Archivi categoria: pipponi

cominciano già da piccoli

Il giudice sportivo della Lega Calcio aveva stabilito che le curve dello Juventus Stadium sarebbero dovute restare vuote a causa dei cori razzisti cantati durante la partita con il Napoli. La Juventus ha chiesto di poter fare entrare (gratuitamente) i bambini fino a tredici anni, e la richiesta è stata accolta. Risultato? nuova multa per cori ingiuriosi… dei bambini (che gridavano “merda” al portiere friulano a ogni rinvio).
Chiudere definitivamente gli stadi (e i dintorni) non è proprio un’opzione possibile?

Ultimo aggiornamento: 2013-12-03 14:59

redazionali a pagamento

Mail arrivatami stamattina (dal form, quindi da parte di qualcuno che comunque il blog deve averlo aperto):
Gentile Amministratore,
Sono XY, Online Marketing Consultant per la ZZZ. La contatto riguardo al vostro sito . Rappresentiamo diversi clienti interessati a campagne pubblicitarie e ads on in reputabili siti online.
Siamo interessati a contratti a lungo termine e crediamo sia un’ottima possibilità per entrambi.
La prego di farmi sapere se siete interessati per mandarle al più presto ulteriori informazioni.
La ringrazio anticipatamente per l’attenzione attendendo una sua gentile risposta.

Risposta mia:
No, non sono interessato. D’altra parte, ammesso e non concesso che il mio sito sia reputabile e soprattutto che la parola “reputabile” faccia parte della lingua italiana, la mia reputazione deriva dalla mancanza di pubblicità di qualsivoglia tipo.
A parte lo scempio del vocabolario italiano, il messaggio tecnicamente era un opt-in (diceva che se non rispondevo non sarei stato ulteriormente contattato) e non si può ancora definire spam. Ma mi rimane un’impressione di residuato. Siamo alla fine del 2013. Sono almeno sei-sette anni che ci sono i network di blog e ci sono i blog specializzati, e quelle briciole di pubblicità mirata che arrivano finiscono lì. È già nata, cresciuta e morta l’onda delle recensioni a pagamento. Insomma, se vai alla caccia del blog generalista sei messo davvero male… o no?

Ultimo aggiornamento: 2013-12-02 14:29

al passo!

Leggo sul sito della BBC che la RAF è stata condannata perché faceva fare passi troppo grandi alle reclute di sesso femminile durante le marce di esercitazione; alcune reclute hanno avuto danni alla colonna vertebrale e pelvici e hanno iniziato una battaglia legale contro il ministero della Difesa, battaglia che hanno vinto.
A me il tutto pare una emerita cazzata: non per la condanna in sé, quanto per l’ovvia discriminazione. È chiaro che se i cadetti uomini sono tutti dal metro e 80 abbondante in su una donna alta un metro e 65 non può fisicamente sopportare lo stesso allenamento. Ma allora perché dovrebbe farlo un uomo alto un metro e 65? E se mi dite che l’esercito non accetta uomini troppo bassi, mi dite perché dovrebbe accettare donne della stessa altezza? Solo perché sono donne?

Ultimo aggiornamento: 2013-11-25 07:00

leoni

I due leoncini nati nello zoo di Gaza sono morti dopo due giorni. Secondo la BBC, il direttore dello zoo avrebbe affermato che il personale non aveva l’esperienza necessaria per seguirli, e che non hanno potuto ottenere i vaccini dall’Egitto a causa del blocco. (“The zoo’s manager said staff were inexperienced in caring for them and could not get vaccines from Egypt due to the blockade on the territory.”)
Già quando avevo saputo che i due leoni adulti erano stati portati a Gaza attraverso i tunnel (non troppo) segreti che collegano Gaza con l’Egitto il mio commento era stato un silenzioso WTF. Non sono uno di quelli che pensa che occorrerebbe importare solo le cose di prima utilità, ma non credo che avere due leoni fosse così importante per gli abitanti di Gaza, che tra l’altro dovrebbero anche sapere cosa significhi essere in gabbia. Adesso non posso fare altro che chiedermi un po’ di cose:
– che vaccini servirebbero nei primi due giorni di vita?
– non si erano accorti che la leonessa era incinta? Preparare il personale dello zoo era un’altra di quelle cose “non di prima priorità”?
– perché mai il valico di Rafah (che – ricordo – è tra Gaza e l’Egitto, non Israele) è come al solito bloccato?
Ma si sa che io sono un malpensante.

Ultimo aggiornamento: 2013-11-22 15:50

contributo spese spedizione abbonamento

Già a me il concetto di “contributo spese di spedizione” è una cosa che infastidisce, anche perché in genere mica posso scegliere come farmi spedire qualcosa. Amen.
Però non potete fare un abbonamento a un settimanale “con lo sconto del 30%” e poi aggiungere “solo sei euro” di contributo di spese di spedizione. Fate ridere i polli.
(per i curiosi: l’abbonamento in questione è a Il Giornalino, che regalo a mio nipote)

Ultimo aggiornamento: 2013-11-20 12:53

il brand della letteratura

Sul Friendfeed si è parlato di questo post di Loredana Lipperini dal titolo “Timeo Peppa Pig (sul perché Volo e Masterpiece non siano un problema) e ho provato a leggerlo.
Buona parte del post è dedicato a una lunga citazione di Mario Fillioley che si lamenta di chi si lamenta che Maurizio Crozza, nel suo siparietto a Ballarò, non faccia letteratura. Su questo direi che Fillioley, Lipperini, e buon ultimo io siamo d’accordo: Crozza lo si guarda per rilassarsi e farsi due risate (a me non fa mica sempre molto ridere, ma riconosco che è più che altro un problema mio), non certo perché vogliamo un nuovo Antonin Artaud – nome a me del tutto sconosciuto, per la cronaca. Mi chiedo solo cosa c’entri tutto questo con Peppa Pig. Per fortuna ho continuato la lettura e ho capito qual è il guaio: citando questa volta dalla Lipperini, «Non è, per essere ancora più chiari, una questione di intrattenimento contro profondità. Tutto questo verrà oscurato, con ogni probabilità, da un’unica entità: il brand, ebbene sì, dell’autore che non è neanche un autore, ma un gruppo di ghost writer, come quelli che scrivono Peppa Pig e Geronimo Stilton, come quelle che, come da intervista di Donnini dell’epoca, erano state chiamate a scrivere la versione italiana delle Cinquanta sfumature, e che dal 2014 magari scriveranno sulla Grande Guerra, e così via.»
Ora io sono estremamente colpevole per non aver letto «l’articolo di Fabio Volo, non on line, sull’importanza dell’umiltà». Come aggravante, non ho mai letto nulla di Fabio Volo, so solo quello che faceva come conduttore radiofonico mattutino. D’altra parte non ho nessuna intenzione di denigrare Volo né chi lo legge: è una loro scelta, e chi sono io per giudicare, soprattutto dato quello che leggo io? Ma io leggo il paragrafo citato lì sopra – soprattutto aggiungendo che non parla solo di Fabio Volo ma anche dei partecipanti al reality contest “Masterpiece” dove il vincitore potrà vedersi pubblicato il suo romanzo in non so quante decine di migliaia di copie – come la magnificazione del “vino del contadino” in contrapposizione ai prodotti industriali senz’anima. Peccato che come si sa bene il vino del contadino spesso sia qualcosa di imbevibile; e peccato anche che Fabio Volo, come del resto Giorgio Faletti e – sia pure in un modo diverso – Massimo Gramellini e finanche Umberto Eco, sia anch’egli “un brand”. L’unica differenza è che Peppa Pig e Geronimo Stilton (il secondo esempio portato dalla Lipperini, e il vero punto di confronto, a meno che non mi sia perso i libri di Peppa Pig) non ci mettono il nome: ma è una differenza così grande?
Insomma, evitiamo di fare gli snob e i meta-snob: viva Peppa Pig e viva Fabio Volo! (ma io continuo a non leggerlo: viva anche le scelte personali)

Ultimo aggiornamento: 2013-11-19 12:50

assistenza

Nei seminterrati dove lavoro c’è un certo numero di macchinette automatiche. Purtroppo, non ho ancora capito bene perché, molto spesso queste macchinette non funzionano: soprattutto a chi come me prende il caffè macchiato o il cappuccino capita spesso che il latte in polvere non scenda, e arrivi quindi una brodaglia con un po’ di caffè e tanta acqua. L’abitudine che abbiamo in casi come questo, visto che la macchinetta si guarda bene dal segnalare il malfunzionamento, è lasciare un bicchiere a tenere sollevato lo sportello.
Ieri sulle macchinette è apparso questo minaccioso cartello. Ora, capisco che dal punto di vista di chi installa le macchinette se noi non chiamiamo l’assistenza loro perdono soldi. (Potremmo chiederci perché non mettano un sistema di segnalazione via internet, ma mi sa che sia qualcosa di troppo avanzato). Però forse chi si occupa di comunicazione dovrebbe seguire qualche corso per migliorare i propri testi… oltre che chiedersi se sia meglio far diventare il distributore “inutilizzabile” (manco fosse stato vandalizzato) o trovarsi un po’ di gente inferocita perché si è trovata i soldi mangiati.

Ultimo aggiornamento: 2013-11-12 12:26

Ancora su Gramellini

Lo so, ho già scritto sul Post a proposito del Buongiorno di mercoledì scorso di Massimo Gramellini, ma qui vorrei rispondere alle critiche di chi ha risposto “non hai capito, Gramellini voleva parlare d’altro” (per esempio «fa un’accusa all’approccio misurativo di aspetti come gli affetti, le relazioni, l’amore», «si scaglia contro queste ricerche statistiche che spuntano come funghi a dire cose ovvie», «voleva solo riportare l’attenzione sulla necessità di non ingabbiare le relazioni sociali e sentimentali all’interno di meccanismi troopo scientifici», «il concetto espresso è quello secondo cui non si può inscatolare ogni cosa entro formule predeterminate e di cui sia possibile preconizzare il risultato finale», «il suo è un attacco alla “dittatura dell’algoritmo”, ovvero all’eccessiva tendenza alla schematizzazione di tutto». Questi sono tutti commenti ai post mio e di Cattaneo. Sono poi commenti seri, e quindi meritano una risposta articolata.
Bene: analizziamo un po’ il pezzo di Gramellini. Spero che si possa essere d’accordo su queste sue affermazioni:
– Usa la parola “algoritmo” a sproposito (l’articolo originale parla di correlazioni, al più si può dire che ci sono delle formule)
– Non ha letto l’articolo dei due ricercatori, ma qualche altro articolo che ne parlava (io voto per questo)
– È partito a scrivere sul Buongiorno quello che voleva scrivere senza curarsi che ci fosse un’effettiva correlazione con l’articolo da lui letto.
Il primo punto per me è grave: a mio parere non sapere cosa sia un algoritmo è tanto grave quanto non sapere cosa sia un endecasillabo. Certo, si può vivere tranquillamente senza conoscere entrambe le parole: ma una persona di buona cultura dovrebbe conoscerle entrambe. Ma transeat.
Il secondo punto di per sé non è un problema: non pretendo mica che Gramellini si metta a leggersi i paperi su arXiv. Inoltre, se appunto la mia ipotesi è corretta, l’articolo di Simone Cosimi è ben fatto e spiega bene cosa hanno fatto Backstrom e Kleinberg: per la cronaca, l'”algoritmo” nel testo dell’articolo è quello che a partire dai grafi delle connessioni di una persona X che si definisce “in una relazione” dà come risposta la persona con cui probabilmente X ha una relazione (funziona nel 60% dei casi). Poi c’è il solito problema del titolista, il cui algoritmo per generare titoli :-) ha tirato fuori «Facebook, un algoritmo dice quanto durerà la tua storia: grazie agli amici». Se la mia ipotesi è corretta, Gramellini si è limitato a leggere titolo e occhiello («L’hanno messo a punto da due ricercatori riesce a individuare con facilità il partner scandagliando il network delle relazioni di un utente. Ma soprattutto è in grado di valutare se una coppia è a rischio. Il segreto? Solidità e interconnessione delle reciproche cerchie di amici: chi più si apre e si collega meno rompe»): e Ciò È Male. Gramellini è un giornalista, e dovrebbe sapere perfettamente che titolo e occhiello possono essere fuorvianti, persino quando ci sono le migliori intenzioni. Stiamo poi parlando di un articolo di un quotidiano, quindi si suppone a un livello sufficientemente basso perché una persona con un minimo di cultura possa avere un’idea di quello che si parli anche se è completamente al di fuori del suo campo specialistico.
Infine, lungi da me il voler impedire a Gramellini le sue tirate luddiste. Lui ha le sue tirate, io le mie :-). Però abbia l’onestà intellettuale di farlo senza mettere in mezzo delle consequenzialità fasulle e fallaci, che fanno sì che il suo lettore tipico prenda come oro colato affermazioni come “ci sono due ricercatori – magari anche pagati con i nostri soldi – che sprecano il loro tempo a dimostrare matematicamente delle ovvietà”. Sono questi i veri danni.

Ultimo aggiornamento: 2013-11-08 11:25