorevole Pierluigi Bersani”, per dire, il che dovrebbe rendere la norma stessa automaticamente anticostituzionale. Ma non ci dovrebbero essere degli uffici parlamentari che aiutano a scrivere una legge decente? Qui ci sono tre articoli in croce, non è chissà cosa.

    • @Daniele:
      «anche se, come dici tu, “a consuntivo”».

      Naturalmente anche quell’espressione infelice è dei Grillini (pag. 2) e non di Maurizio…

    • C’è da dire che la colpa non è dei Grillini per un comma scritto così male, ma di Serena, Pisapia e sodali:
      L’originale del 2002 infatti recitava:

      «L’utilizzazione del titolo di “onorevole” è punita con l’ammenda da euro 500 a euro 5.000». (Proposta di legge d’iniziativa dei deputati Serena, D’Agrò, Diana, Pisapia, Ramponi, Zama del 1° febbraio 2002 – http://leg14.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0025490.pdf )

      Naturalmente i Grillini hanno copiato anche “utilizzazione”, e alzato un pochetto l’ammenda…