badge ergo sum

Il primo aprile io, insieme a una trentina di persone a Rozzano e mezzo migliaio in tutta Italia, sono stato ceduto da IT Telecom a TIM.
Oggi, diciannove ottobre, ho finalmente avuto un badge TIM. Vabbé, la foto è sempre quella che consegnai a luglio 2001 quando entrai in Saritel, come se volessero tentare un approccio in stile Dorian Gray. Però dà comunque un certo qual senso di appartenenza… e un nuovo colore.
Sì, perché oltre a questo nuovissimo – e inutile – badge blu continuo ad avere il badge bianco di Saritel – altrimenti qui non possiamo entrare, le porte sono chiuse – e il badge rosso di “esterno IT Telecom”, per riuscire a entrare nella sede di Santa Palomba. Wow…

Chi è Badnarik?

Stavo dando un’occhiata a Electoral Vote, il sito che dà i sondaggi non in percentuale ma come numero di grandi elettori (il che è tutta un’altra cosa – quattro anni fa Gore prese più voti di Bush, ma Giorgino li ottenne in maniera più spalmata… altrimenti il giochetto floridiano non gli sarebbe riuscito) e ho visto l’analisi. Si parla di Bush, si parla di Kerry, si parla di Ralph Nader… e di questo Badnarik, che si direbbe essere uno a destra di Bush, per quanto ciò possa sembrare impossibile. Beh, qua in Italia, dove si parla tanto di queste elezioni che sembra che dobbiamo essere noi a votare, nessuno ha mai fatto quel nome. Mah.
PS: il Senato USA dovrebbe avere una maggioranza repubblicana, sempre secondo i sondaggi.

<em>Pompei</em>

Robert Harris apparve all’improvviso sulla scena letteraria con la sua ucronia Fatherland: come sarebbe stato il mondo nel 1964 se Hitler avesse sconfitto la Gran Bretagna? Dopo quel successo ha continuato a sfornare libri che potremmo definire “similstorici”, dove il racconto è basato su una minuziosa ricostruzione storica. Anche questa sua ultima opera (Robert Harris, Pompei, Mondadori “I Miti” 2004, [2003] p. 296, € 4.60, ISBN 88-04-53362-5, trad. Renato Pera) non sfugge alla formula evidentemente vincente: naturalmente lo sfondo è quello dell’eruzione del Vesuvio, ma la vera protagonista della storia è la tecnica romana di costruzione degli acquedotti, presentata in tutte le sue minuzie che sono quelle che del resto hanno permesso a queste opere una incredibile durata nel tempo. Ciò detto, bisogna però aggiungere che il libro non è memorabile. Intendiamoci, si legge con facilità e piacere, ma non si può dire che lasci una traccia permanente. Lettura da relax, insomma.

mafia o non mafia

Così, un po’ coperta dal voto sulla modifica della Costituzione, la Cassazione ha deciso di terminare il processo Andreotti confermando la sentenza di secondo grado, che per chi non se lo ricorda recita più o meno così: “Fino al 1980 Andreotti è stato un compagno di strada dei mafiosi, poi si è improvvisamente ravveduto ed è rigato dritto”. Non scherzo: c’è un’assoluzione con formula piena per l’associazione a delinquere di stampo mafioso che è un reato definito nel 1980 e con tempi di prescrizione maggiori, e una prescrizione per l’associazione per così dire di tipo semplice.
Uno può credere a una conversione improvvisa, ma la cosa pare difficile almeno a me. Non impossibile, badate. Anche i maggiori estimatori del divo Giulio concordano che aveva amici di amici non molto presentabili in Sicilia: e anche i peggiori detrattori hanno dei problemi a giustificare le leggi speciali contro i mafiosi che promulgò negli anni ’80. Non so se l’assoluzione per insufficienza di prove nel primo grado fosse giusta, ma sembrava più logica. Così è forse stato per il presidente dell’Antiimafia Centauro, anche se non ne sono sicuro: ieri sera a Primo Piano su Rai3 è riuscito a dire che “la sentenza di primo grado aveva una logica, condivisibile o no che fosse; quella di secondo grado non era coerente; dunque ha fatto bene la Cassazione a confermare la sentenza”. Se questo è un sillogismo, io sono una carriola. Mi è sembrato molto più logico Claudio Fava, anche se alla fine è andato pure lui un po’ a sbracare… Perlomeno nei dieci minuti che ho visto nessuno ha alzato la voce, e questo mi sembra oggigiorno già un gran risultato.
Resta il fatto che tutti si dimenticheranno della prescrizione – che equivale a una colpevolezza… – ma l’Italia è fatta così.

concorrenza sleale

I messaggi che scrivevo dal mio indirizzo gmail a quello hotmail di Anna finivano nella cartella “indesiderati”. Chissà come mai…

Vocabolario scientifico in volgare?

Era un titolo dell’Ansa oggi, che continuava dicendo che “Le Università di Matera, Lecce, Palermo e Catania stanno lavorando alla redazione di un vocabolario del lessico scientifico in lingua volgare”.
No, non avremo qualcuno che ci spiegherà i termini della meccanica quantistica in italiano corrente, anche perché con tutto il rispetto per il preside della facoltà di Lettere materate lo vedrei un poco a disagio. Più semplicemente, il “volgare” è la lingua italiana tra il Duecento e il Cinquecento, come si può leggere sul programma del convegno che si sta tenendo appunto a Matera e che non era ovviamente linkato dal flash Ansa.
Domani provate a dare un’occhiata ai giornali, per vedere cosa tireranno fuori…