Venerdì scorso si è tenuta la Notte Europea dei Ricercatori. Tra le varie iniziative correlate, in alcune città d’italia si è tenuta Sharper Night, che se non ho capito male è fortemente voluta dall’INFN. Quest’anno ho pensato di far saltare mezza giornata di scuola ai gemelli e portarli a Pavia, la città lombarda che la ospitava, dopo aver visto che era adatta ai bambini.
Devo dire che nonostante le resistenze iniziali – soprattutto per il dover camminare dalla stazione di Pavia al Castello, compreso il mio avere sbagliato strada… – il risultato finale è stato un successone, tanto che ho fatto fatica a riportarli a casa. In tre ore avranno visto metà degli stand, con un bombardamento di informazioni di cui non so quanto sarà rimasto loro in testa: bisogna però dire che ricercatori, universitari, studenti liceali e semplici appassionati hanno fatto tantissimo per mostrare quante cose si possono fare se si studia la scienza. E gli sponsor hanno anche fatto tantissimo per fornire gadget che sicuramente sono stati apprezzati dai miei bambini e spero siano serviti per appiccicare un po’ più di nozioni nelle loro testoline. Io personalmente ho salutato il mio amico Adam Atkinson che era in trasferta per aiutare Daniele Aurelio nello stand di MathsJam, e ho finalmente visto dal vivo il Centro Meteo Lombardo, compreso l’estensore dei bollettini :-) Diciamo che mi è quasi venuta voglia di partecipare anch’io, ma so già di essere troppo pigro per riuscire a stare una giornata intera a spiegare cose…
Non c’è bisogno di presentare Arthur Clarke. Urania ha deciso di dividere in quattro parti la monumentale raccolta dei suoi racconti – ne mancano otto, per cui nemmeno l’edizione originale ha i diritti – che mostrano l’autore al di fuori dei suoi romanzi. In questa prima raccolta (Arthur C. Clarke, Terra e spazio vol. 1, Urania Collezione 197, pag. 328, € 6,90, trad. vari), che arriva fino al 1950, lo stile è inizialmente acerbo, con l’autore che cerca uno stile umoristico venuto – e tradotto – non troppo bene: ma arrivano presto i racconti in cui anche in poche pagine la sua fantascienza hard svetta. Si vedono ancora ingenuità narrative come in “Il leone di Comarre”, dove spiega un po’ troppe cose inutili (e nemmeno scientifiche, se per questo), ma credo che questo fosse abbastanza comune al tempo. È poi buffo vedere l’idea dei macchinari del futuro – ma qui non lo si può certo incolpare – e interessante vedere come la seconda guerra mondiale appena finita faccia più o meno inconsciamente capolino nei testi. Sulle traduzioni, a parte quelle storiche, ho qualche dubbio su quelle di Enzo Verrengia; a parte il calco pedissequo delle unità di misura, ogni tanto mi sono trovato una costruzione incomprensibile.
Prendendo in mano questo libro (Alessandro Vespignani con Rosita Rijtano,
Per molti, Roald Dahl è semplicemente l’autore di Charlie e la fabbrica di cioccolato, o peggio ancora del film tratto da quel famoso libro. Sì, nel film gli altri ragazzini finiscono in situazioni un po’ preoccupanti, ma nulla di grave. Il guaio almeno per un pauroso come me è che in genere nei suoi racconti, qui riuniti in un unico volume, (Roald Dahl,
Indubbiamente a Mickaël Launay la matematica piace. Piace così tanto che non si capacita che chi matematico non è non riesca a capire quanta bellezza ci sia in essa, e così ha pensato di scrivere questo libro (Mickaël Launay,
Nicola Gardini ha un amore totalizzante per la lingua e la letteratura latina, come si vede in questo libro (Nicola Gardini,
Haim Shapira è quello che nel mondo anglosassone si chiama un polymath, uno che si dedica a tantissime cose diverse. Stavolta (Haim Shapira, 8 lezioni sull’infinito [Eight Lessons on Infinity], Sperling & Kupfer 2019 [2019], pag. 255, € 16,90, ISBN 9788820067991, trad. Giuseppe Romano,
Pupi Avati non si è accontentato di girare