Sulla (breve) strada tra casa e ufficio c’è la sede milanese del quotidiano Avvenire.
Tra lunedì e ieri ho sempre visto un’auto dei carabinieri parcheggiata (in doppia fila) davanti: stamattina però non c’era.
Sarebbe interessante scoprire cosa era successo per dare loro un (finto) presidio e cosa è poi successo per toglierglielo…
È dura la vita di un blogghettaro
Lavorare in meno, lavorare pochi
A parte la battutaccia che mi è venuta in mente a leggere le affermazioni di Sìlvio, c’è un punto che non riesco proprio a capire.
Passi l’affermazione “io non me ne starei con le mani in mano”, con il chiaro sottinteso “ci sono tante cose che si possono fare in nero per racimolare un po’ di soldini”: questo è il classico Berlusconipensiero, e mettersi a discettarne ora è un po’ tardi. Ma affermare che «Deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo» in un momento in cui l’occupazione sta iniziando a precipitare non mi sembra una grande idea nemmeno per lui… a meno che non sia il prodromo a «Così le mogli potranno restare a casa perché saranno i mariti a guadagnare per entrambi». Come direbbe Paolo Rossi: “Non l’ha detta? Davvero? Ma la dirà …”
dita rubate all’agricoltura
Leggo e rileggo che il nostro PresConsMin, mentre inaugurava un inceneritore pensando magari ai mille suoi usi possibili, ha spiegato perché nella Sua infinita saggezza aveva proposto che in Parlamento fossero i capogruppi a votare per tutti. Copincollo: «Adesso sei lì con due dita (il premier mima il gesto della votazione, ndr) ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla.»
Ora, un parlamentare viene pagato per fare il parlamentare. Direi che viene pagato sufficientemente bene per non dover cercare un secondo lavoro per sbarcare il lunario. Il suo lavoro consiste nello schiacciare i bottoni, possibilmente solo della propria postazione, ma anche nel sapere almeno a grandi linee quello riguardo a cui schiaccia i bottoni. Nel mio piccolo io almeno ho sempre fatto così, e l’ho sempre trovato il minimo sindacale.
Poi ho pensato ai nostri parlamentari; e ho capito che Berlusconi non ha tutti i torti.
sciopero bianco della metro a Milano
Al Corrierone, dorso milanese, hanno più o meno deciso di cavalcare l’onda dello sciopero bianco dei macchinisti della metropolitana di Milano, come si può leggere qui. Perlomeno adesso lo chiamano sciopero bianco, e non “sciopero selvaggio” come avevano scritto lunedì: per la cronaca, i macchinisti hanno bloccato gli straordinari e applicano rigidamente il regolamento, il che è ben diverso da uno sciopero selvaggio.
Andando in bicicletta, non è che mi sia accorto di nulla, né avrei in effetti potuto farlo leggendo il sito ATM che tace a riguardo. Ad essere sinceri, le scene tragiche di banchine e treni strapieni raccontate nell’articolo non mi sembrano molto diverse da quello che succede normalmente, anche se non ho problemi a immaginare come possano peggiorare di gran lunga con il taglio di corse su corse soprattutto nelle ore di punta. D’altra parte, è notorio che in ATM sono anni che non esistono più le figure dei sostituti, quindi anche nelle linee di superficie succede che se l’autista è malato quella corsa salta. L’unica cosa che mi fa un po’ specie è notare come la protesta è partita dopo che ATM non paga straordinari non sono più pagati il 30% in più, ma solo il 10%; è un po’ come dire che se si guadagna di più si riesce a stare più attenti. Ma a parte questa battuta, il trasporto pubblico milanese è da un pezzo oltre i suoi limiti; eppure sembra che nessuno abbia un’idea di come rimetterlo in sesto. Iniziate a prendere la bicicletta :-)
Five-Minute Mathematics (libro)
(se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va’ su Galileo!)
Invidia. Tanta invidia. Tra il 2003 e il 2005 il quotidiano tedesco Die Welt ha ospitato una rubrica settimanale dal nome “cinque minuti di matematica” (Fünf Minuten Mathematik); cento brevissimi articoli raccolti in questo libro (Ehrard Behrends, Five-Minute Mathematics [Fünf Minuten Mathematik], AMS 2008 [2006], pag. 380, $35, ISBN 978-0-8218-4348-2, trad. David Kramer). L’invidia è naturalmente al pensiero che almeno all’estero qualcuno abbia pensato che si puo parlare di matematica su un giornale, mentre in Italia la cosa è impossibile, e purtroppo non credo proprio che un libro come questo verrà nemmeno tradotto. Qui si tratta più che altro di divulgazione matematica, prendendo spesso a spunto le cose di tutti i giorni come le probabilità di vincere al lotto tedesco (probabilità molto maggiori di quelle del Superenalotto, per la cronaca). Dimostrazioni chiaramente non ce ne sono, e le formule sono spesso tralasciate, probabilmente perché si spaventano anche i lettori tedeschi. Se devo fare un appunto, i capitoletti mi sembrano spesso terminare di colpo e in tono minore; ma ad ogni modo siamo sempre a un prodotto che noi ce lo sogniamo.
Dalla Terra alla Luna
Scopro via Proooof (da cui potete leggere tutto il giro della scoperta) di questo studio di alcuni studenti liceali toscani, che guidati da un loro professore che opera anche presso l’INFN hanno preso gli mp3 delle conversazioni Terra-Luna durante le missioni Apollo, si sono accorti che si risentiva l’eco delle parole pronunciate da Houston dopo essere andate e tornate al casco degli astronauti, hanno calcolato il ritardo al millesimo di secondo e stimato così la distanza Terra-Luna. Addirittura nel caso della missione Apollo 17 che è stata sul nostro satellite per quasi due settimane sono riusciti a stimare l’eccentricità dell’orbita lunare.
Questa notizia sarà un brutto colpo per coloro che affermano che tutto lo sbarco sulla Luna è stato una montatura; ma sono sicuro che troveranno qualche scusa per spiegare come mai ci sia esattamente questo ritardo. Molto più triste notare che l’italica stampa non abbia nemmeno sprecato una riga per dare la notizia nelle loro sezioni scientifiche. Non è nulla di trascendentale, d’accordo, ma un lavoro come questo mostra come usare la matematica (assolutamente di base) e l’intuito permettono di arrivare a risultati assolutamente non banali; sarebbe uno spot perfetto, se solo fosse noto alla gggente.
Causa, effetto e Gasparri
Sembra che finalmente sia stato trovato il nuovo presidente della Rai (no, non è lei). Magari avremo qualche trasmissione in più sulle biciclette.
La cosa non mi interessa molto, visto quanto conta il presidente Rai; è sempre molto più interessante leggere le chiose di Maurizio Gasparri, che spiega che si diverte ed è soddisfatto perché «la legge Gasparri non solo non è stata modificata, ma è stata giudicata conforme alla Costituzione in una recentissima sentenza della Corte Costituzionale e viene applicata a beneficio di un ottimo giornalista di Repubblica».
Mi piacerebbe avere un link alla sentenza della Corte Costituzionale in questione, ma non è così importante: invece sono molto curioso di capire secondo quale logica gasparriana il fatto che sia stato scelto un ottimo presidente per la Rai implicherebbe che la legge Gasparri sia ottima. Le mie conoscenze di logica mi dicono che se la legge è ottima allora la scelta è ottima; se la scelta è pessima allora la legge è pessima, ma dato che ex falso quodlibet potrebbe benissimo darsi che da una legge pessima esca una scelta ottima. Qualcuno sa tradurre il ragionamento in gasparriano?