Il giorno del ricordo

Sergio Mattarella, che non è uno di quelli che parla a ogni piè sospinto, ha rilasciato una dichiarazione per il Giorno del Ricordo. Fin qui nulla di strano, diciamo che è il suo lavoro. Però è interessante vedere che cosa ha scritto, a parte che «Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante.»:

Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità.

Io personalmente sono della scuola che vede nascere il giorno del Ricordo come una bieca contrapposizione di parte, e avrei preferito vedere una giornata più generale su tutti gli eccidi legati alla seconda guerra mondiale. Probabilmente sono utopista. Ma questo non significa che io neghi quello che è successo con le foibe. I primi a usare le foibe e fare pulizia etnica sono stati i fascisti? Vero. Gli infoibati sono stati “pochi”? (i corpi ritrovati, compresi quelli di soldati, sono alcune centinaia; le stime superiori parlano di alcune migliaia di uccisi) Irrilevante: se cominciamo a fare la classifica di chi è stato più cattivo non ci fermeremo mai. In fin dei conti, anche gli eccidi nazifascisti nacquero “per rappresaglia”… Bisogna avere la forza di dire che qualcosa è stato terribile, qualunque fossero le condizioni iniziali. Ma non è ancora una cosa che in Italia si possa fare.

La nuova legge sulla lettura: cui prodest?

Il Senato ha approvato il DDL “per la promozione e il sostegno alla lettura”. Lo ha fatto all’unanimità: ci sono stati un contrario e un astenuto per l’articolo sulla carta della cultura, e un astenuto sul piano nazionale d’azione per la promozione della cultura. Ora la legge tornerà alla Camera, ma sarà solo una formalità. Avremo la Capitale italiana del libro, un fondo per la promozione della lettura, e sostegno alle librerie indipendenti. Tutto bene? Beh, insomma.

Guardando i primi commenti, a essere felici sono i librai e la Confcommercio e i piccoli editori, mentre l’AIE è contraria. Ricardo Franco Levi, che aveva scritto la legge precedente, afferma che “a perdere saranno i lettori” (mandandomi in corto circuito: non sono mai stato d’accordo con Levi), e il Libraio (che è del gruppo GeMS, quindi non solo grande editore ma anche grande distributore con le Messaggerie) è pure critico anche se con toni minori. Gli è che – a parte le reboanti affermazioni sulla “capitale della cultura” e sui fondi per le piccole librerie, che in realtà per più di metà erano già presenti dal 2018, la legge prevede che gli sconti massimi sui libri scendano dal 15% al 5%, e quelli per le promozioni possibili per un mese (eccetto dicembre) scendano dal 25% al 20%. Personalmente non mi è molto chiaro come questo taglio servirebbe a sostenere le librerie indipendenti contro i cattivoni di Amazon (e se volete ibs.it). È vero, come ho già scritto in passato, che prima della legge Levi mi è capitato di acquistare copie di un libro scritto da me su Amazon perché avevo lo stesso sconto (40%) che avrei avuto prendendole come copie autore, e quello sì che era concorrenza quasi in dumping. Ma se Franceschini pensa davvero che si compreranno meno libri (cartacei) online perché si risparmierebbe solo il 5% rispetto alla libreria allora forse non ha ben compreso le dinamiche dei pochi lettori italiani, oltre naturalmente a non considerare per nulla chi libri non ne legge affatto, e che mi sa sono quelli che se proprio devono fare un regalo che non costi troppo vanno in una libreria fisica. Ah, tra l’altro ricordo che Franceschini è stato quello che ha equiparato l’IVA sugli ebook a quella dei cartacei, un’ottima mossa a favore dei librai…

In definitiva, capisco in parte la soddisfazione dei piccoli editori, che comunque non hanno la potenza di fuoco dei grandi e che possono sperare di riuscire ad apparire un po’ di più (e in fin dei conti io non ho mai pubblicato per un grande editore :-) ). Simmetricamente capisco la contrarietà dell’AIE, per cui lo sconto è un modo di marketing come un altro; ma continua a sfuggirmi la felicità dei librai – vedi per esempio qui. Ah: tra l’altro i soldi “freschi” dati alla cultura con questa legge sono circa cinque milioni l’anno. Intanto lo stanziamento per l’App18, il famoso bonus cultura, è sceso da 240 a 160 milioni, almeno secondo l’articolo del Libraio. È vero che non tutti quei soldi andavano in libri, ma chissà che succederà. Posso esprimere un pensiero cattivo e chiedermi se molti di questi senatori che hanno entusiasticamente votato a favore non sperino che alla fine della fiera il consumo di libri cali? In fin dei conti è sempre meglio evitare che ci siano troppi pericolosi intellettuali…

Piazzisti in treno

Ieri sono andato a Torino per una necessità improvvisa, e ho preso Italo perché mi costava un bel po’ meno del Frecciarossa. Sapevo bene che questo avrebbe significato ben poco posto per le mie gambe, ma visto che sono poi tre quarti d’ora di viaggio mi sono adattato. Quello che però mi ha davvero innervosito è stata un’altra cosa. Subito dopo che era passato il controllore una ragazza percorreva il corridoio dicendo “Io sono qui per Telethon. Voi sapete che cos’è Telethon, vero?” Sì, lo so che cosa è Telethon, e so anche che io non ho nessuna voglia di essere disturbato in treno da alcunchì che voglia chiedermi alcunché che non sia il mio biglietto. Questo vale per il tipo che casualmente ogni volta ha bisogno di due euro per comprare il biglietto come per gli intortatori di professione per un qualsivoglia progetto. Quello che non so è invece se questa sia una scelta specifica di NTV per incamerare qualche soldo (reale o virtuale, tipo sponsorizzare Telethon in questo modo e quindi dare loro meno denaro)

Yoox: sito e servizio clienti

A inizio dicembre ho comprato su yoox.com un regalo di Natale per Anna. Tutto bene: il regalo è arrivato ed è stato apprezzato. A fine dicembre volevo fare un altro acquisto: solo che non ero a casa, e quindi ho usato il tablet. Risultato: password errata. Provo anche dal furbofono: password errata. Mi faccio mandare il link per resettare la password. Mi arriva la mail, entro nel sito, metto una nuova password: arriva un messaggio di errore “questo link non è più valido”. Scrivo al servizio clienti: mi arriva un messaggio di errore “non è stato possibile inviare la mail”. Io ho una mezza idea di cosa può essere successo. La mia mail contiene un “+” nel nome utente. Nulla di esoterico: l’opzione esiste da più di trent’anni, io la uso da venticinque anni e gmail lo permette da quindici anni, da quando cioè è stato lanciato. D’altra parte ho fatto un ordine con quell’indirizzo, mi arriva mail da loro e anche il link di recupero mi è stato recapitato; però magari c’è una parte del sito fatta da qualcuno che non era in grado di implementare correttamente uno standard.

Resta l’ultima opzione: telefonare al servizio clienti. Passa una decina di minuti, nei quali scopro che Yoox vuole darmi la migliore esperienza e quindi potrebbe registrare la mia chiamata e che essendo un grande gruppo sovrannazionale le chiamate possono essere smistate ovunque, “anche al di fuori dell’Unione Europea”; i loro obblighi legali sono insomma trasformati in preziose opportunità per me. Finalmente mi risponde Cristina, che continuerà a darmi del tu per tutta la chiamata. Le espongo il problema (dandole accuratamente del lei), mi fa rimandare la mail per il reset della password, faccio l’operazione, ottengo il solito errore. Il suo commento è stato “ho provato a farlo dal mio account e funziona tutto. Può provare a cancellare la cache e usare un altro dispositivo?” Alla mia risposta che avevo già fatto entrambe le cose, ha reiterato il mantra “non è un problema tecnico, gli altri clienti non hanno problemi: usi un altro dispositivo”.

Spero che vi sia chiaro che io non mi aspettavo affatto che un servizio clienti di primo livello potesse risolvere il mio problema: non è il loro lavoro, e anzi mi preoccuperei se ci fossero momenti di creatività non previsti dalla procedura. Quello che però mi aspetto è che la suddetta procedura preveda un’escalation al secondo livello. Evidentemente Yoox non ritiene utile una cosa del genere.

La libreria Paravia e gli sconti sui libri

Leggo della chiusura della libreria torinese Paravia, e il mio primo commento è “ma non l’avevano già chiusa anni fa?” A mia parziale discolpa, ero passato due anni fa per via Garibaldi e non l’avevo più vista: non sapevo che si era spostata dietro piazza Arbarello, un posto che in effetti pur essendo in pieno centro è lontano dai flussi normali di transito. Motivo della chiusura? Il calo dei lettori, colpa di «Amazon che prima ha attirato i clienti solo con sconti esagerati, poiché in Italia manca una legge che tuteli i librai, e poi li ha abituati ad avere i prodotti a casa in tempi rapidissimi e con un assortimento incredibile» secondo le proprietarie della libreria, cosa ribadita in maniera un po’ più lirica da Paolo di Paolo che scrive «Perché mettere piede in una libreria non significa solo avere il libro che si cerca (come con un clic) ma trovare un libro che non stavamo cercando. E imparare a non fidarsi solo di sé stessi.»

Parlando al solito in prima persona, ecco un mio ricordo del 2011, subito prima della legge Levi (Levi che tra l’alro ora è presidente dell’AIE, l’associazione degli editori). Stava uscendo il mio primo libro Matematica in relax e volevo comprarmi alcune copie da regalare agli amici. Mi è stato più comodo prenderle da Amazon, che mi offriva lo stesso sconto del 40% che avrei avuto come autore. (E il 40% era un buono sconto autore, ci sono editori che ti fanno di meno). Diciamo che prima del 2011 c’erano indubbiamente delle storture a favore dell’e-commerce. Ma adesso non è che uno sconto del 15% sia così importante, pur essendo interessante, nella tipologia del mercato; e sono ragionevolmente certo che i lettori forti frequentatori di librerie ce l’hanno comunque (quando c’era la Celid e io vivevo a Torino gli sconti li avevo). E lasciamo poi perdere gli sconti surrettizi che spesso fa Amazon: certo, non puoi comprare altri libri perché sarebbero fuori legge; ma tutto il resto sì.

Il punto è per me un altro, e lo si vede anche in trasparenza nelle parole delle due librarie. Per quanto mi riguarda, mi sta benissimo vietare tutti gli sconti nei primi sei mesi di uscita di un libro; questi sì che drogano il mercato (e abbassano il guadagno dei librai). Dopo quella data, l’acquisto di un libro è spesso abbastanza ponderato; non è tanto il 15% di sconto né la disponibilità (quasi) immediata che fanno la differenza, quanto il sapere della sua esistenza. Ma in un mercato come quello italiano che ha superato i 70000 titoli annui l’unica possibilità per una libreria è specializzarsi in un qualche settore di non-novità. Il libraio non può più sapere tutto, anche se si mettesse a leggere le schede inviate dagli editori; ma un libraio che non sappia suggerire non dà nessun valore aggiunto. Io posso tranquillamente aspettare una settimana perché mi arrivi un libro, tanto poi finisce nel metro lineare di roba cartacea che devo ancora leggere. (Quella elettronica non la conto nemmeno) Però se tanto sono io che devo fare tutto il lavoro a questo punto lo faccio online.

Il guaio è che so benissimo che è facile dire “il libraio dovrebbe specializzarsi”, ma all’atto pratico non saprei assolutamente come fare. Nella fighetta Milano si tende ormai alla libreria-dove-si-mangia-e-beve; spero che i margini migliori aiutino, ma non sono così sicuro che sia quella la vera risposta. Ma magari quella dei libri è una battaglia persa in partenza, e dobbiamo farcene una ragione.

Ah, pare che Levi abbia detto che «tutti gli studi dimostrano che la lettura è connessa al Pil». Quindici anni fa si diceva che l’acquisto di libri (occhei, cosa diversa dalla lettura) era anticiclico, quindi cresceva al calare del Pil (occhei, sempre connessione è, anche se con correlazione negativa). Decidetevi.

La scimmia del calcio

L’ultima storia sul campionato di calcio italiano è quella sulla campagna antirazzismo con disegnati i musi di tre scimmie, roba che siamo stati presi in giro anche all’estero. A parte che il dipinto è davvero una schifezza dal punto di vista artistico e non riesco nemmeno a vedere il messaggio – forse la scimmia a sinistra è dipinta di biancazzurro e quella di destra di nerazzurro, ma la centrale? Sampdoria?) quello che mi sembra è che il mondo del calcio non riesca, per incapacità o specifica volontà, a rendersi conto di come il problema degli ultras che c’è da decenni abbia fatto un salto di qualità unendosi al più becero sovranismo. Potrebbe essere davvero la volta in cui la magistratura scavalchi la “giustizia sportiva” e cominci ad occuparsi di cosa succede durante le partite, proprio come sta cominciando a fare su quello che succede intorno ad esse?

(E comunque se proprio Simone Fugazzotto voleva rappresentare scimmie poteva raffigurare un gruppo di tifosi con sciarpa d’ordinanza e aspetto da babbuino: sarebbe almeno stato più interessante)

Black Friday

Black Friday
Sarò mentalmente incapace, ma non riesco davvero a capire tutto il casino che c’è stato con il titolone del Corriere dello Sport di ieri. Un insipido gioco di parole, come da decenni i nostri quotidiani amano fare, a partire da due importanti giocatori delle squadre in campo stasera: non dei Luther Blissett, insomma. Se questo getta benzina sul fuoco del razzismo, allora probabilmente c’è qualche falla del tessuto spaziotemporale che ha permesso di produrre i cori contro Lukaku un paio di mesi fa a Cagliari.

Io come sempre commetto peccato e penso male, ma mi sa tanto che questo alzarsi di scudi non sia altro che un’arma di distrazione di massa per evitare di fare qualcosa per risolvere o almeno ridurre il problema del razzismo negli stadi, che poi è una perfetta unione tra il razzismo più o meno strisciante nella vita di tutti i giorni e il becerume tipico degli ultras. D’altra parte, se la lotta viene portata avanti mettendo la polvere sotto i tappeti che si può pretendere?

Viadotti a rischio

Io sono una persona fondamentalmente buona e sarei anche stato dell’idea che il ponte Morandi sia crollato per una serie di ragioni non così facilmente predicibili. Vedere però che dopo un anno e quattro mesi né Autostrade per l’Italia né altri concessionari come i Gavio abbiano pensato di fare un controllo accurato e completo dei viadotti nelle tratte autostradali da loro gestite mi fa capire che forse non è proprio così e l’unico interesse che hanno è ciucciarsi i soldi dei pedaggi e fare meno del minimo indispensabile per la manutenzione. Insomma, forse è venuto davvero il momento di revocare le concessioni per mancato rispetto del contratto di servizio.

Però non è tutto così semplice. Perché mai lo STato ha sempre delegato i concessionari e non ha mai fatto controlli per conto suo fino ad adesso?