Ammesso che non abbiate problemi con l’inglese e abbiate una connessione a larga banda, potete scaricarvi Motion Mountains, più di 1300 pagine che raccontano tutta la fisica (compresa quella contemporanea) in aniera un po’ eterodossa. Io ho provato a spiluccare da un paio di capitoli a caso, e mi è sembrato simpatico… ma è noto che io e la fisica non andiamo d’accordo :-)
(via Massimo Morelli)
Strade e autostrade piemontesi
Ieri Anna e io siamo andati fino a Mondovì a trovare i miei amici Paola e Flavio, farci un’amabile mezza giornata di chiacchiere, con una di quelle mangiate tali che non ho neppure cenato – e questa la dice lunga, considerato che persino il giorno del mio matrimonio il desco serale è stato poi imbandito. Ma qua sono a parlare non tanto di cibo e chiacchiere, quanto della parte relativa al viaggio. Andare da Milano a Mondovì non è un viaggio da prendere a cuor leggero, visto che ci sono tante possibilità, tutte tragiche. ViaMichelin mi consigliava come percorso più breve di prendere l’autostrada fino a Torino, girarmi tutta la tangenziale ed entrare sulla Torino-Savona: il tutto in due ore e mezzo. L’alternativa più breve consisteva nel partire verso Genova, uscire ad Alessandria e farmi Acqui Nizza Canelli: cinquanta chilometri in meno e un’ora in più di viaggio.
Visto che la prima ipotesi non teneva conto dell’effetto-toboga sulla Torino-Milano e la seconda mi pareva impraticabile, ho pensato a un piano C: giù per Genova, svolta verso Alessandria, arrivo a Santena ed allaccio sulla Torino-Savona. Assolutamente improponibile da un punto di vista topologico, ma sufficientemente rapida. Così partiamo, ed entrati in autostrada attacco la signorina del GPS. Viaggio tranquillo, fino a quando c’è il primo bivio per Alessandria, che ci fa passare. Mi sorge un dubbio: abbasso la scala della cartina per vedere il percorso completo, e scopro che la sua idea era di arrivare a Voltri, fare un pezzo dell’Autofiori e tornare in su. Ci penso un attimo, e decido che in fin dei conti a quest’ora si può rischiare. Effettivamente non c’era traffico e in due ore e mezzo siamo arrivati al casello. Sono però stato colpito da quello che ho visto sul tratto appenninico da Savona a Ceva. Prima di parecchie gallerie, c’era una struttura che assomigliava tanto a un enorme pannello solare e che infatti avevo preso per tale; solo dopo essere entrato in galleria mi sono accorto che in realtà era uno specchio, per illuminare i primi 200 metri usando meno elettricità: e in effetti molte lampade inizialmente erano lasciate spente. Mi è sembrata una trovata intelligente.
I guai ci sono però stati al ritorno. Scartata per ovvie ragioni l’idea di tornare via Savona-Voltri, abbiamo preso l’autostrada in direzione Torino. A Marene, però, ho pensato che forse potevo evitare la triangolazione e farmi la statale fino ad Asti est. Errore. Mi sono trovato con una colonna sui cinquanta all’ora, tra i locali che ogni tanto entravano ed uscivano dalle vie laterali e una macchina della GdF che non doveva probabilmente stanare alcun evasore. Il tutto mentre la signorina, nonostante avesse a disposizione dai sei agli otto satelliti, si è inspiegabilmente e inderogabilmente persa. A un certo punto ho spostato la visualizzazione dalla mappa alle info GPS, e ho scoperto che stavo decollando, anche a una velocità verticale niente male. Sono arrivato fino a 1770 metri sul livello del mare. Ritornato a guardare la mappa, ho fatto trekking sui prati, nuotato sul Tanaro, e perfino fatto un percorso sui binari della ferrovia, prima di rimettermi del tutto in sesto qualche chilometro dopo essere entrato in autostrada. Non so, forse non ama il Roero.
A proposito di autostrade: sulla Torino-Savona c’è già lo svincolo della A33 verso Cuneo, mentre il pezzo che porterebbe ad Asti è ancora più o meno in alto mare. Ma quello che non capisco è che a un certo punto la statale 231 si deve spostare per lasciare spazio a un pezzetto di autostrada perfettamente terminato e con i cartelli indicanti lo svincolo di Alba est! Ma chi è stato a ordinare già i cartelloni?
il Toro
cibo?
Oggi non ho trovato Metro, e anche gli altri due giornali sono un po’ giù di tono nonostante il lunedì si abbia di per sé più materiale a disposizione. Temo che i mondiali di calcio distolgano energie persino qua; dobbiamo pertanto accontentarci di quel poco che passa il convento.
Su Leggo, a parte la Campagna di sensibilizzazione per la cura delle malattie del viaggiatore (emorroidi e stipsi: gli interessati possono guardare il sito della Società Italiana Unitaria di Colonproctologia) scopriamo che negli USA la nuova moda è avere le hamburhgerie gestite da cuochi rinomati. Più che “fast food a tre stelle”, come intitola il giornale, mi sembra tanto un modo per riuscire a tirare fuori un bel po’ di soldi in più dagli amanti della polpetta. Restando sul cibo, ci tocca infine parlare per forza dei Mondiali, visto che l’articolo principe della pagina racconta come bisogna stare attenti al regime alimentare che il tifoso applica durante le partite. Stavolta la Società Italiana che dà consigli è quella Obesità, che vi consiglia una bella insalata tricolore. No, niente mozzarella neppure nella versione light; a pomodori e lattuga occorre aggiungere l’indivia. Tifoso avvisato…
centodue
Lo schemino di Rep. è già obsoleto. Con le ultime tre nomine il governo Prodi ha raggiunto quota 102 membri, nuovo record assoluto italiano (precedente: 101, Andreotti VII). Persino il Berlusconi III si era fermato a 97 persone.
Capisco che qui si tiene famiglia (politica), ma credo si stia esagerando un po’. A questo punto mi verrebbe da proporre un’idea mutuata dal papato, dove i cardinali sono un po’ più dei nostri membri di governo (ma non così tanti… speriamo di evitare il sorpasso). Si mette un limite massimo di 80 membri, epperò si può concedere il titolo di sottosegretario agli ultraottantenni, che però non possono fare dichiarazioni né partecipare ai consigli dei Ministri. In questo modo si possono accontentare tanti partiti – chi non ha qualche vecchietto illustre? – e siamo tutti felici…
Una (1) partita a "sasso, forbice, carta"
Noi non abbiamo la common law, quella cioè dove la giurisprudenza è anche fondata su quanto i giudici abbiano autonomamente sentenziato in casi simili a quello in corso. In certi casi è un peccato. Certo non ci potrà capitare come in questa sentenza, dove un giudice della Florida, che si era stancato di una serie di schermaglie tra gli avvocati delle due parti che bloccavano a cascata un procedimento, ha stabilito che per scegliere chi deciderà dove si terrà una deposizione i due avvocati si presenteranno da lui, con un assistente, e faranno una (1) partita a “sasso, forbice e carta” (quella che noi chiamiamo “morra cinese”).
L’articolo (in inglese) è qua; la notizia l’ho beccata via Slashdot.
Radio (nazional)Popolare
Non è possibile che uno arrivi di corsa per riuscire a sentire il radiogiornale delle 19:30 e invece si cucchi la radiocronaca di Germania-Costarica, della quale non ne può fregare di meno a me e credo anche a molti altri ascoltatori. È vero che a Radiopop sono recidivi, ma garantisco che per è mille volte meglio uno di quei microfoni aperti dove vedi come Silvio aveva quasi ragione ad apostrofare il popolo di sinistra.
PS: Marco d’Itri mi ha appena inviato un link a un sito che sembra fare uno streaming in ASCII Art della partita: chi ha molto coraggio può digitare telnet ascii-wm.net 2006 (compreso il 2006, sì).
Come le poste vanno in attivo
Me n’ero dimenticato. No, non della sparizione del francobollo normale. Dal 15 marzo 2005, infatti, Poste Italiane e la dogana hanno fatto un “simpatico” accordo secondo il quale i pacchi extracomunitari non passano più dalla dogana (come facevano un tempo in maniera più o meno casuale) ma sono le poste a fare da doganiere virtuale, applicando balzelli più o meno vari.
E a quanto sembra ultimamente la cosa non vale solo per hardware o dischi, ma anche per i libri.. Così il primo dei pacchi che mi è arrivato da Amazon – e a questo punto immagino anche il secondo e il terzo – ha avuto una tassa di cinque euro e mezzo (per due libri che facevano meno di venti euro di costo più tredici di spedizione, tra l’altro).
Ma c’è di più! ecco la distinta dei costi.
– Presentazione in Dogana 2.50 €
– Spese Postali 3,00 €
– DAU 0,00 €
– IVA 0,00 €
– Dazio 0,00 €
Proprio così. Io non ho pagato tasse allo Stato, siano esse IVA o dazi. Ho pagato perché le Poste, bontà loro, hanno fatto le veci della dogana, e perché le Poste, sempre bontà loro, hanno dovuto portare il pacco a fare non si sa bene che cosa. Il tutto è indicato in un pezzo di carta stampato con una laserina e strappato malamente, senza nessuna firma o roba del genere.
Ma c’è ancora una cosa. Il pacco aveva anche un bell’adesivo delle Deutsche Post, con un Port Payé a Francoforte. Con ogni probabilità, Amazon manda i pacchi in Germania anche per l’Italia. Quindi il pacco è in realtà arrivato da un paese dell’Unione Europea, e non si capisce perché a questo punto debba passare dalla dogana (reale o virtuale che sia), visto che tanto poi lo Stato non ci prende su nulla. Beh, no, lo si capisce: vedi il titolo.
Per tutti: sembra che se ci si fa spedire la cosa per raccomandata (o naturalmente per corriere) il balzello non scatti… e in effetti il cavo di collegamento per lo Zaurus, che mi è arrivato la settimana scorsa direttamente dagli States, non ha avuto problemi.