La nostra auto ha un GPS incorporato. Generalmente non ci sono problemi, a parte la signorina (la voce sintetizzata) che non ha le nostre stesse idee su qual è il percorso migliore e ci ingiunge, “se possibile”, di “effettuare un inversione a U”. Ieri però sembrava che tutta la macchina avesse una serie di problemi: sull’Aurelia le gomme fischiavano non appena facevo una curva foss’anche ai venti all’ora, ma soprattutto la cartina del GPS andava per i fatti suoi. Eravamo sotto casa sulla circonvallazione, e la mappa indicava Foro Buonaparte, sicuramente al di là delle nostre possibilità economiche. Ma il peggio è stato andare a leggere i dati delle coordinate geografiche: anche se vedeva un congruo numero di satelliti, era convinta che noi fossimo a 3990 metri sul livello del mare, insomma sulla cima del Monte Rosa.
Stamane era ripiombata ai soliti 120-130 metri, per fortuna, ma comincio a temere…
attenzione al cliente
Venerdì ho provato ad andare al Carrefour di Assago per prendere la coppia di Nokia 3310 in offerta sottocosto a 99 euro totali. A me ed Anna serviva una coppia di telefonini che facessero i telefonini, quindi ci andava benissimo un modello in esaurimento.
I telefonini erano esauriti, però hanno preso il mio nome e numero di telefono per avvisarmi. In effetti, sabato mattina mi hanno chiamato – peccato non l’avessero fatto un’ora prima, c’eravamo passati davanti – e così oggi a pranzo sono passato a prelevare e pagare.
Peccato che i punti che avevano guadagnato come attenzione al cliente sono stati persi immediatamente con il casino che mi sono trovato (alle 13:30 di un lunedì, mica il venerdì pomeriggio!) Sarà che devono far fuori un po’ di roba per semplificare l’ampliamento dei locali nel prossimo mese, il che tra l’altro significa anche che ho trovato un assortimento molto ridotto; ma garantisco che l’articolo più utile sarebbe stato una bella spada da samurai.
i muscoli del bloggatore
Ieri abbiamo fatto una gita a san Fruttuoso, il che ha significato due ore e mezzo buone di camminata nel parco di Portofino su un sentiero che non è dei migliori. (siamo anche stati così stupidi, o forse stanchi, da non provare nemmeno a visitare l’abbazia, nonostante il FAI l’avesse appena riaperta; e siamo tornati con il traghetto, perché rifarsi il sentiero all’indietro non sembrava un’ipotesi interessante).
Oggi ho ripreso la palestra, scegliendomi naturalmente un insieme di esercizi il più ridotto possibile.
Per domani si accettano scommesse sulla mia velocità di strisciamento.
Le elezioni suppletive
Alessio fa notare un simpatico corollario del turno di elezioni suppletive che avremo a fine ottobre per sostituire gli eletti al Parlamento Europeo che hanno dovuto lasciare le nostre Camere. Abbiamo una serie di candidati più o meno probabili, da quel komunista di Zaccaria al medico di Umberto Bossi, per arrivare a “ok, il seggio è giusto” Iva Zanicchi, in quello che si direbbe un collegio perdente per la destra soprattutto con quella scelta da parte di Forza Italia.
Ma c’è appunto un risvolto interessante. In questa legislatura la Camera non aveva eletto tutti e 630 i deputati. Mancano infatti undici persone, per un errore di calcolo dei polisti. Il Mattarellum prevede che un quarto degli eletti siano i candidati perdenti con il maggior numero di voti, e calcola questi voti scorporando la differenza tra i voti del vincente e quelli presi dal secondo arrivato nei singoli collegi (ulteriori informazioni fornite privatamente) Nel 1996 l’Ulivo sfruttò il sistema per eleggere qualche deputato in più, facendo associare alcuni candidati in collegi sicuri a “liste civetta” che non presentavano altri candidati, e quindi non toglievano voti all’Ulivo. Nel 2001 il Polo sfruttò lo stesso sistema, anche con un tocco di umorismo: i candidati venivano associati alla “Lista per l’abolizione dello scorporo”. Peccato per loro che abbiano deciso di esagerare, così ci sono stati troppi pochi candidati perdenti, e non hanno potuto assegnare tutti i seggi per la parte proporzionale. In questi tre anni e mezzo non sono mai riusciti a mettersi d’accordo: la sinistra voleva suddividerli tra i loro non eletti che avrebbero avuto diritto al ripescaggio – il che non era certo corretto – e la destra tra i loro non eletti che non potevano essere ripescati perché apparentati con altre liste – neppure questo corretto.
Adesso sembrerebbe che il Polo abbia pensato bene di fare finta di niente e mettere i suoi candidati in una specie di sinecura: se vincono, tanto meglio, se perdono vengono comunque eletti attingendo alle vecchie graduatorie del proporzionale. Ai limiti della legalità, probabilmente, ma con un certo senso. Peccato per loro che venti mesi non siano sufficienti per chiedere la pensione…
Aggiornamento: (21 settembre) a quanto sembra, c’è stata fronda forzitaliota, e così il candidato torna ad essere Villani. No, non Carmen, quella sarebbe stata una punizione troppo cattiva.
Severgnini in bicicletta
Non so per quanto tempo reggerà il link, ma il Corsera ha un articolo di Beppe Severgnini che racconta un suo viaggio in bicicletta a Milano. Il concetto di base – il ciclista metropolitano è un essere invisibile – è a me ben noto fin dai tempi torinesi. Devo ammettere che lui lo spiega meglio di me, però :-)
Misteri telefonici
Leggo che Aem Torino ha ceduto a Eutelia la sua quota del 40% delle azioni di Noicom, l’operatore telefonico torinese. Il prezzo di vendita è stato di un euro, dopo che aveva dovuto sborsare quindici milioni alcuni giorni fa per ridurre le perdite, che adesso sono di “soli” 19 milioni. Qualche considerazione: com’è possibile che una societa che nel 2002 aveva affermato di avere raggiunto un utile ante imposte abbia perso tutti questi soldi? E soprattutto, com’è possibile che una società a maggioranza pubblica decida di comprare il 49% di una startup non proprio minimale, con l’intesa che successivamente le banche avrebbero rilevato il 30%? Mi sembrava che in genere il giro fosse rovescio.
Non che a Milano le cose cambino molto, con l’ATM che si era presa un congruo numero di obbligazioni Cirio. Insomma, il concetto “finanza, non industria” continua a fare danni, anche senza la “creatività” tremontiana.
E i correttori di bozze?
Settanta
Oggi mio padre avrebbe compiuto settant’anni. Forse da qualche anno avrebbe smesso di lavorare, anche se conoscendolo dubito che se ne sarebbe restato lì con le mani in mano. Forse sarebbe stato fiero di quello che ho fatto, ma non è così importante: tanto mi avrebbe amato lo stesso. Magari sarei anche riuscito a vincere la mia chiusura, e a parlare un po’ con lui di noi. Invece, niente.