Stanislaw Lem è uno dei pochi autori di fantascienza noto anche al di fuori degli appassionati del genere, e probabilmente l’unico non americano: presumibilmente il film tratto da questo libro (Stanislaw Lem, Solaris, Mondadori Oscar Narrativa 2004, p. 245, € 8.40, ISBN 88-04-51047-1, traduzione Eva Bolzoni) ha contribuito parecchio a tale notorietà. Io come al mio solito il film non l’ho visto, e stranamente avevo letto molte opere di Lem ma non questo libro. Che dire? È piuttosto diverso dalle sue altre opere, e definirlo “fantascienza” mi pare riduttivo, anche senza arrivare alle ineffabili vette della postfazione a cura di Gianfranco de Turris.
Indubbiamente l’ambientazione è SF: siamo su un pianeta sconosciuto e peculiare. Ma il tema principale sembra essere l’inconoscibilità aliena e l’impossibilità di capire anche solo chi ci è vicino. Le lunghe descrizioni scientifiche, esplicitamente asettiche, sono un po’ pallose, lo ammetto: ma credo che siano necessarie per accentuare ancora di più la differenza tra le nostre concezioni mentale e la realtà che è affermata essere inconoscibile. Il guaio è che Lem si è trovato a un certo punto su un binario morto: il finale dà tanto l’idea di essere raffazzonato, o meglio di essere stato appiccicato lì perché il libro doveva essere terminato in un qualche modo, ma fa lo stesso effetto di un parrucchino malmesso…
quando uno è sveglio
Dopo tutta la fatica per portarmi a Milano il mattone (il vecchio Armada da usare in attesa che riparino il mio) stamattina lo accendo e provo a metterlo in rete. Peccato che non ci siano schede di rete (o modem, se per questo), ma due PCMCIA che hanno il loro attacco speciale, che è rimasto a Roma. Adesso spero che mi arrivino per posta interna.
Ma la cosa peggiore è che ieri a Roma ho acceso il PC per vedere se funzionava, ma non mi è proprio venuto in mente di connetterlo in rete :-(
zafi
la ballata della patente
Ieri sera, mentre prendevo la carta di credito per pagare il ristorante – e fargli notare che mi aveva messo un euro di pane che non avevo chiesto, mi avevano portato e non avevo toccato: è vero che poi non pago io, ma i principii sono principii… – mi accorgo che mi manca qualcosa: la mia patente, che essendo di quelle nuove lascio insieme alle carte di credito. Ci penso un attimo su, e immagino di averla persa nel casino di Linate: in fin dei conti stavo già dimenticandomi il tesserino Tim, e di quello me ne sono accorto solo perché il cordoncino si impiglia più o meno ovunque.
Bene, mi dico, adesso telefono all’Alitalia e mi sapranno dire qualcosa. Chiamo il call center, e attacca una voce registrata che mi dice, prima in italiano poi in inglese, di provare l’e-ticket, e che dallo scorso giugno è entrata in vigore la convenzione di Montreal del 1999. Dopo una decina di minuti, persino io riesco a immaginare che forse dopo le 22 non c’è più nessuno al call center, ma non hanno pensato a mettere un messaggio che avvisi della cosa. (Ma si sa, Alitalia deve tagliare i costi. Adesso non ci sono più le targhette bagaglio in plastica, ma di carta, che si spaccheranno al primo viaggio e non serviranno a un tubo).
Aspetto parecchio abbacchiato fino a stamattina, e ritelefono. Un minuto di linea sollevata – sentivo i rumori di fondo – ma nessuna voce dall’altra parte. Riprovo, e parte “Alla fiera dell’Est”. Il call center Alitalia mi dice “deve sentire Fiumicino: le do il numero del lost & found”. Il lost & found mi dice “deve sentire la polizia; eccole il numero”. La Polizia mi dice “no, qui non abbiamo nulla, però potrebbe essere finita alla Polizia Giudiziaria, dove raccolgono tutto; ecco il numero”. La Polizia Giudiziaria… aveva la mia patente!! Oggi pomeriggio corro al recupero, sperando di non avere null’altro di fantozziano.
Legge SalvaPrèviti
Bisogna riconoscere alla Casa delle Libertà – ah, nome azzeccatissimo! – una abilità non comune nella preparazione delle leggi.
Supponiamo che si voglia evitare a una persona l’onta del carcere. Come fare? Beh, la soluzione più semplice che verrebbe in mente a tutti è quella di notare che la persona in questione ha appena compiuto settant’anni, e quindi decidere che non è giusto che un vecchietto sia buttato al gabbio; meglio possa scontare un’eventuale pena in casa propria. E fin qua nulla di speciale, un codicillo lo si può sempre aggiungere.
Ma il vero tocco di genio, quello per cui ogni persona dovrebbe chinare il capo in segno di rispetto, è quello di abbassare i termini della prescrizione del reato in un articolo di una legge per inasprire le pene.
(ps: Non mi metto a parlare della logica che considera la corruzione un reato relativamente poco importante, che quasi è nell’ordine delle cose; il turpiloquio non mi piace)
Pubblicità dirottatoria
Sull’autobus sequestrato ad Atene campeggiava una bella pubblicità TIM. Mi immagino il Tronchetti e il De Benedetti a fregarsi le mani beati… E mi fa sorridere l’idea del telegiornale – non so quale, me l’ha detto un collega – che nelle immagini fisse ha ritoccato il bus cancellando il logo, ma naturalmente non è riuscito a fare lo stesso in quelle live.
Burocrazia TIM
I quarantun minuti di coda a Linate me li sono fatti con in spalla uno zaino ben pesante. Oltre al mio portatile personale, avevo infatti quello di lavoro, che il capo ha promesso riuscirà a far riparare, dopo sei mesi di miei palleggiamenti con la burocrazia Tim che non lo accetta né vuole darmene uno nuovo. D’altra parte sto aspettando ancora di riuscire a farmi assegnare il giorno di ferie che quest’anno mi hanno fregato e che si stanno rimpallando perché mi hanno fatto passare da IT Telecom a Tim.
Che palle…
16 dicembre Almeno il giorno di ferie mi è tornato!
41’06”
È stata la durata della coda di stamattina per i controlli di sicurezza a Linate. Coda naturalmente senza alcun tipo di percorso guidato, anche se devo riconoscere che nonostante il caos non ci sono stati episodi eclatanti di furbizie italiche; credo che la gente fosse così scazzata da non avere nemmeno voglia di tagliare la coda.
Considerando che avevo letto sul Corsera on line della situazione disastrosa dei due aeroporti milanesi legata alla ritaratura dei metal detector, mi chiedo un po’ di cose. Com’è possibile che a nessuno sia venuto in mente che se raddoppi o triplichi il tempo medio di passaggio (non nel mio caso: a me mica ha suonato…) senza raddoppiare il numero di varchi la teoria delle code prevede l’esplosione della fila? Com’è possibile che la gente – ricordo che siamo quasi tutti travet aeropendolari – non sappia della situazione e continui ad arrivare all’ultimo momento in aeroporto? Com’è che i banchi del check-in possono continuare a dare posti su voli che non si possono certo raggiungere in tempo? Ho iniziato la coda alle 7.25 vicino a uno che avrebbe dovuto prendere il volo delle 7.40, che immagino a che ora possa essere partito; il guaio è che poi io sono comunque in orario con il mio volo, ma sono costretto ad aspettare gli altri, per non parlare della solita usanza Alitalia di accorpare il mio volo con quello precedente (ufficialmente “per problemi tecnici sull’aeromobile”, ma se questi problemi capitano così spesso sarà meglio preoccuparsi davvero), riempendo sicuramente il velivolo ma incasinando la vita a tutti. Basti pensare a come vengono infilate le borse borsette borsine…
Per fortuna per quest’anno è finita, ma giuro che a gennaio provo ad andare in treno. Almeno dormo un po’ :-)