La misteriosa Tadako Okada ha scritto un nuovo libro. Stavolta la fanno da padrona le intelligenze artificiali, in un pianeta ormai quasi totalmente distrutto dove la gente preferisce vivere nei mondi simulati, in cui quasi ogni persona ha un Chip-id che lo identifica tranne pochi gruppi – i NoChi – che rifiutano gli ausilii elettronici. Linux Kimura è un consulente della polizia in grado di gestire e se necessario resettare le IA, ma che si troverà coinvolto in un complotto molto più grande di quanto potesse anche solo immaginare. Il libro si legge di un fiato, con colpi di scena quasi a ogni pagina; dopo un po’ si rimane così avvinti dalla storia che non si può non fare il tifo per un’improbabile relazione tra i due protagonisti, nonostante tutto congiuri contro di loro. Consigliato a tutti, e chissà se avremo mai il mondo virtuale ∃!, Esiste-ed-è-unico.
(ah, nel caso vi chiedeste il perché del titolo: praticamente ogni IA ha un chip, l’EA-chip, che fa sì che si attacchi emotivamente agli umani)
(Tadako Okada, Tutto l’amore disperato delle cose, Forevera Books 2023, pag. 311, € 4,99 (cartaceo: 11,90), ISBN 9798858726913)
Voto: 5/5
Ultimo aggiornamento: 2023-09-14 18:28

Cosa vi aspettereste da un testo che nel titolo ha il nome “Guida” e fa parte di una collana “Math Explained”? Ok, non certo un manuale per imparare il tema del libro da zero, ma almeno qualcosa che sia comprensibile anche a chi non ha conoscenze dirette della materia ma comunque ha un’infarinatura sufficiente. E invece no. Già la scelta di mettere insieme algebra e trigonometria, due rami della matematica che sono nati e cresciuti in periodi diversissimi, mi fa pensare che la scelta sia stata fondamentalmente “uniamo materie incomprensibili ai più”. L’approccio nel testo è storico, il che probabilmente per la trigonometria va bene, anche se poi leggendo il testo si scopre che paradossalmente non trovate praticamente nessuna formula trigonometrica. Per l’algebra questo approccio serve per capire come il significato del termine sia mutato da quando nacque ai tempi degli arabi, ma rende impossibile capire qualunque sviluppo nel XX secolo, se non un generale “l’astrattezza è sempre più aumentata”.
Da quanto ho capito, i Ladybird Books erano libretti per bambini, probabilmente scritti in rima; anzi è possibile che ne siano ancora prodotti oggi. Però una decina d’anni fa il gruppo Penguin decise di creare una serie “Ladybird Books per adulti” che parodiava i libretti degli anni ’50 e ’60 riciclando le illustrazioni del tempo. Per dire, ce n’è uno su Donald Trump. Questo volume raccoglie un certo numero di possibili titoli della serie. L’idea è molto bella, ma purtroppo c’è ben poco oltre le copertine: qualche riga di presentazione (non sempre), in rari casi alcune pagine dell’edizione come nel caso del libro su Brexit che però esiste, un po’ di paraphernalia e nulla più. Secondo me sarebbe stato meglio ridurre il tour de force sulle copertine, e lavorare di più sui contenuti dei finti libri…
Freak Antoni non si smentiva mai: questo suo libro (forse il primo che ha scritto, e se non sbaglio il seguito della sua tesi di laurea al DAMS) “è dedicato a Pete Best”. Non parla in realtà più di tanto dei Beatles, ci sono molti centoni di traduzioni di loro brani, ci sono discorsi che partono strambi e continuano peggio, e così via. L’intervista a Gianni Celati – che potete leggere a https://www.doppiozero.com/celati-heidegger-e-i-beatles e che è in appendice al libro – è un esempio paradigmatico: se siete interessati al demenziale è perfetta, se volevate cercare qualcosa sui Beatles avete sbagliato testo.
Uno prende un libro come questo per avere uno sguardo necessariamente ad alto livello su cosa sta succedendo nel mondo dell’intelligenza artificiale. Solo che dalla lettura non si recupera molto. La prima sezione, con la storia dell’IA, è schematica ma corretta, anche se non direi che le IA “imparino con l’esperienza” (pag. 11). Più che altro si adattano meglio, ma per fare questo non serve una IA, c’era il famoso computer per giocare a tris di Martin Gardner. Proseguendo, la seconda sezione sulle frontiere dell’IA e le nuove tecnologie è però un continuo snocciolare di “l’IA potrà fare questo” (anche su temi per cui si dice la stessa cosa da decenni) e una sfilza di citazioni di articoli di cui non si può sapere nulla d’altro. Le uniche sottosezioni che mi sono piaciute sono la 12 e la 13, sull’IA per studiare il cervello e per creare gemelli digitali: non penso sia casuale il fatto che siano i campi dove Caligiore lavora e che quindi conosce meglio. La terza sezione sui rischi per noi dell’IA non presenta novità ma è comunque ben fatta, mentre l’ultima sezione è di nuovo fatta di belle intenzioni senza nessuna informazione davvero interessante. (Scusate, ma le soft skill sono ormai inflazionate, e “Conoscere il mondo usando tutto il corpo”, anziché occhi e dita, fa tanto new age). Insomma, il libro non mi è piaciuto.
Ho trovato il primo capitolo del libro, seppure partisse da un assunto interessante su come nacquero le idee che portarono allo sviluppo della trigonometria, piuttosto noioso, e ho lasciato per un po’ il libro a sedimentare. Devo però dire che il resto del libro è molto più interessante. Lo so, molti di voi diranno “che cosa può esserci di interessante sulla trigonometria?” Beh, van Brummelen ha scelto di mostrare come tante parti della matematica hanno a che fare con la trigonometria, e devo dire che alcune corrispondenze sono state inaspettate anche per me. Poi naturalmente c’è il grande vantaggio dei libretti della collana Very Short Introduction: che sono appunto brevi. Insomma, può valer la pena di leggerlo, al limite saltando il primo capitolo!
Perché avere un ottantenne Harrison Ford nella parte di un settantenne Indiana Jones? (nella continuity Indy è nato nel 1899 e la vicenda del film si svolge nel 1969, tranne un flashback iniziale nel 1945 dove il volto di Harrison è stato digitalmente ringiovanito, non so con quali costi) Boh, secondo me Spielberg e Lucas si volevano divertire un po’. Un bel po’, visto che