Repubblica, come sempre sulla notizia (© Delio), ci rende edotti che il mercato di quelli che pomposamente sono definiti “servizi a valore aggiunto per la telefonia”, e in pratica sono quasi tutti loghi e suonerie, dovrebbero raggiungere quest’anno il miliardo di euro di valore. Va bene, non devo sputare nel piatto dove mangio, anche se devo dire che la suoneria del mio telefonino l’ho presa da un midi in giro e quella di Anna gliel’ho composta direttamente io. E poi io non faccio quei servizi… va bene, smetto.
La parte più divertente è scoprire da che pulpito viene quella predica. Se non ci siete arrivati, ve lo dico io: la SIAE. Sì, proprio quei benefattori di una piccola parte dell’umanità. Naturalmente il loro è un interesse disinteressato: si lamentano – non direttamente ma per interposta persona. Avete presente il ministro Gasparri? Ecco, lo dice lui – perché quei cattivoni dei gestori hanno un margine del 50%, sottintendendo che gli utili dovrebbero essere divisi con le major musicali.
La parte più triste è scoprire – ma sarà vero? – che il giro di affari delle suonerie è di 140 milioni di euro, cioè la metà di quello della vendita di CD musicali. Se questo fosse vero, e il trend continuasse, è chiaro che il CD non è più il mezzo principe di fruizione della musica. Ergo, che li mettano a 10 euro :-)
Salvate il soldato potere (libro)
Non stiamo parlando di revisionismo. Non è che si neghino gli orrori hitleriani. Ma in questo saggio (Michael Zezima, Salvate il soldato potere, Il Saggiatore Nuovi Saggi 2004 [2000], € 17.50, ISBN 88-428-1192-0, trad. Daniele Ballarini) viene organicamente presentata una serie di documenti che mostra come il mito degli americani che vanno in guerra per portare la liberta agli europei oppressi sia per l’appunto un mito; che gli alti vertici americani sapevano della Soluzione Finale già alla fine degli anni ’30; che il razzismo statunitense non era certo inferiore a quello tedesco. Alcuni punti sono un po’ tirati per i capelli, come ad esempio l’idea che senza gli aiuti americani il Fronte Popolare nel ’48 avrebbe stravinto; altri sono questionabili, ma bisogna dire che generalmente vengono anche indicate voci diverse dalla tesi principale. Il libro tratta principalmente della seconda guerra mondiale, ma spazia dalla Grande Guerra al Vietnam; la cosa che mi ha lasciato più sconcertato è però il vedere indicati atteggiamenti che sembravano scopiazzati dall’invasione irachena da parte degli USA nel 2003… in un testo del 2000. Questi yankee sono davvero prevedibili. Ottima la traduzione, Ballarini è sempre apprezzabile.
L'Espresso: Il Contenitore
Antefatto: Anna voleva prendersi il disco col Don Giovanni pubblicato da Repubblica. Peccato che non sia più possibile prendersi il disco e basta: occorre anche comprarsi l’Espresso e Repubblica. Quest’ultima magari te la puoi schivare, oppure ti prendi un altro quotidiano: ma il disco è incellofanato con la rivista, quindi non la scampi. Insomma, per noi questo significa un implicito aumento di due euro e mezzo del costo del disco, visto che il settimanale viene preso e messo immediatamente nel bidone del riciclo, ma passi.
Il problema è però un altro. In edicola c’erano Espresso con il DVD di Santana, Espresso con il DVD del Requiem di Verdi, Espresso con il DVD di Kubrick, Espresso con il libro di storia dell’arte. Non mi pare di avere visto degli “Espresso semplice”, ma potrei essermi sbagliato; sicuramente non c’erano Espresso con il CD che ci interessava.
A parte che probabilmente faccio più in fretta ad andare in un negozio di dischi e comprarmi là il Don Giovanni, mi sto chiedendo se qualcuno in effetti legga l’Espresso, oppure è davvero solo la scusa per infilarci tutti i gadget possibili.
Elettricista cercasi
Premessa: la nostra donna delle pulizie è riuscita a spaccare il lampadario che abbiamo (avevamo) in sala. Non so come, vista la sua posizione: avrà forse visto Gli Incredibili e cercato di emulare Elastigirl. Per non essere da meno, io ho cercato di svitare il portalampadina senza sapere che la lampadina era una di quelle con attacco a spillo: risultato, ho strappato i fili.
Ora abbiamo comprato la nuova boccia, e ci toccava rimettere a posto il tutto. Smadonnando il giusto ci pare di avere rimesso i fili al posto giusto, riattacchiamo la corrente… e niente. Notare che il lampadario funziona a 12 volt. A questo punto io mi ricordo di possedere un tester. Ammetto che il suo uso sia ai limiti delle mie capacità pratiche, ma non sono così imbranato: ho preso una pila mezza scarica per verificare, e in effetti quella mi dava una tensione di 1.1 volt. Attacco ai fili le due punte… e niente.
L’unica possibilità che mi viene in mente è che si sia scassato il trasformatore sopra, il che mi preoccupa assai. Qualche idea?
sempre orfano di PC
Nuove frontiere
Devo ringraziare Fabrizio, che si è premurato di mandarmi copia di un articolo di Repubblica Affari e Finanza di lunedì scorso. D’accordo, è sparare sulla Croce Rossa. Però non posso esimermi.
L’articolo parla di smart card e crittografia, con lo stile che ci si può aspettare dai nostri: ad esempio, parlando di RSA, dice “Si tratta forse dellunico caso al mondo in cui dei matematici hanno ricavato del denaro dai loro studi”. Ma la vera perla è la “spiegazione” della crittografia a chiave pubblica.
Quando si dice numeri, però, si dice una cosa molto complessa. In realtà si tratta di un numero primo che è il prodotto della moltiplicazione di due altri numeri primi.
Presumo che la definizione di numero primo per l’anonimo articolista sia “numero molto complesso e grande”. D’altra parte come si può costruire un numero primo, se non partendo da altri numeri primi? (No, non può essere semplicemente una svista. Ti può scappare scritto “numero primo” perché stai pensando ai suoi fattori primi, ma allora non scrivi che è prodotto “di due altri numeri primi”)
Busta paga
Non sono ancora riuscito a capire quanto il famoso taglio delle tasse mi abbia portato in più (o in meno…) nella busta paga. I cedolini sono sempre una giungla, soprattutto quando come nel mio caso ci sono spesso rimborsi di spese di trasferta.
Però posso dirvi due cose. Innanzitutto che ho avuto uno scatto di anzianità di ben 30.73 euro lordi (quindi tolta l’INPS si scende a 27.69 a cui occorre togliere il 40.40%). Ma la cosa più importante è che ho la prova provata del taglio delle tasse. Infatti non c’è più l’IRPEF ma bensì l’IRE. Il 40% di lettere in meno!
ricandelizzare
È il termine usato nel comunicato sindacale a proposito dell’incontro odierno azienda-sindacato per decidere del nostro futuro. Indubbiamente il correttore di bozze MSWord sarà (giustamente) sobbalzato a trovare la parola “ricalendarizzare”, che purtroppo è sindacalese puro: ma l’idea di fare di nuovo delle candele è piuttosto divertente.
Come avevo già scritto a suo tempo, noi dipendenti verremo ceduti entro fine febbraio a una nuova società, “TIM Italia SpA”, le cui azioni saranno tutte in mano TIM; con la fusione continueremo quindi a essere una società distinta.
Quello che io e i miei colleghi non riusciamo a capire è perché non potevamo essere fusi direttamente assieme agli asset societari. Noi si pensa sempre al peggio, come ormai tristemente necessario: ci vogliono vendere e/o smembrare dopo la fusione? riescono a risparmiare qualche soldo di tasse in questo modo? non vogliono far dimenticare il nome TIM?
Se qualcuno ci capisce di economia e vuole darmi il suo giudizio, gliene sarò grato.