Archivi categoria: pipponi

e i concorsi di colpa?

Insomma Davide Vannoni e altre diciannove persone sono ufficialmente indagate per il caso Stamina, e si spera che la giustizia faccia presto il suo corso. Se volete, potete leggere le controdeduzioni di Vannoni: che non si dica che qui non vale la par condicio.

Però la storia di Stamina sarebbe finita molto, molto prima se non ci fosse stata tutta una campagna pubblicitaria a suo favore da parte della trasmissione televisiva Le Iene. Bene. Autori e protagonisti della trasmissione si sentono anche loro a posto con la coscienza, almeno fino a quando ci sarà una sentenza della Cassazione (e probabilmente anche oltre)?

Ultimo aggiornamento: 2014-04-24 11:24

Dentrificio Blanx White Shock

[dentifricio a led] Non so come mai, ma a casa mia è arrivato questo dentifricio. Cito dal primo link che ho trovato (tanto immagino siano tutti copincollati dal comunicato stampa aziendale):

Dai laboratori Blanx nasce Blanx White Shock, la nuova gamma di prodotti con una rivoluzionaria formula brevettata a base di Actilux®, il principio attivo che utilizza la forza della luce durante lo sbiancamento.

Blanx White Shock dentifricio può essere impiegato singolarmente o associato all’attivatore luminoso a led in dotazione, per un’azione sbiancante più intensa.

Il LED si accende ad ogni utilizzo di Blanx White Shock attivando la pasta non appena esce dal tubo e si deposita sullo spazzolino. Grazie al fascio di luce l’azione di Actilux® si moltiplica.

I miei pensieri a vedere questo tubetto che si illumina d’immenso sono stati, più o meno nell’ordine:
(a) i led costano davvero poco
(b) i led consumano davvero poco
(c) è possibile avere delle micropile di potenza limitata ma che costano davvero poco
(d) c’è tanta gente che è convinta che un led blu possa attivare un componente che sbianca i denti, e che questo componente dopo qualche minuto oppure ora si disattivi
(e) perché mai questo dentifricio è arrivato in casa mia?

Ultimo aggiornamento: 2014-04-17 09:15

Oneri Postali 5,50 euro

Ho ricevuto un pacco dal Giappone. Ho pagato al postino 22 euro e 71 centesimi (da consegnare al centesimo, e ovviamente il postino non ha un POS per pagarlo). Di questi soldi, 17 euro e 21 centesimi sono l’IVA che ovviamente devo pagare (e avevo messo in conto), e 5 euro e 50 centesimi sono per “oneri postali”.
Visto che l’unico onere che vedo è quello di calcolare l’IVA e stampare il foglietto con gli oneri suddetti (le spese postali le ho pagate prima), e visto che io sono costretto a usare Poste Italiane per ricevere per posta un pacco dall’estero, mi spiegate perché devo sottostare anche a questo balzello?

Post Scriptum: la bolla di accompagnamento dice che è stato spedito dal Giappone il 24 marzo. Una seconda bolla dice che è stato “lavorato al GTW di Lonate Pozzolo” il 26 marzo alle 10:47:48. Qualcuno riesce a spiegarmi perché non mi è stato consegnato il 27 o il 28 marzo?

Moretti e i numeri

No, non parlo della famigerata frase di Mauro Moretti sugli stipendi dei manager. Preferisco dedicarmi ai numeri snocciolati sull’italico Huffington post. Se li prendiamo per buoni, i biglietti dei treni del trasporto pubblico locale coprirebbero un terzo dei costi (gli altri due terzi sono a carico dello stato) e costerebbero meno di quelli del trasporto su gomma (anch’essi circa con lo stesso rapporto biglietti/sovvenzioni per quanto riguarda i ricavi). Però – sempre secondo Moretti – i problemi non sono strutturali nel senso che così com’è il sistema è sempre in perdita: sono strutturali nel senso che occorre rifare la struttura, leggi i treni. Il piano quinquennale di Moretti, dal costo totale di sei miliardi (tre messi dalle ferrovie e tre che dovrebbe mettere lo Stato), riguarda infatti solamente il rinnovo totale della flotta e l’acquisto di 200 nuovi treni.
Ora, è vero che con più treni e con l’ammodernamento di quelli attuali si può offrire più servizio (a parità di costi di personale, immagino, nel senso che Moretti vorrà far aumentare la loro produttività) e quindi ottenere più ricavi dai biglietti: però non credo che questi ricavi sarebbero così ampi da far pendere la bilancia dall’altro lato. Chiedo insomma a chi magari è andato a spulciare sul sito delle Ferrovie: ci sono simulazioni più complete dei pochi numeri indicati sull’HuffPo?

Ultimo aggiornamento: 2014-03-27 14:29

Internet (mobile) rovina davvero la lettura :-(

Ieri è stato pubblicato il rapporto Nielsen “L’Italia dei libri 2011-2013”, una dettagliata ricerca che confronta come si è mossa l’Italia in questo triennio. Trovate per esempio alcuni (sconsolati) commenti su Dei libri passati presenti e futuri e Wuz: se vi interessa leggere il rapporto lo trovate dal committente, il Centro per il libro e la lettura.

Ho dato uno sguardo alle tabelle, e mi sono messo le mani nei capelli. In due anni la percentuale di persone che ha acquistato almeno un (1) libro in un anno è scesa dal 43% al 37%, e c’è stato un calo perfettamente parallelo (dal 49% al 43%) della percentuale di coloro che hanno letto almeno un libro nell’anno. Tralasciamo la distribuzione: i lettori forti, che hanno letto (non acquistato) almeno un libro al mese, sono 2,8 milioni (il 5% della popolazione) e corrispondono al 39% dei libri letti; per l’acquisto siamo a 2 milioni (4% della popolazione) che ha acquistato il 36% dei libri venduti in Italia. Nonostante gli alti lai, Internet conta solo per l’11% degli acquisti, esattamente quanto gli ipermercati – anche se immagino che il tipo di libri venduti sia un bel po’ diverso – contro il 35% di acquisti fatti in libreria.

Ma quello che mi hanno colpito di più sono le statistiche per titolo di studio. Nel 2011 il 75% dei laureati comprava – e leggeva – almeno un libro l’anno. Mi sembrava già una percentuale bassa, ma passi. In due anni la percentuale dei lettori è scesa al 60%, e quella degli acquirenti al 57%. La mia sensazione è che questa è tutta gente che magari ogni tanto una pagina la leggeva da pendolare, ma ora preferisce chattare col telefonino…

(ultime considerazioni: vedendo lo spaccato per genere degli acquisti librari capisco perché nessuno compri il mio libro cartaceo; vedendo poi la percentuale di lettori di ebook è chiaro che i nostri #40kmate sono invisibili :-( )

Ultimo aggiornamento: 2014-03-21 15:17

ah, le tutele

Ieri, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo 21 febbraio 2014, n. 22, è diventata Legge dello Stato l’allungamento da 50 a 70 anni dei diritti d’autore sulle esecuzioni, come spiega bene Altalex. In pratica, la creazione di un’opera era già tutelata da copyright per settant’anni dopo la morte dell’autore; la sua esecuzione era invece tutelata “solo” per cinquant’anni dalla prima pubblicazione, e ora lo è per settanta.
La colpa non è del nostro – vecchio o nuovo che sia – governo: la legge è il semplice recepimento, col solito ritardo, della direttiva europea 2011/77/UE che a sua volta modificava la direttiva 2006/116/CE. Il nostro compito è stato insomma tradurre la “legge Beatles” (chi è che cinquant’anni prima del 2012 ha iniziato a incidere dischi?) nell’italico burocratese, dove abbiamo i fonogrammi che non ho ben capito cosa siano.
Immagino che tra una quindicina d’anni il diritto d’autore sulle esecuzioni passerà a 99 anni… il tutto, come dice la relazione sulla legge, ovviamente perché «l’attuale durata della protezione del diritto d’autore (50 anni) era insufficiente a proteggere l’esecuzione per l’arco della vita degli artisti». Ecco: potremmo almeno chiedere di non essere presi per i fondelli? Se io muoio prima, i diritti si perdono? o vanno a figli e nipoti? A leggerlo così si direbbe di no, ma non è nemmeno detto. Ricordate: quando si parla di diritto d’autore quelli che contano non sono gli autori.

Ultimo aggiornamento: 2014-03-13 12:32

aNobii comprato da Mondadori. Perché prendersela?

Stamattina Peppe, sempre sul pezzo, mi segnala questo comunicato stampa: il social network librario aNobii è stato acquisito da Mondadori. Bene, ho pensato io; male, hanno pensato in tanti. Potete per esempio vedere il thread su aNobii stesso, ma su Facebook mi è anche capitato di vedere uno affermare “vado a cancellare tutte le mie recensioni”. È un ragionamento che non capisco per niente.

Cominciamo dall’inizio. È ovvio che Mondadori non si prende aNobii per fare beneficenza, ma perché ritiene che ci guadagnerà in un modo o nell’altro. La gestione di un sito come questo costa, sia per le strutture hardware che per il costo di manutenzione: e in questi ultimi due anni garantisco che la manutenzione è stata scarsa per non dire nulla. È anche ovvio che se io posto la mia recensione di un libro sto “regalando” del materiale e delle informazioni su di me, senza nemmeno la foglia di fico della carta fedeltà di un supermercato che ti offre qualche sconto di quando in quando. Detto questo, c’è qualcuno che pensa davvero che Mondadori renderà più difficile parlare di libri non pubblicati dal gruppo Mondadori stesso? Non conviene nemmeno a loro! Se sono abbastanza furbi, a parte inserire un link per acquistare i libri dal loro store online (per la cronaca, sinora c’era un link a ibs.it) inseriranno automaticamente le schede dei libri da loro pubblicati, cosa che renderà più semplice agli utenti inserire commenti su quei libri. Ma se oltre a queste iniziative “attive” facessero qualcosa di “negativo”, come rendere più complicato l’inserimento di libri di altri gruppi editoriali, gli utenti mangerebbero immediatamente la foglia, se ne andrebbero in massa, e a Mondadori resterebbero con un pugno di mosche.

(Nota a latere: sto parlando come se aNobii fosse un social network italiano. In realtà è internazionale, ma storicamente l’utenza italiana è sempre stata molto attiva, e quindi non è certo un caso che Mondadori abbia pensato di acquisire il sito)

Certo, c’è sicuramente chi sta boicottando qualunque cosa abbia il marchio della best… ehm, del cavalier Silvio Berlusconi, e quindi non toccherà più aNobii esattamente come non compra più un libro Mondadori. A me sembra un’idiozia, perché non vedo il motivo per cui privarmi di qualcosa che mi interessa solo perché è pubblicato da Mondadori e ritengo che il mio contributo ad aNobii sia di vantaggio più agli altri lettori che a Mondadori stessa: ma è chiaro che non posso che accettare questo punto di vista. D’altra parte c’è sempre Goodreads… sempre naturalmente che non si obietti che è stato comprato da Amazon!

ps: se qualcuno di Mondadori legge questo post, segnali per favore che si scrive aNobii e non Anobii. Su queste cose sono molto attento.

Ultimo aggiornamento: 2014-03-11 13:37

Prossimo passo: fotoscioppare le foto

[Comunicato]
Quello linkato qui sopra è uno screenshot del comunicato odierno del blog di beppegrillo™. Notate come l’espulsione dei dissidenti è arrivata dopo che essi si sono dimessi dal Senato (e non passati al gruppo misto): in pratica il vero loro peccato è stato di aver fatto una scelta che era sì secondo le regole autoimpostesi ai tempi della candidatura ma era stata fatta di testa propria. Non sia mai.
Il prossimo passo immagino sarà cancellare le loro immagini da tutti i documenti ufficiali M5S; in effetti forse avrei dovuto fare un ritaglio più ampio e lasciare almeno il fotogramma iniziale del video che al momento è ancora presente nel post.

Ultimo aggiornamento: 2014-04-21 16:26