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Laura Boldrini e le vie legali

La presidente della Camera Laura Boldrini ha deciso che comincerà a passare alle vie legali contro coloro che continuano a insultarla via Facebook.

Primo mio pensiero: ma allora non serviva fare chissà quale legge ammazzainternet come continuavano a dirci? Si poteva fare già con le leggi attuali? (Il pensiero è retorico, lo sapevo perfettamente come lo sapevamo in tanti. E presumo lo sapessero anche parecchi politici)

Secondo mio pensiero: poteva decidersi molto prima. Quando si è una delle prime cariche dello Stato si ha il dovere di proteggere non solo il proprio nome, ma anche quello della carica. Il fatto che la stragrande maggioranza di quelli che scrivono e diffondono certe sconcezze siano dei minus habens è irilevante; al più in sede penale si potrà concedere loro le attenuanti generiche in quanto parzialmente incapaci di intendere e volere.

Terzo mio pensiero: Boldrini fa bene a non oscurare i nomi di chi scrive. Io lascerei addirittura i link alle loro pagine Facebook, ma si sa che sono un iconoclasta. Non è per mettere queste persone alla gogna: tanto – vedi il punto sopra – non se ne accorgerebbero nemmeno. Trent’anni di imbarbarimento ci hanno portato a questo. Ma almeno potrei scoprire qualcuno da evitare.

Ps: anche se si fosse del tutto contrari a quanto faccia Boldrini, c’è modo e modo per dirlo.

Ultimo aggiornamento: 2017-08-14 19:07

Pastone

Ieri sera mi è capitato per caso di avere la tv accesa e sintonizzata su un telegiornale (il tg3 delle 23 o giù di lì). A dire il vero io stavo leggendo, ma non ho potuto fare a meno di accorgermi che continua ad esserci l’abitudine del pastone politico, anzi dei pastoni perché ce ne sono stati due su due diversi argomenti, che non ricordo nemmeno.
Mi rammentavo dei pastoni di venti anni fa: una sfilza di dichiarazioni dei vari esponenti dei vari gruppi politici, in un ordine che è rigidamente stabilito secondo qual è l’attuale governo (il famigerato “panino”) il tutto accoppiato da immagini di repertorio del relativo esponente. Dopo quattro lustri non è cambiato nulla se non che forse ci sono più politici. Quello che però non capisco è se effettivamente ci sono telespettatori che stanno a sentire questo trito teatrino, oppure è solo un tributo da pagare alla politica.

Ultimo aggiornamento: 2017-08-14 10:04

Marcinelle

Che Salvini attacchi Mattarella per il ricordo della strage di Marcinelle e contestuale associazione con i migranti che sbarcano in Italia è una non-notizia. Molto più interessante da commentare – a parte la forma sintattica: chi scrive questi discorsi deve avere fatto un addestramento speciale… – la frase iniziale del presidente della Repubblica: «L’8 agosto di 61 anni fa a Marcinelle, dove persero la vita, tra gli altri, 136 nostri connazionali, si consumò una sciagura che ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria europea.»

I miei ventun lettori sono sicuramente persone molto acculturate e quindi sanno cosa successe a Marcinelle nel 1956. Probabilmente sanno anche come mai c’erano così tanti minatori italiani: nel 1946 Italia e Belgio avevano firmato un protocollo che prevedeva che venissero inviati nel nord Europa tanti minatori (formalmente 50.000, in pratica più di 60.000) in cambio di forniture di carbone, di cui avevamo estremo bisogno per le nostre industrie.

Probabilmente se non ci fosse stata quell’esplosione in miniera (che uccise parimenti italiani e belgi: il protocollo era stato firmato non perché il Belgio volesse lavoratori di serie B da mandare in miniera, ma perché non c’era sufficiente manodopera) nessuno parlerebbe di quel protocollo. Inoltre è vero che l’Unione Europa deriva in ultima analisi dall’idea della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, e insomma il carbone ha un posto fondamentale. Ma pensate davvero che il ricordo di Marcinelle sia indelebile, anche solo in Italia e in Belgio? Io no. Capisco la necessità di retorica, e anche il tentativo di riportare la storia nel contesto attuale; ma per quanto mi riguarda sarebbe stato meglio un taglio che ricordasse le morti ma ponesse più l’accento sull’integrazione e quindi sul futuro anziché sui ricordi che fanno parte del passato.

Ultimo aggiornamento: 2017-08-09 12:45

Sindacati e capponi

A fine 2016 Telecom Italia ha unilateralmente disdetto il contratto di secondo livello. Nessun sindacato ha accettato la disdetta (siamo anche senza contratto di primo livello), così l’azienda è andata avanti per conto suo e a inizio febbraio ha pubblicato un Regolamento che praticamente era la messa in pratica del contratto di primo livello (quello scaduto, sì). Dopo un paio di mesi ci sono stati incontri più o meno ufficiali con i sindacati della Triplice 2.0 (Cisl, Uil, Ugl) e il regolamento è stato emendato: sempre molto peggiorativo rispetto al vecchio secondo livello, ma un po’ meno peggio. Notate che la contrattazione di secondo livello non dovrebbe essere compito del sindacato ma delle RSU (i rappresentanti sindacali aziendali), che però non erano state convocate.

La Cgil (per la precisione SLC, ma vi risparmio tutte le sigle dei sindacati di categoria e lascio quelle delle confederazioni che sono più note) ha fatto ricorso contro il giudice del lavoro: ricorso a cui Telecom non si è presentata perché il cane gli ha mangiato il compito (pardon, perché il gestore della PEC Telecom non ha mandato la notifica…). Il giudice ha emesso un accogliemento parziale del ricorso, affermando che emendare il regolamento senza i rappresentanti RSU è comportamento antisindacale. Risultato: Cgil esulta dicendo che si torna al vecchio secondo livello e getta palta sulla Triplice 2.0, la Triplice 2.0 ribatte che il giudice ha cassato le migliorie al Regolamento e getta palta sulla Cgil, Telecom comunica che ha rimesso il regolamento di febbraio. (Gli autonomi gettano palta su tutti, ma non c’è nulla di veramente nuovo)

Siamo già messi male: serve proprio mettersi a litigare come i capponi portati all’Azzecagarbugli?

Ultimo aggiornamento: 2017-08-04 13:00

Debunking sì, debunking no

Roberta Villa su Stradeonline racconta di un nuovo studio di Fabiana Zollo e del gruppo di Walter Quattrociocchi sull’effetto in Facebook delle echo chamber (le camere ad eco, i gruppi di amici in rete ma non solo) dove senti dire solo le cose che piacciono a te. Non solo sono impermeabili agli accessi esterni, ma i tentativi di debunking, cioè di smontare razionalmente le credenze false, di solito sortiscono l’effetto opposto. Peggio ancora i “blastatori”, coloro che assumono un atteggiamento molto aggressivo: generano cori da stadio tra i loro fan, ma non spostano di una virgola i consensi.

Io ho il vantaggio di fare divulgazione matematica, e quindi la gente scappa prima. Ma che si può fare in genere? Non lo so. Io è da un pezzo che non entro in queste questioni, perché ho capito che non c’è sordo peggiore di chi non vuole sentire; se escono argomenti nuovi vado a cercare dati e li fornisco, ma nulla di più. Non ho tempo per impelagarmi in risse verbali inutili. Credo però che una cosa utile sia produrre informazioni, che è cosa diversa dal darle. Dando per perso chiunque abbia opinioni tagliate con l’accetta (ce ne sono da entrambe le parti, altrimenti i blastatori non avrebbero tutto quel successo) resta il grosso di chi non sa le cose, e seminare in rete i mezzi per informarsi può giovare loro. È poi vero che se la stampa non facesse da cassa di risonanza certi atteggiamenti acritici avrebbero meno successo: ma è anche vero che io avrei meno possibilità di vedere cosa c’è fuori dalla mia bolla informativa, e forse sarebbe peggio.

Voi che ne pensate?

Ultimo aggiornamento: 2017-07-27 08:40

Acqua

Duemila anni fa i romani avevano costruito acquedotti verso l’Urbe da tutti i dintorni, e la città era letteralmente piena d’acqua (occhei, con il piccolo problema del piombo che ha minato la salute di chissà quante persone). Ora si rischia il razionamento.

Lo so, oggi Roma ha il triplo di abitanti di allora e consumerà trenta volte tanta acqua; ma è comunque qualcosa che fa pensare.

Ultimo aggiornamento: 2017-07-23 12:40

Il caso Bonev

Leggo sul Foglio (via il Post, se ve lo chiedevate) che Michelle Bonev si è ufficialmente scusata con Francesca Pascale e ha sganciato 50.000 euro perché l’attuale compagna di Silvio Berlusconi togliesse la querela da lei sporta, dopo che Bonev aveva affermato di avere avuto una relazione lesbo con lei.
Non so voi, ma di questa storia per cui «c’è stato un tempo non molto lontano in cui occupava le copertine, i giornali le dedicavano paginate e interviste» io non ricordo assolutamente nulla. Non dico nemmeno che non me ne poteva importare di meno; è proprio che non è mai entrata nel mio radar. Per curiosità, a qualcuno di voi il neurone si attiva, e vi ricordate qualcosa?

Ultimo aggiornamento: 2017-07-12 19:41

Povero Vasco

Io non mi sono nemmeno sognato di andare a Modena al concerto di Vasco. Non dico di arrivare all’oclofobia, ma diciamo che non mi va di starmene per ore in mezzo a una folla. D’altra parte non mi sono nemmeno sognato di vedere Bonolis che su Rai1 commentava il concertone di Vasco: negli ultimi vent’anni non sono più riuscito a capire le parole che pronuncia nelle sue canzoni. Detto questo, non riesco a capire tutta la campagna d’odio che in questi giorni è montata contro di lui, a meno naturalmente che non sia stata spinta da fan di Ligabue :-)
La prima parte della sua carriera è stata davvero interessante. Un mio amico si è lamentato che le sue canzoni sono fatte con quattro accordi in croce: a parte che spesso la musica non era sua, mi pregio ricordare che Lucio Battisti faceva la stessa cosa. I testi sono (erano? come dicevo non riesco a conoscere quelli degli ultimi anni) un condensato di poesia urbana, un occhio su una parte della società che esiste ma spesso cancelliamo dalla nostra mente. Insomma, anche se non vogliamo usare il solito argomento “saranno bene affari di quelli che vogliono andarci?”, sono convinto che ci sia un valore assoluto. Su, facciamo in modo che l’amore vinca anche questa volta sull’invidia e sull’odio!

Ultimo aggiornamento: 2017-07-03 08:46