timbratrici ritardatarie

Ieri sera prendo il 15 per tornare a casa: timbro il biglietto, lo guardo, e noto che l’ora indicata è le 16:50. Mi viene un dubbio: sono forse uscito un’ora prima? No, controllo il mio orologio e deduco che è la macchinetta ad essere indietro di un’ora. Visto che tanto il tram è fermo al capolinea, avviso il conducente, che mi dice che non ci può fare nulla, visto che tutte le timbratrici hanno l’ora settata da remoto (mah), e di avvisare eventualmente il controllore che ti fermasse poi in metropolitana… tanto c’è il numero della macchinetta. Per fortuna non ho dovuto mettermi a perdere tempo a discutere a una controllo.
La cosa più interessante, almeno da un punto di vista sociologico, è però un’altra. Ho fatto più di venti minuti di viaggio, ed ero seduto proprio davanti alla macchinetta incriminata, dove avrà timbrato una dozzina di persone. Nessuno si è accorto della cosa, nonostante alcuni avessero dato un’occhiata al biglietto timbrato. L’orologio era ancora indietro, perché ho visto uno di questi biglietti prima che la tipa lo riponesse in borsa, e l’ora era appunto quella vecchia. Comincio a pensare di essere parecchio più strano della media.

choc termico

L’autopsia dei soldati morti a Nassiriya afferma che la causa della morte è stata uno “choc termico”. Hanno paura di dire alla gente che sono bruciati vivi?

Secondo Costituzione

Articolo 1: L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.
Ecco perché abbiamo come presidenti delle Camere due ex-sindacalisti.

Tuttolibri

Non ce l’hanno proprio fatta, a La Stampa. Ci avevano tentato, anni fa, a rinominare il supplemento del sabato TTL, che doveva stare per “Tuttolibri e Tempo Libero”, eliminando persino la L di Libri dall’acronimo. Ma poi si sono accorti che tutti continuavano a chiamarlo con il vecchio nome, persino dentro il giornale: così da oggi torna ad essere il buon vecchio Tuttolibri, e gli articoli dell’ottimo Edoardo Raspelli, così come quelli sui viaggi, sono stati aboliti e finiranno nel giornale vero e proprio… di giovedì, il che porterà sicuramente a una serie di discussioni tra me e Anna per la mia ostinazione nel comprare la Busiarda ogni sabato, pur senza più sapere dove Edo è andato a mangiare.
Parlerò del restyling del supplemento la prossima settimana, visto che oggi c’è un numero speciale sulla Fiera del Libro della settimana prossima.

Carlo <em>Aurelio</em> Ciampi

Il Subcomandante Fausto, nei ringraziamenti per la sua elezione a Presidente della Camera, ha citato il Presidente Carlo Aurelio Ciampi. E poi ci si lamenta dei Francesco Marini?

Ancora sul blocco dei siti di scommesse

Alessandro Longo ci fa sapere su Repubblica (sempre sulla notizia) che Assoprovider ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro l’obbligo per i provider di bloccare l’accesso ai siti di scommesse che non hanno pagato il pizzo, pardon l’autorizzazione, all’Azienda Autonoma Monopoli di Stato. Per la cronaca, Assoprovider è l’associazione dei “piccoli” provider, a differenza di AIIP che è quella dei “grandi”. Avevo già parlato del blocco e di quello che penso della cosa. Ciò detto, vorrei però fare notare che parlare di “blocco dell’IP”, come fa Longo, è assolutamente fuorviante. Quello che viene bloccato è il DNS (quindi il nome con cui il sito è noto, non il numero d’indirizzo, che è appunto l’IP). Se proprio vogliamo essere pignoli, il DNS viene modificato in modo che sostituisca all’indirizzo IP corrispondente al sito “cattivo” quello corrispondente all’avviso di blocco; un po’ come se il postino verificasse la città dove è spedita una lettera, e decidesse di cambiare il CAP di quelle dove il sindaco è della Lega mettendo al suo posto quello del Quirinale. E infatti, l'”espediente tecnico” accennato nell’articolo consiste semplicemente nel fare in modo che il nostro PC dica al server “no, non preoccuparti di dirmi qual è l’indirizzo di quel sito: faccio io”.
Il fatto è che invece che scrivere “blocco IP” bastava dire “blocco sui nomi dei siti di scommesse”, quindi il termine usato non è una semplificazione necessaria ma proprio un errore. Sarà stato forse fatto apposta perché l’ignaro lettore non avesse la più pallida idea di cosa è stato davvero fatto, sia mai che riuscisse ad aggirare il blocco?