Da quando ho capito, domenica era il novantesimo anniversario della radio e l’hashtag qui nel titolo (insieme a #laradiofa90) raccoglieva vari contributi. Come sempre sono in ritardo, ma due parole le vorrei dire anch’io.
Direi che le mie prime esperienze radiofoniche risalgono al 1980 (o forse al 1981), mentre ero un giovane liceale dai salesiani a Valsalice. I salesiani avevano anche una radio (non mi ricordo se Radio Proposta o Radio Incontri: le due poi si sono unite un paio di anni dopo, per questo il mio neurone non riesce a scinderle), don Bellone che ci insegnava italiano teneva una trasmissione sui personaggi della storia torinese immortalati nelle targhe delle vie subalpine e ogni tanto ci portava al Rebaudengo a raccontare i risultati delle nostre ricerche, che nell’era Avanti Wikipedia erano piuttosto complicate da svolgere. Un paio di volte è così toccato anche a me, e ho più o meno imparato a capire che bisogna stare attenti a non parlare addosso agli altri (e addosso a sé stessi, a meno che uno lo faccia come cifra stilistica…)
Zoom avanti di trent’anni: dopo un paio di partecipazioni a Tre metri sopra il CEPU l’anno scorso mi è capitato di fare l’ospite fisso a Radio Popolare: con il nome d’arte di Wiki Maus facevo finta di raccontare voci di Wikipedia all’interno di Big Fish ma in realtà triettavo con Disma Pestalozza e Jam Kesten. Ammetto di non avere mai avuto nessuna fan che si è appalesata, ma in ogni caso mi sono divertito davvero tanto.
Il punto è che a me la radio piace, per lo stesso motivo per cui mi piacciono i libri (mentre con televisione e cinema il mio feeling è vicino a zero). La radio, sia davanti ai microfoni che ascoltata, è qualcosa che mi lascia libero e a mio agio, e mi fa vedere le cose con la testa anziché con gli occhi (che come ben sa chi mi conosce di persona non è che siano proprio il massimo…)
Di filosofia nel mondo occidentale se n’è fatta tanta, nei due millenni e mezzo abbondanti nei quali ci siamo occupati di tramandarla. Questo significa che una storia della filosofia è un’opera improba, a meno che non si scelga di avere un’enciclopedia oppure fare una cernita molto pesante. A questo punto il discorso passa su um altro tema: in che modo fare la cernita. Nigel Warburton, uno dei più noti “filosofi divulgativi” (esisterà il concetto?) britannici, ha pensato di fare pillole di filosofia: in questo libro (Nigel Warburton,
Intorno a pagina trenta di questo libro (Stefania Piazzino,