Sherlock Holmes, anarchici e siluri (libro)

Ogni tanto mi piace leggere qualche apocrifo holmesiano, per vedere come gli autori riescono a muoversi con i vincoli posti da altri. In questo caso (Joyce Lussu, Sherlock Holmes, anarchici e siluri, Robin edizioni – finzioni 2000 (1. ediz. 1986), pag. 154 , € 7.74, ISBN 88-86312-56-3) sono restato però abbastanza deluso. Non perché, come hanno rimarcato i puristi, non è possibile ambientare un’avventura dell’investigatore nel 1908, quando Holmes era a fare tutt’altro, e nemmeno perché non c’è Watson, o per l’ambientazione nelle Marche. Il guaio è che la Lussu, ancorché scrittrice e traduttrice ben nota, ha scelto di mettere troppa carne al fuoco in un libretto breve – va bene parlare della Triplice Alleanza, ma che diavolo c’entra Mata Hari? – e soprattutto nella prima parte è stata troppo didascalica. Non so se questo sia dovuto all’età avanzata in cui scrisse il libro – aveva più di 70 anni – o perché voleva in realtà fare un omaggio alla sua regione natia e alle lotte anarchiche; resta però un risultato un po’ discutibile.

Agosto cittadino

Stamattina effettivamente le strade milanesi erano vuote. Si sarebbe persino potuto fare il ponte autostradale che porta a Milanofiori senza scomodare assessori, santi e parenti vari degli automobilisti in coda vicino a noi. Al mattino non c’erano neppure lavavetri e simili ai semafori – al pomeriggio sì, però, il che prova che la gente non è partita e quindi c’è un mercato.
Però il Fiordaliso è sempre pieno, non si scampa. Sono sempre piu convinto che la gente sia in ferie, non possa o non voglia andare in vacanza, e si diverta all’interno dei centri commerciali.

Sudoku

Passano le settimane, e inizio a vedere gente che ci gioca, non so se per disperazione, per assuefazione oppure perché effettivamente piace loro. In edicola si vede ormai di tutto. I settimanali evidenziano la presenza di schemi al loro interno, e fin qua nulla di strano. È apparso il primo numero di La settimana Sudoku, con la parola “settimana” scritta con un font che si avvicina il più possibile a quello della Settimana Enigmistica senza correre il rischio di essere citati per uso improprio di marchio. Ma è proprio la decana dell’enigmistica che stupisce maggiormente. Naturalmente non nella pubblicazione principe, ma nella “sottomarca” del Blocco Enigmistico, cui è allegato un fascicoletto “Mondo Sudoku”, che nella testata recita “originali dal Giappone – creati senza computer”. Magari avere uno schema direttamente dal Sol Levante può dare un certo qual piacere all’idea che possiamo confrontarci con i Creatori Primigeni. Ma non riesco a capire il gloriarsi al pensiero che gli schemi siano stati creati a mano, manco fossero un mobile da mettere in bella vista e di cui lodare le minuscole imperfezioni. O forse è la stessa ragione per cui non si riesce ad accettare la cultura in formato digitale.

The New Discworld Companion

[copertina]La saga del Discworld ormai ha superato i trenta volumi, senza contare gli spinoff. Non è spesso semplice orizzontarsi in mezzo a tutti i personaggi che sono apparsi, e sono ragionevolmente certo che Pratchett stesso abbia ogni tanto qualche problema. Ecco forse una delle ragioni per cui ha accettato la proposta di Stephen Briggs per pubblicare questo libro (Terry Pratchett e Stephen Briggs, The New Discworld Companion, Gollancz 2004, pag. 472, Lst 6.99, ISBN 057075554) che raccoglie informazioni sui vari personaggi e luoghi del Discworld. Generalmente le informazioni sono tratte dai vari libri della serie, ma ci sono alcune aggiunte, come la descrizione delle sedi delle varie gilde. Non è certo un libro da comprare se non si è appassionati della serie: d’altra parte, se si è già riempito uno scaffale della libreria con la saga non sarebbe bello lasciarlo da parte.

Il metabiglietto

In questi giorni ci sono state notevoli polemiche sulle code impossibili che si hanno per visitare gli Uffizi, dopo l’introduzione di un numero massimo di visitatori per giorno. Ieri, in un’intervista alla Stampa, il nostro ministro dei Beni Culturali, il giurisprudente Rocco Buttiglione, risponde così alla domanda su un possibile aumento del biglietto d’ingresso al museo:
«E’ probabile. Lo stiamo valutando: mi sembra una via utile. L’aumento del prezzo rallenta la domanda. E a chi mi obietta che così la cultura diventa per pochi rispondo che è un modo intelligente e pragmatico per evitare il degrado della struttura e aiutare la gente a fruire meglio del nostro patrimonio. L’uomo vive di pane ma anche di cultura e di arte. In Italia, invece, li si considera beni voluttuari, mentre dobbiamo spendere per valorizzare i nostri tesori».
Vorrei suggerire al ministro un sistema più semplice per ovviare al problema, senza dover costringere i poveri visitatori a fare un leasing per riuscire a varcare la porta del museo: organizzare una lotteria che assegni i biglietti. Lo slogan è già printo: “Un biglietto per il biglietto”. In pratica, lasciando fisso o magari addirittura abbassando il prezzo attuale, non si comprerebbe più il biglietto per l’ingresso, ma un biglietto che parteciperebbe all’estrazione dell’agognato diritto di visita. Si potrà così scegliere se tentare semplicemente la fortuna, o cercare di portarla dalla tua parte acquistando un buon numero di tagliandi. Pagando qualcosa in più si potrebbe anche considerare la possibilità del biglietto multiplo: visto che non si può pretendere che una famiglia di quattro persone si divida perché ha vinto soltanto un tagliando, una quota dei biglietti del giorno sarebbero messi in palio a pacchetti multipli. Infine, non potrebbe mancare il Mattarellum: il 25% dei biglietti sarebbero sempre venduti alla solita maniera, con bigliettaio e code, ma senza liste civetta.

Zipping

Non è lo zapping, e fino a qua nulla di strano. Ma sfido chiunque a capire cosa sia leggendo la didascalia dell’articolo apparso ieri su ttL, il “Tuttolibri” de La Stampa:
Lo zipping è una operazione tecnica che trasforma le informazioni dal formato analogico al digitale.
Diamo per buona la parola “tecnica” che non c’entra un tubo e fa solo tanto fine. Il guaio è che lo “zipping” è quello che noi rovinatori dell’italiano chiamiamo “zippare”, insomma la compressione di un file senza perdita di dati. Ma chiaramente il file era digitale prima ed è digitale dopo: di analogico, anzi di illogico, c’è solo il testo della didascalia.
A onor del vero, il testo dell’articolo spiega correttamente il significato; peccato per chi “guarda solo le figure”.

Non può essere risposto a.

Stavolta quelli che fanno phishing sembrano coreani, o almeno il sito che verrebbe contattato dal volpino che ci casca è www.withwith.or.kr/zboard/icon/formslogin.php.
Bisogna però essere tosti, per riuscire a comprendere un testo che parte bene, ma si perde per strada:
Recentemente abbiamo notato uno o più tentativi di entrare al vostro conto di BancoPostaonline da un IP indirizzo differente.
Se recentemente accedeste al vostro conto mentre viaggiavate,
i tentativi insoliti di accedere a vostro Conto BancoPosta possono essere iniziati da voi.
Tuttavia, visiti prego appena possibile BancoPostaonline per controllare le vostre informazioni di conto:
Ringraziamenti per vostra pazienza.
BancoPostaon.
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Non risponda prego a questo E-mail. Il E-mail trasmesso a questo indirizzo non può essere risposto a.

Anche il “BancoPostaOn.” non è male, vero?

la meccanica di precision

[la clip riparata] In una delle operazioni di imbranataggine nelle quali eccello, mi sono ritrovato con la clip del mio Zen Micro suddivisa in quattro pezzi, uno dei quali però – il pernetto che tiene ferma la molla – non era più in mano mia. Per fortuna è passato il mio amico Leo, che ha effettuato una riparazione da manuale, come si può vedere nella foto. Data la forma della clip, non ci si riesce a far male con il chiodino…
(nel mio piccolo, notate il supporto utilizzato per sollevare leggermente la clip :-) )