Cultura moderna

Come sapete, la televisione di casa è per lo più spenta: direi che l’ultima volta che mi è capitato di guardarla è stato a giugno per qualche tappa del Giro d’Italia. Questo stato di cose mi porta a dei deficit di conoscenza, dei quali però confesso di non preoccuparmi più di tanto. Ad esempio, qualche mio neurone aveva memorizzato l’informazione che esiste una trasmissione a premi chiamata Cultura Moderna, ma non saprei neppure dire quale rete la trasmetta. Bene: oggi da Leggo vengo a sapere che ieri sera tale Natalia – il suo cognome non c’è dato di sapere – dopo essersi esibita in un balletto, “ha indovinato il personaggio misterioso nascosto nella cabina”, vincendo il montepremi di mezzo milione di euro. Buon per lei: che venga definita “aspirante velina” è forse un po’ triste per il futuro dell’Italia, ma comunque accettabile. Però scoprire che il personaggio il cui riconoscimento dovrebbe dimostrare che il concorrehte ha una “cultura moderna” è nientemeno che l’ex velina Maddalena Corvaglia è davvero troppo per me.

Storia della canzone italiana (libro)

[copertina]
La mia edizione di questo libro (Gianni Borgna, Storia della canzone italiana, Oscar Mondadori 20004, pag. 520, € 8.40, ISBN 88-04-42405-2) ha un bollino del prezzo di 16000 lire, che copre il “15000” originale. Questo significa che sono passati sei anni da quando l’ho comprato a quando l’ho finalmente preso in mano – come avrete forse capito, io i libri prima li compro perché mi ispirano, poi con calma mi metto a leggerli – e che in questi anni il suo prezzo non è poi cambiato molto.
Il libro ha una parte storica iniziale che cerca di dare una visione generale sulla canzone italiana dell’800 e della prima metà del secolo scorso, dove si vede l’impostazione “colta” del Borgna, e che è la parte senza dubbio più interessante del libro. Quando però si giunge al secondo dopoguerra e soprattutto agli anni dal 1960 al 1990, dove il libro termina, la musica cambia. Da un lato l’autore tira via molto più velocemente, non saprei dire se per ragioni di spazio o altro; dall’altro cerca di mettere una patina intellettuale ai propri giudizi generalmente tranchant, in positivo o in negativo. Il problema non è tanto il personalismo della sua critica, quanto appunto il modo con cui si pone; ma forse uno se lo sarebbe dovuto aspettare.

l'avrò fatto apposta?

È un’ora che sono in ufficio, e ho pensato bene che forse era il momento di accendere il telefonino. Apro il marsupio, e mi viene in mente che ieri sera l’ho messo in carica e stamattina non mi sono affatto ricordato di prenderlo.
Sto cercando di capire se il mio subconscio abbia voluto dirmi qualcosa, o se semplicemente ero addormentato come al solito.

La maledizione del 7009

Stasera salgo sul tram per tornare a casa. Tiro fuori il mio bel biglietto, timbro, guardo la timbratura. Segna mezzogiorno e venti. Del 15 agosto.
Guardo il numero della vettura: è la 7009, quella che mi fece già uno scherzetto simile a fine luglio: ma allora i giorni di ritardo erano solo tre.
Ho preso un pezzo di carta, ho scritto questa cosa, e l’ho infilato dentro la fessura in modo che fosse impossibile timbrare. È anche vero che solo una persona ci aveva tentato :-) (di per sé solo chi ha i biglietti interurbani e i 2×6 usa quel tipo di timbratrice e non quella per i biglietti magnetici, quindi è possibile che tutti gli altri fossero regolari portatori di biglietti validi).
Però garantisco che la prossima volta prima di timbrare controllo su che vettura mi trovo…

teNNologia

La tecnologia fa la parte del leone su City di oggi. Non mi riferisco naturalmente alle frodi via internet che, grazie a una riunione del gruppo di lavoro europeo sul crimine informatico tenutatisi a Roma, hanno avuto l’onore delle cronache di più o meno tutti i media.
La sezione “Tecno” del quotidiano gratuito della Rcs ha come articolo principale la nascita del servizio “rent-a-geek” per affittare un esperto di pc pronto a farci tornare il sorriso, almeno fino a quando non presenterà il conto, che arriva sui 100 euro per una visita a domicilio. L’unico vantaggio che potrei vedere è che, nel caso qualcuno mi chieda di “dare un’occhiata a quel programma che non gira”, posso far notare quanto l’amico mi debba essere grato. L’altro punto di interesse sta nella fotografia che correda l’articolo e nella didascalia corrispondente. Quest’ultima afferma testualmente “AIUTO! Il 79% degli inglesi ha bisogno di aiuto quando si tratta di tecnologia” (per gli italiani il dato non è pervenuto), mentre la foto mostra un tipo che si beve una tazza di tè mentre guarda… il risultato di una ricerca su Google (passi) nella versione britannica (e già qua avrei qualche dubbio) risalente al 2004! Per chi si chiede come possa esserne così certo, rispondo che i disegnini sul logo, con gente vestita alla greca e un braciere, non lasciano alcun dubbio.
Essendoci Google, non può mancare eBay: un altro articolo spiega che un più o meno sconosciuto college del Massachusetts, il Northampton College, ha creato un corso di studi sul popolare sistema di aste, sostenendo che più di 700.000 persone potrebbero “vivere solo comprando e vendendo merci su eBay, anche part time”. Non lo scrivo io, lo dicono loro. Ricordate le pubblicità delle collane da preparare comodamente a casa? Ecco, siamo lì.
Non so quanta tecnologia abbiamo invece nello studio di Rupert Sheldrake del Trinity College di Cambridge, che afferma l’esistenza di una “telepatia telefonica” (si riceve una chiamata da una persona a cui si stava giusto pensando) e che ora vuole indagare anche nel campo degli sms, non si sa se per verificare se con meno testo a disposizione la telepatia funzioni ancora. Chi vuole, può divertirsi a leggere il resoconto del Register.
Ultima segnalazione, non tecnologica: alcuni ornitologi del Max Planck Institute di Seewiesen in Germania avrebbero dimostrato che i merli nati in città hanno una risposta migliore allo stress di quelli nati in campagna. E ci credo, dico io!

si spammano persino i mail form

Stamattina quando ho aperto la posta non ci volevo credere. Dal form che c’è nel mio sito per inviarmi messaggi mi è arrivato dello spam. È quello del tipo “caratteri casuali”, senza link né altro, ed arriva dall’IP 202.101.6.85 che corrisponde a un PC cinese probabilmente infettato, ma riuscire a compilare un form di quel tipo è qualcosa che non ritenevo ancora possibile per le capacità di un sistema automatico. È vero che il form di per sé ha un nome facile (mailform.html) e la struttura standard, e infatti penso che stasera ci farò qualche modifica ad hoc, però “nome” invece che “name” l’ha beccato, anche se “titolo” è rimasto vuoto :-)

sono tornati tutti

Ieri sono andato in ufficio con la metro, quindi non ne avevo la certezza: stamattina ho però preso la bicicletta e garantisco che per strada c’erano tutti, ma proprio tutti.
Quello che però mi chiedo tutti gli anni a settembre è come mai mi sembra che ogni anno la gente diventi più imbranata. Al momento mi sono dato queste possibilità: (a) sono io che divento sempre più intollerante; (b) le ferie rovinano la psiche in modo forse non irreparabile, ma sicuramente con un effetto visibile nei primi giorni; (c) la gente stia effettivamente rincoglionendo.
Sul punto (a) conosco molta gente che ci scommetterebbe su; sul (c) vale sempre la Prima Legge di Cipolla, o se preferite l’Assioma di Cole. Però quest’anno mi sa tanto che anch’io faccia parte del punto (b). Stamattina sono riuscito quasi a perdere la borsa da bicicletta: a mia parziale discolpa posso solo dire che l’ho appena comprata e la usavo per la prima volta, ma avrei potuto anche fare più attenzione. Inoltre sono persino riuscito a far cascare la polo che mi ero tolto sull’alzaia perché anche se erano le 8:45 stava facendo troppo caldo…

dai giornali di oggi

Qual è ormai il segno che il periodo ufficiale delle ferie è terminato, e le città riprendono a pulsare di vita? No, non è l’arrivo dell’orario invernale dei tram né l’aumento esponenziale dei clacson: i primi tanto continuano a non passare e i secondi resistono anche a ferragosto. Il marker più affidabile è un altro: il rientro in grande stile dei quotidiani gratuiti.
Leggo si limita a dare il botto in prima pagina: sessuologi e associazioni femminili ci fanno sapere che il 62% delle donne single guarda la televisione almeno quattro ore al giorno, soprattutto la sera, e che il 60% delle separate preferisce “consumare senza inibizioni rapporti occasionali”. Guardando le perrcentuali riportate, mi viene da chiedere “prima o dopo il tiggì?”, ma mi limito a domandarmi perché l’associazione Donne e qualità della vita si preoccupi così tanto. Saranno bene affari loro, no?
Metro, oltre alla solita intervista nella colonna “Mi consenta…” questa volta dedicata al responsabile comincazione dell’IGED – l’istituto che liquida gli enti inutili, che russellianamente non può quindi essere un ente – veniamo a sapere che l’università giapponese di Mie ha testato un robot sommelier, “in grado di riconoscere centinaia di vini e formaggi” utilizzando un “sofisticatissimo spectrometro (sic) a infrarossi sul braccio”. L’unico vero punto a favore del robot? Non occorre stappare la bottiglia per fare l’analisi spettrometrica. Infine, nella sezione su Milano (rullio di tamburi in sottofondo) riapre il ponte “degli specchietti”, così denominato perché era talmente stretto che le auto sbattevano i retrovisori laterali quando passavano contemporaneamente nei due sensi. È tanto bello che abbiano allargato il ponte, ma mi chiedo se prima non avessero anche provato un senso unico alternato…
Da City volevo poi segnalare il trafiletto sui “rapinatori di turisti” a Pompei che sono stati arrestati dopo una segnalazione di una delle sue vittime, un giapponese “docente universitario a Tokyo” che “parla perfettamente l’italiano” ed “è stato in grado di fornire indicazioni precise per ricostruire i loro volti”. A parte il banale fatto che anch’io parlo perfettamente l’italiano (beh, con qualche piemontesismo, lo ammetto) ma non per questo sarei in grado di descrivere una persona, mi domando il nesso logico tra le tre affermazioni e il risultato ottenuto. Mi sa tanto che avrei ancora bisogno di altre ferie.