Su Repubblica di oggi Andrea Bonanni parla di come la crescita del Pil italiano superiore alle attese non basti, e fin qui anche noi possiamo essere d’accordo. Quello su cui io ho dei forti dubbi è uno dei punti del suo ragionamento, che riporto qui (grassetto mio):
Con grande intelligenza politica, il ministro Padoan ha già concordato a giugno con la Commissione uno “sconto” sulla prossima manovra, che la riduce dallo 0,6 allo 0,3 per cento del Pil. Questo accordo, verosimilmente, sarà mantenuto. Va da sé però che lo 0,3 per cento di un Pil aumentato rappresenta una cifra superiore a quella che era stata preventivata a giugno.
Mamma mia! Chissà quanti soldi in più dovranno essere recuperati! Proviamo a fare un conto spannometrico? Il Pil italiano è 2000 miliardi (un po’ meno, in realtà). Passare dall’1% all’1,5% di crescita del Pil significa avere 10 miliardi in più. Lo 0,3% di questi 10 miliardi sono 30 milioni. Questi sono i tanti soldi di cui Bonanni si preoccupa: una cifra che viene banalmente naecosta accrescendo appena il gettito previsto da qualche imposta.
Però volete mettere il pericolo percepito?

«Quod est post-veritas?» Chissà se Ponzio Pilato avrebbe potuto pronunciare questa frase dopo aver udito la narrazione delle gesta di quell’ennesimo profeta ebreo che però a differenza dei precedenti sembrava essere particolarmente odiato dalle autorità religiose locali. Diciamocelo: mentire è un’attività nella quale noi tutti siamo particolamente versati, ma in questi ultimi anni sembra che essa sia giunta a un livello ancora superiore, tanto che si è sentito il bisogno di coniare un nuovo termine di stampo orwelliano.