Ieri mattina è stato chiaro che qualcosa non andava. Ariel, che come al solito era sul letto vicino ad Anna, quando mi sono alzato non è immediatamente scesa querula come il suo solito: è rimasta là, e soprattutto non miagolava.
Anna l’ha subito portata dalla veterinaria, che l’ha trovata con febbre alta e le ha dato degli antibiotici: bisogna dire che stamattina non ha mangiato molto, ma comunque aveva l’aria più vispa e rumorosa. Speriamo solo non attacchi nulla a Momo, altrimenti a furia di rimpalli non ci passa più.
i milanesi e il freddo
Sembra proprio che i milanesi soffrano di una strana patologia che si manifesta allo scendere della temperatura atmosferica.
Stamattina faceva freddo forte, e in bicicletta lo si sente abbastanza. In compenso mi sono trovato parecchie persone che attraversavano la strada ovviamente in diagonale – lo faccio anch’io – nei posti più disparati, e sempre senza guardare se per puro caso qualcuno sta passando. Presumo che la vista si annebbi per default anche quando non c’è il nebiun, e che quindi i milanesi passino automaticamente a utilizzare l’udito per capire se rischiano di esser presi sotto: il tutto non è il massimo quando c’è chi sta pedalando.
divieto di accesso
Oggi ci è arrivata una comunicazione dalla Città di Rozzano, che spiegava che per una serie di lavori per la rete del gas (immagino per raggiungere le case del Cancantiere…) sarebbe stato messo per tre settimane un divieto di accesso a viale Romagna, tranne che per residenti (chi?) e dipendenti Telecom (ecco). Stamattina in effetti avevo visto il cartello, ma non ci avevo fatto più di tanto caso: alle 13 in compenso, mentre cercavo di andare in palestra per riprendere a fare pesini dopo la pausa natalizia, mi sono trovato tutto transennato, non solo per i veicoli ma anche per un povero pedone quale il sottoscritto.
Adesso ho preso la cosa come segno della Volontà Divina che non voleva che oggi iniziassi a faticare: ma la cosa mi preoccupa per stasera – per arrivare alla fermata del bus mi toccherà fare quasi un chilometro – e per i prossimi giorni. In macchina o in bici non è un gran problema, ma a qualcuno dei dirigenti comunali è venuto in mente che esistono anche i pedoni?
lucro e profitto
Scopro da Massimo che l’onorevole Dario Franceschini ha un blog, la qual cosa non mi fa né caldo né freddo. Quello che mi infastidisce è una cosa molto più grave. Franceschini parla infatti di una sua proposta di legge sui CD musicali, terminando dicendo che la proposta inasprirebbe le pene per chi viola il diritto di autore “duplicando o riproducendo per fini di lucro cd musicali originali per destinarli al mercato nero” (neretto mio).
Sempre sul suo sito si può leggere la proposta di legge. Che si scopre? innanzitutto che la legge sul diritto d’autore del 1941 oramai è stata così modificata che forse converrebbe riscriverne una ex novo semplicemente copiandola rinumerando gli articoli. Abbiamo ad esempio dopo l’articolo 171 i vari 171 bis, 171 ter, … 171 novies, che non pensavo nemmeno esistesse la parola latina per “nove volte”. E la proposta aggiungerebbe un articolo “171 bis.1”. Poi vediamo scritto che nel primo comma dell’articolo 171 ter “le parole «per trarne profitto» sono sostituite da «a fini di lucro»”, il che non si comprende visto che la legge attuale ha scritto “fini di lucro”.
Nel migliore dei casi, Franceschini non si è accorto del testo della legge (o il Ministero della Giustizia ne ha in linea una copia errata). Nel peggiore, ha scritto nel commento che si parla di lucro, mentre in realtà vuole parlare di profitto. E la cosa è ben diversa: il lucro è “guadagnarci dei soldi”, mentre il profitto è “avere un utile di qualunque tipo, anche non pecuniario”. È lecito decidere di voler perseguire solo il lucro o anche il profitto, ma una persona laureata in giurisprudenza non può far finta di niente e confondere i due termini. Ci vuole chiarezza.
Aggiornamento: In effetti il testo al ministero della Giustizia è sbagliato, come mi è stato fatto notare nei commenti. La legge 128/04 (la legge Urbani, insomma) ha cambiato il testo del 171-ter da lucro a profitto, quindi Franceschini con la sua proposta tenderebbe effettivamente a cancellare quella modifica e ritornare alla vecchia “fini di lucro”. Potete guardare il testo sperabilmente corretto su Interlex.
Aggiornamento 2: la versione iniziale del testo di Franceschini aveva lasciato i fini di lucro, quella che ho poi letto oggi invece aveva inserito la modifica inserendo il fine di profitto. Resta sempre il fatto che il sito del ministero della Giustizia non è aggiornato.
elezioni e gelatai
Si stanno di nuovo avvicinando delle elezioni. Non so se sia capitato di sentire anche a voi questa “dimostrazione matematica” che porta in uno schieramento bipolare entrambi i candidati verso il centro dello schieramento.
Supponiamo di avere una lunga spiaggia (le posizioni politiche, da sinistra a destra) dove i vari bagnanti sono variamente distribuiti. Questa spiaggia non ha venditori ambulanti: gelati aranciate cocco e quant’altro si possono comprare solo da due banchetti, che hanno l’esclusiva. Si può immaginare che ognuno vada a prendersi il gelato da quello che è più vicino, e che all’inizio siano uno più o meno a sinistra e uno a destra. Però il primo può pensare “se mi spostassi un pochino a destra, continuo ad essere il più vicino per quelli alla mia sinistra; continuo ad essere il più lontano per quelli alla destra del mio collega; ma per alcuni di quelli in mezzo divento io il più vicino. Quindi ci guadagno: domani mi posiziono più a destra”. Il gelataio di destra fa naturalmente il discorso simmetrico, e così per Ferragosto ce li troviamo in mezzo schiena contro schiena.
Cosa c’è di sbagliato in questo ragionamento? Matematicamente, nulla. Fila perfettamente qualunque sia la distribuzione degli elettori, pardon dei bagnanti, sulla spiaggia. Funzionerebbe perfino con una spiaggia non lineare ma planare, se lo spostamento avviene in direzione dell’altro. L’errore è molto più sottile: viene fatto l’implicito assunto che tutti prendano necessariamente il gelato. Se qualcuno decidesse che non vale la pena fare tutta quella strada, e quindi si astenesse, il ragionamento viene subito inficiato. Il problema non è quindi sul ragionamento, ma molto più alla base, sul modello; qualcosa che non sembra però essere compreso da molta gente, che non solo si rifiuta di capire la matematica ma ha un atteggiamento fideistico che forse è ancora più pericoloso.
Aggiornamento: temo di essere stato troppo nebuloso: provo ad aggiungere un esempio con i numeretti. (ancora modificato… l’ho sempre detto io che è difficilissimo divulgare la matematica)
La nostra spiaggia ha cento persone. In questo momento, la situazione è simmetrica: ci sono 30 persone a sinistra del gelataio S divise in due gruppi di 20 e 10 persone, 15 un pochino a destra di S, 10 più o meno equidistanti tra S e D (che divido in 5+5 per far vedere meglio la simmetria… pensateli comunque tutti come pencolanti da una parte all’altra), 15 un po’ a sinistra di D, 30 a destra di D. Tutti inoltre si comprano un gelato. Graficamente:
20 10 S 15 S1 5 X 5 D1 15 D 10 20
Supponiamo che D decida di spostarsi verso il centro e andare a piazzarsi al punto D1, in modo che le cinque persone all’immediata sinistra e destra del centro X trovino più comodo andare da lui piuttosto che da S; il tutto mentre S se ne sta fermo. Così ad occhio sembrerebbe che S rimarrà con solo 45 clienti mentre D ne avrà 55. Se però i venti all’estrema destra decidessero che tanto a questo punto sia S che D sono due gelatai comunisti, e quindi preferiscono non degnarsi di andare a prendere un gelato, abbiamo che S continuerà ad avere 45 clienti, ma D ne avrà solamente 35. Ergo, l’imprenditore con maggior successo sarà S, nonostante D abbia più persone nel suo bacino di utenza.
Intendiamoci, anche questo è un modello estremamente semplificato, e che fa delle assunzioni molto forti sulla distribuzione dell’elettorato, pardon dei bagnanti: ma il mio punto è proprio che occorre studiare attentamente il modello.
in albergo c'è coppia e coppia
Avevamo prenotato gli alberghi per la gitarella di Capodanno in Francia via Internet. Al ritorno, mi sono arrivati due questionari per dare il gradimento sugli alberghi. Fin qua nulla di strano: avrei preferito fosse più chiaro che i commenti arrivano sul sito anonimi, ma agli albergatori in chiaro, ma lo si poteva comunque capire.
Quello che però mi ha lasciato interdetto è vedere tra le tipologie di viaggiatori, oltre alla classica “lavoro/svago”, la contrapposizione “coppia eterosessuale/coppia omosessuale”. Ci ho pensato su, ma non sono riuscito a capire quale possa essere la differenza nella fruizione di una stanza se si è un maschio e una femmina, oppure due persone dello stesso sesso. E a questo punto, perché allora non chiedere “coppia gay”/”coppia lesbian”? Le esigenze non sono ben diverse?
quale nuovo notebook?
bene, anzi male. Il mio Asus ormai si blocca dopo pochi minuti, e visto che mi dicono che il processore (il presumibile colpevole) è saldato alla motherboard e quindi sostituirlo costa un bel po’, credo proprio che dovrò far piangere il mio conto corrente e comprarmene un altro, anzi farlo comprare ad Anna che è libera professionista.
Considerando che cercavo una fascia medio-alta, che il widescreen non mi importa molto e che temo la risoluzione 1280*960 non sia ancora così comune, avevo visto da MediaWorld l’Asus Z81G (pentium 4) a 1290 euro, e nel sito on line il Fujitsu Amilo M7424 (centrino) a 1150 euro. Altri consigli?
Aggiungo che i 512 MB di RAM e i 60 GB di disco sono il minimo (sono quelli che ho adesso…), che la WiFi mi serve, che non faccio giochi grafici quindi la scheda video è il minore dei problemi, ma che lo uso molto in genere.
Venerdì sera in treno
Il viaggio di ritorno in Eurostar ha anch’esso fornito interessanti spunti. Il 9448 che ho preso arriva da Napoli, ed è un ETR 500, il che vuol dire – ma l’ho scoperto solo dopo – che non ci sono le prese di corrente se non nei salottini. Ma questo non era un gran problema. Un po’ più problematico è stato riuscire a salire sul treno stesso: aveva solamente cinque minuti di ritardo, ma non l’hanno annunciato fino all’ultimo, e così tante persone – ricordate che era venerdì sera – si acalcavano qua e là. A dire il vero a Roma Termini hanno messo dei simpatici monitor che indicavano dove si sarebbero fermate le carrozze 1, 2, 3 e così via: peccato che quando il treno è arrivato abbiamo scoperto che l’ordine era stato invertito. A me è ancora andata bene, visto che ero alla 3 e ho semplicemente proseguito; altri non sono stati così fortunati, e spero nessun altro si sia spaventato come me nel leggere che il treno sembrava provenire da Venezia!
Ero in vena di follie, così ho anche provato la carrozza ristorante del treno. Menu del giorno a 26 euro: lasagne al sugo di noci, manzo con patate novelle, acqua, fetta di torta e pezzo di frutta. A parte il sugo troppo salato e i tempi ristretti del primo turno di cena (si comincia dopo Firenze, e arivati a Bologna hanno già sbaraccato tutto per fare posto al secondo turno) direi che poteva andare peggio. Peggio è sicuramente andata al tipo che a Bologna è sceso per fare una telefonata – sarà l’unico italiano maggiorenne senza telefonino – e si è trovato le porte del treno chiuse con dentro la sua giacca e i suoi bagagli. Quello che non ho capito io è cosa sia successo nel minuto abbondante tra la chiusura delle porte e la partenza del treno, con il tipo che batteva la porta per farsi aprire, e il capotreno lì da quelle parti: quando il treno si è poi messo in marcia, ho sentito il capotreno dire “gliel’avevo detto che avrebbe telefonato a suo rischio e pericolo”, con un’aria soddisfatta. Sarà, ma mi viene in mente che a questo punto uno può fare un bell’attentato con una valigia esplosiva con timer, e non deve nemmeno essere votato al suicidio.
Il ritardo del treno, che era fisiologicamente sui cinque minuti, è fisiologicamente salito a dieci a Piacenza, come prontamente segnalato agli altoparlanti. Almeno di questo bisogna dargliene atto: il prossimo passo sarà spiegare i motivi del ritardo, preparando magari all’uopo una quindicina di cause più o meno probabili tra cui sorteggiare quella del giorno.